Sicilialand, un sogno fra illusioni e immobilismo. Politica incapace di ingolosire grandi investitori - QdS

Sicilialand, un sogno fra illusioni e immobilismo. Politica incapace di ingolosire grandi investitori

Massimo Mobilia

Sicilialand, un sogno fra illusioni e immobilismo. Politica incapace di ingolosire grandi investitori

giovedì 09 Maggio 2019 - 00:00
Sicilialand, un sogno fra illusioni e immobilismo. Politica incapace di ingolosire grandi investitori

Governo regionale dopo Governo regionale, ogni progetto per far nascere in Sicilia una Disneyland è finito sempre in una bolla di sapone. E anche il presidente Musumeci aveva annunciato nello scorso gennaio l'intenzione di realizzare "Il più grande parco divertimenti del Sud". La storia di un sogno irrealizzato

PALERMO – Da oltre un ventennio in Sicilia si parla di creare un grande parco divertimenti, in grado di competere con i più famosi a livello internazionale e che, con milioni di visitatori potenziali, possa contribuire a far crescere il turismo, il Pil dell’Isola e creare posti di lavoro.

Peccato però che in tutti questi anni, Governo regionale dopo Governo regionale, progetto dopo progetto, sia finito sempre tutto in una bolla di sapone, lasciando nell’aria soltanto l’idea o il sogno di realizzare una Disneyland siciliana. Un pantano in cui si sono invischiati tutti e in cui potrebbe finire adesso anche l’attuale Esecutivo regionale, che in un anno e mezzo di mandato non ha perso occasione per rilanciare il tema, in diverse occasioni pubbliche, ultima delle quali proprio tramite il presidente Nello Musumeci. Proprio il governatore lo scorso gennaio, in una conferenza con investitori stranieri in cui si parlava di infrastrutture, ha detto: “Vogliamo realizzare il più grande parco divertimenti del Sud Italia e abbiamo anche un terreno pubblico, vicino a Taormina”.

Sembra quasi il remake di un film già visto, ambientato nell’area dell’ex cartiera Siace a Fiumefreddo di Sicilia, nel catanese, dove già nel 2005, proprio per dare alla luce un parco integrato a tema, era stata creata una società per azioni del valore di 520 mila euro a partecipazione pubblica (30% la Provincia di Catania e 10% il Comune) poi finita nel dimenticatoio. Insieme alla riqualificazione della zona, con la Provincia che poi, nel 2013, si vide costretta a mettere all’asta la propria parte. Asta, ovviamente, andata deserta.

Allo stato attuale, dunque, pare ci siano l’idea e il terreno, con quest’ultimo che andrebbe a coinvolgere il comprensorio di Taormina, ovvero la località preferita dai turisti in Sicilia, per dar vita a una vera e propria bomba attrattiva. Anche perché, tra la Perla dello Ionio e la zona proposta, c’è di mezzo un altro terreno da 28 mila metri quadrati dove il Comune di Calatabiano sta cercando, dal 2009, di realizzare un Fashion District (simile a quello di Agira) con 150 negozi. Per fare tutto questo ci vogliono però tanti soldi. Risorse che la Regione siciliana non ha mai avuto. Ecco perché Musumeci ha lanciato l’esca di fronte agli inglesi della Basalt Infrastructure Partners, società britannica che ha da poco acquisito il 30% della Caronte&Tourist.

Il fatto, però, è che il Governo regionale non ha nulla di concreto in mano per attirare investitori. Non esistono progetti concreti, né tantomeno bandi da proporre a una platea internazionale interessata all’idea, come anche confermato al QdS dagli assessorati interpellati (vedi box in basso).

