“Statuto da rivisitare” ma i siciliani aspettano i fatti - QdS

“Statuto da rivisitare” ma i siciliani aspettano i fatti

Raffaella Pessina

“Statuto da rivisitare” ma i siciliani aspettano i fatti

giovedì 16 Maggio 2019 - 00:05
“Statuto da rivisitare”  ma i siciliani aspettano i fatti

Tutti d’accordo su necessità di svoltare ma alla politica conviene lo status quo. Festa dell’Autonomia, solita retorica delle buone intenzioni

PALERMO – Come ogni anno, ieri, 15 maggio, è stato celebrato il 73mo anniversario dell’Autonomia, a Palermo al Teatro Politeama. E come ogni anno è stata sottolineata la straordinaria opportunità fornita dai padri fondatori per “recuperare il divario tra la Sicilia e le regioni del Nord – come ha detto il presidente della Regione, Nello Musumeci – e invece è diventata spesso un vergognoso paravento per coprire politiche scellerate non certo improntate allo sviluppo serio e concreto”. Questa celebrazione è diventata tempo una festa delle “buone intenzioni”, che rimane fine a se stessa, poiché il giorno dopo si torna allo status quo, cioè alla non applicazione delle prerogative dello Statuto speciale.

Musumeci ha anche sottolineato la necessità di rivisitare lo Statuto, che va “dopo tanto tempo, contestualizzato con le norme nazionali ed europee e va applicato con passione. Per farlo – ha aggiunto Musumeci – occorre conoscerlo, ecco perché abbiamo voluto incontrare insieme con l’assessore Lagalla centinaia di ragazzi proprio perché possano conoscere le norme dell’autogoverno, apprezzarle e sentirsi coprotagonisti di questo rilancio dell’autonomia siciliana”.

Il tema dell’Autonomia non è più tra l’altro un tema squisitamente legato alle poche regioni italiane come la Sicilia, ma riguarda tutte le altre, alcune delle quali hanno già chiesto, dopo avere consultato i cittadini attraverso referendum, la conquista di una autonomia cosiddetta differenziata. Le tre regioni in causa sono Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna e su questo argomento il Governo nazionale si sta confrontando ampiamente non senza polemiche. “Vogliamo un’Autonomia della responsabilità e non certo dei privilegi, un’Autonomia che trovi finalmente una sua corretta e piena applicazione. “Non abbiamo alcuna difficoltà che alcune Regioni del Nord possano vedersi riconosciuta l’Autonomia su alcune specifiche materie – ha voluto ribadire Musumeci – ma nei nostri confronti, per settant’anni, lo Stato si è comportato da predatore, non riconoscendo almeno quattro norme dello Statuto di natura finanziaria e di gestione, come quella che si riferisce alle forze di Polizia” e ha ribadito che non va messo in discussione il fondo perequativo perché “solo così – ha spiegato – si potrà evitare che chi è già ricco lo diventi sempre di più e che chi è più povero veda, invece, peggiorare la propria condizione”.

Musumeci, a margine della Festa dell’Autonomia, si è anche soffermato su alcune considerazioni relative all’operato del governo nazionale: “Il contratto di governo è una follia – ha detto – La politica va a farsi benedire. Le coalizioni di governo si fondano su un’affinità culturale, su un comune sentire, su un comune linguaggio e una comune strategia. Il contratto mi sembra troppo aziendale”. “Peraltro è sotto gli occhi di tutti come questo governo ogni giorno offra di se un’immagine che allontana la gente dalla politica intesa come valore, responsabilità, comunione di intenti”. Musumeci ha anche detto di essere convinto “che questo governo se vuole governare deve smetterla di fare finta di litigare perché ognuno possa accreditarsi lo spazio dell’altro. Serve un governo serio che lavori e che parli con un unico linguaggio, ma non un contratto. Dobbiamo tornare alla politica, cioè ai valori affini, al retroterra culturale. Questo significa arte del governo, non si può governare una grande nazione come l’Italia sulla scorta di un contratto. Ecco perchè la gente si allontana dalla politica. Se dovessimo ricevere dallo Stato quello che ci deve diventeremmo un Eldorado. Per 70 anni lo Stato è stato predatore nei confronti della Sicilia, non abbiamo avuto riconosciute almeno quattro norme dello Statuto, in parte quelle finanziarie, alcune di gestione come quelle delle forze di polizia. Ci è stata negata l’Alta Corte e quindi il diritto a potere controllare la legittima delle leggi senza ricorrere agli organismi centrali”.

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