I sindacati pubblici esaltino i meritevoli - QdS

I sindacati pubblici esaltino i meritevoli

Carlo Alberto Tregua

I sindacati pubblici esaltino i meritevoli

venerdì 16 Aprile 2021 - 00:00

Organizzazione modello Amazon

I diversi sindacati dei dirigenti regionali non sono entrati ancora nell’ordine di idee che è proprio da parte loro che deve partire l’iniziativa per riorganizzare, secondo tecniche attuali, tutto il funzionamento nei Dipartimenti regionali dei dodici assessorati e della Presidenza.
Per la verità, dovrebbe essere l’Aran e il suo presidente, Accursio Gallo, a promuovere gli incontri aventi all’ordine del giorno, appunto, una riorganizzazione generale della Regione. Ma non sembra che il presidente abbia preso quest’iniziativa, non essendoci ancora date fissate per iniziare il percorso che certo non sarebbe breve.
La riorganizzazione della Regione dovrebbe partire dagli obiettivi che il Governo fissa, sia sul piano qualitativo che su quello quantitativo. In immediata successione, determinare per ciascuna qualifica il personale addetto, sia di tipo dirigenziale che impiegatizio.
Le cosiddette piante organiche vanno al macero perché fatte decenni orsono, come peraltro il contratto di lavoro dei dirigenti regionali che è antico di sedici anni.

I modelli organizzativi di aziende pubbliche (ricordiamo che tutti gli Enti pubblici sono vere e proprie aziende, che si distinguono dalle imprese perché non hanno fine di lucro) sono noti in tutto il mondo. Peraltro vi sono aziende di consulenza nella materia, di livello mondiale come Deloitte, EY, KPMG, PWC, le quali potrebbero essere interpellate per aiutare a formulare l’organizzazione idonea al decennio che è appena iniziato, un’organizzazione sul modello Amazon.
Abbiamo interpellato l’Aran Sicilia per sapere se è stata presa l’iniziativa che precede. Non abbiamo ancora ricevuto risposta e riteniamo il silenzio poco compatibile con l’obbligo di dare le informazioni a chi le chiede nell’esercizio dell’attività protetta dall’articolo 21 della Costituzione.
è nostra abitudine avere un dialogo obiettivo ed equo con le istituzioni, ovviamente se esse si pongono sullo stesso piano di interlocuzione, con rispetto reciproco dei ruoli che ognuno riveste. Non possono che essere questi i modi di interloquire fra persone per bene.

Non ci permettiamo di dare suggerimenti in materia organizzativa, perché non è il nostro compito. Tuttavia, data la nostra lunga esperienza lavorativa in settori diversi, fondati sull’efficienza e l’efficacia di centinaia di persone che avevano il medesimo obiettivo, possiamo azzardare qualche nota.
Per esempio, inserire nel modello funzionale i tre valori fondamentali di un’organizzazione: merito, produttività e responsabilità. Come si misura il merito? Raffrontando i risultati con gli obiettivi, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, come prima si accennava. Solo dal paragone fra i dati emerge la capacità di chi ha lavorato con impegno e dedizione. Chi invece è rimasto nel posto di lavoro pensando ai fatti propri o giocando su internet, non produce nulla di buono in nessun senso.
Come misurare e aumentare la produttività? Riuscendo a realizzare nello stesso tempo (un giorno, un mese, un anno) più cose. Nel caso della burocrazia, l’evasione di più fascicoli, ovviamente tenendo conto del come essi siano stati evasi.

Come determinare la responsabilità di chi lavora nel settore pubblico? Con la conseguente valutazione dei dati dei due punti precedenti. Chi ha lavorato con senso di responsabilità ha acquisito merito e ha aumentato la sua produttività. Nel caso dei dirigenti, la valutazione della responsabilità dev’essere determinata in modo da assegnare premi non su risultati virtuali o inesistenti, ma effettivi, concreti.
Un’efficiente e moderna organizzazione consente di trasformare la Pubblica amministrazione da una palla al piede che scontenta cittadini e imprese, in una moderna macchina da guerra, che sforni servizi di qualità e quindi acceleri tutti i processi economici e funzionali.
Se il nostro Paese e la Sicilia oggi sono al livello di Pil del 2000, vi è una responsabilità non primaria della burocrazia, perché discendente rispetto a quella di una classe politica ignorante, sempre più fragile, incapace di prendere decisioni strategiche per la crescita uniforme di tutta l’Italia, eliminando l’odioso divario fra Nord e Sud.

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