E così torna subito in mente la telenovela, iniziata all’alba del 2000, del parco divertimenti che sarebbe dovuto sorgere a Regalbuto. La Disneyland della Sicilia, dicevano: un mega progetto su un’area da 2,5 chilometri quadrati attorno al lago di Pozzillo, capace di ospitare oltre 350 mila persone, per un investimento da almeno 600 milioni di euro. C’era un intermediario internazionale – una società svizzera nata nel 2001 – e c’era l’interesse dell’allora governo di Totò Cuffaro, che arrivò a siglare un protocollo d’intesa, mentre i primi terreni venivano espropriati. Poi divenne protagonista la burocrazia, mentre i privati iniziavano a rimetterci soldi di tasca propria. L’ultimo Accordo di programma quadro, siglato a Roma nel 2006, prevedeva addirittura che, a opera ultimata, lo Stato avrebbe riconosciuto agli investitori circa 97 milioni di euro più altri 26 milioni lordi che sarebbero stati gestiti dalla Regione, per il miglioramento della rete infrastrutturale e la formazione del personale. Tutto troppo complesso, forse, tanto da far decadere lentamente il progetto, con le banche in ritirata di fronte all’incapacità politica di sostenerlo e nel bel mezzo della crisi economica del 2008.

Insomma, avere un grande parco divertimenti in Sicilia, con tutta probabilità continuerà a rimanere un sogno.

Una grande occasione persa se si considera quanto in crescita sia il mercato dei parchi a tema in tutto il mondo, capace di far girare milioni di visitatori e quattrini. L’ultimo rapporto Tea/Aecom che studia ogni anno il settore, ci dice infatti che soltanto il gruppo Disney – leader mondiale anche in questo settore – nel 2017 ha mosso qualcosa come 150 milioni di persone, in crescita di dieci milioni circa rispetto al 2016. Tutti i più grandi parchi divertimento al mondo hanno registrato una crescita costante nelle presenze, in testa il Magic Kingdom di Walt Disney World, in Florida, con 20 milioni e 450 mila visitatori. Le strutture statunitensi monopolizzano la top ten, dove trovano sempre più spazio anche i mercati orientali, con Giappone e Cina in primo piano.

Poi c’è l’Europa, con Disneyland Paris che guida la classifica a quota 9 milioni e 660 mila ingressi, seguita dai numeri molto positivi di Europa Park a Rust, in Germania, che con i suoi 5 milioni e 700 mila accessi si confronta a testa alta con un colosso come la Disney. Per trovare l’Italia, bisogna scendere all’ottavo posto, nella classifica tra i parchi del vecchio continente, con i 2 milioni e 600 mila visitatori di Gardaland.


Armao-Disney: quell’incontro annunciato ma che alla fine non ha mai avuto luogo
Oggi l’assessore rilancia: “Siamo disponibili al dialogo in qualsiasi momento”

PALERMO – Con un tasso di disoccupazione tra i più alti d’Europa (21,5%), che tocca punte record nei giovani tra i 15 ei 24 anni (52,9%), il Governo regionale sa bene quanto investire in un settore come quello dei parchi divertimenti possa far bene all’Isola. Per creare lavoro e soprattutto smuovere l’economia.

Anche per questo il vice presidente della Regione e assessore all’Economia, Gaetano Armao, è stato tra i primi a interessarsi al progetto dichiarando che avrebbe incontrato i vertici della Disney per convincerli a investire in Sicilia. L’annuncio è vecchio di un anno, quando appunto si era parlato di un rinnovato interesse del gruppo leader nel settore, dopo il flop dei colloqui intavolati con il Governo guidato da Rosario Crocetta nel 2013. “Diremo loro che la Sicilia è disponibile e aperta agli investimenti”, aveva detto Armao.

L’appuntamento con la Disney però non c’è mai stato e, raggiunto adesso dal QdS, l’assessore ha evidenziato come si trattasse soltanto di un segnale di riapertura, valido ancora oggi: “Siamo disponibili al dialogo in qualsiasi momento, visto come eravamo stati trattati in passato”.

Sul piatto la Regione potrebbe mettere l’area di Termini Imerese, di cui si era discusso già sei anni fa con il vice presidente media Disney, Jay Visconti, ma anche una zona nell’area di Milazzo o la più recente idea di Fiumefreddo. La verità, però, è che un altro progetto dell’azienda di Topolino in Europa sembra molto improbabile. Basti pensare a ciò che è stato investito su Parigi e al già annunciato piano d’espansione del Resort nei pressi della capitale francese, dal valore di 2 miliardi di euro.

Cifre ben lontane dai 600 o 700 milioni di euro sul quale si è sempre discusso dalle nostre parti. Questo, però, non vuol dire che altri investitori non possano essere ingolositi dal progetto Sicilialand.


Occorre trovare imprenditori decisi a scommettere sull’Isola ma mancano strategie di sviluppo coordinate a dovere

PALERMO – Nei recenti “Stati generali del Turismo” convocati a Erice, il Governo regionale ha esultato vittoria per aver raccolto 15 milioni di presenze turistiche e 5 milioni circa di arrivi nel 2018. In attesa dei numeri ufficiali, certificati dall’Osservatorio turistico regionale, il dato supera di poco i 14,7 milioni che erano arrivati nel 2017, ma è soltanto sufficiente a mantenere la Sicilia nel giro delle prime dieci regioni d’Italia per numero di visitatori. Magra consolazione.

Un parco divertimenti che sia almeno il più grande del Mezzogiorno – come aspirato dal presidente Nello Musumeci – andrebbe chiaramente a posizionare la Sicilia anche nel mercato delle location legate al divertimento per famiglie, potenziando così il settore ricettivo.

Malgrado ciò, neanche l’assessorato regionale al Turismo, al momento, ha i mezzi necessari per attrarre investimenti. Primo tra tutti un bando internazionale destinato a investitori del comparto, sulla base di un progetto che possa farli ingolosire. “La definizione di un progetto – ha detto al QdS l’assessore al Turismo Sandro Pappalardo – riguarda tutti i membri della Giunta, per studiare come farlo al meglio delle nostre possibilità”.

Insomma, la sua delega lo spinge principalmente a sviluppare progetti di promozione su quello che già si ha. L’attenzione adesso è rivolta, per esempio, ai parchi naturalistici, e si stanno cercando sinergie anche con altre regioni.

Non resterà che consolarsi, forse ancora per molto tempo, con il parco acquatico e tematico di Etnaland, 280 mila metri quadrati oltre i quali la Sicilia non riesce proprio ad andare.

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Un commento

  1. Roberto Canovi ha detto:

    E’ sconcertante, leggendo questi articoli, constatare che si dimentica (volutamente?) sempre di ricordare che a pochi chilometri da Catania esiste già fin dal 2001 uno dei più grandi parchi acquatici d’Europa (Etnaland waterpark) e che al suo fianco è stato inaugurato nel 2013 un parco tematico di ottime dimensioni (Etnaland themepark). Etnaland, che presenta un prodotto di ottima qualità al cospetto dell’offerta di tutto il Mezzogiorno d’Italia, però ha dimostrato come non sia sostenibile l’equazione Grande investimento=Grande successo di pubblico. Le presenze di questi due parchi, infatti, non superano insieme le 500.000 unità all’anno. Il mondo del divertimento non è così semplice e lineare come tanti (soprattutto i politici) pensano e questo ha generato tante false illusioni costruite sul nulla più assoluto data l’insostenibilità, all’atto pratico, di tanti roboanti progetti. In Sicilia non potrà mai risultare sostenibile un progetto di parco di divertimenti/resort di grandissime dimensioni per moltissime ragioni. La Sicilia è una bellissima terra che per crescere non ha bisogno di giganteschi parchi di divertimento, ma bensì della presa di coscienza che l’unico vero valore per cui ci si deve impegnare è quello della bellezza del suo territorio e della sua storia. E chi scrive non è siciliano, ma una persona che si occupa da tanti anni del settore dei parchi di divertimento.

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