Taormina cerca la “normalità contabile” - QdS

Taormina cerca la “normalità contabile”

Massimo Mobilia

Taormina cerca la “normalità contabile”

mercoledì 22 Gennaio 2020 - 00:01

Il colosso dell’edilizia ha costruito, negli anni Novanta, i parcheggi Lumbi e Porta Catania. Tra il Comune e la società una storia complessa, fatta di ben sei cause pendenti

TAORMINA (ME) – Mentre l’Amministrazione e gli uffici finanziari continuano a lavorare sulla situazione contabile, per raggiungere il nuovo prefissato obiettivo del Bilancio di previsione 2020, al Comune di Taormina si sente di nuovo parlare di lodo Impregilo.

Il colosso dell’edilizia, che nella Perla ha costruito negli anni Novanta i parcheggi Lumbi e Porta Catania, ha presentato, infatti, nei giorni scorsi una nuova istanza al Tribunale di Messina, per cosiddetta “correzione di errore materiale”. Si tratta dell’ennesimo cavillo legale di una contesa infinita, che dura da almeno due decenni, e stavolta riferita proprio alla lite più vecchia apertasi col Comune nel lontano 1997. In sede di processo civile, con quest’ultima richiesta, Impregilo chiede in sostanza che vengano rettificate delle sviste su sentenze già pronunciate, probabilmente in ordine di calcoli inerenti alla contesa.

Una formula prevista dall’ordinamento giuridico che non andrà comunque a modificare le decisioni del Tribunale già passate in giudicato, ma per la quale il Comune ha già incaricato i propri legali per costituirsi a difesa dell’Ente. Gli ultimi sviluppi del lodo non erano stati, infatti, molto favorevoli alla ditta Salini-Impregilo, se si considera che la scorsa estate lo stesso Tribunale dello Stretto aveva annullato l’ultima richiesta di ingiunzione, di circa 28 milioni di euro, che era stata avanzata contro Taormina. Una somma che era stata inizialmente riconosciuta dalla Corte di Appello, sulla base di 15 milioni di euro poi cresciuti per interessi e rivalutazioni. La difesa di Palazzo dei Giurati ha avuto poi la meglio, nel non dover riconoscere una cifra che avrebbe significato il dissesto finanziario, ma si attende ancora il giudizio finale in Cassazione, dove è approdato il filone principale del lodo.

Perché in realtà, tra Comune di Taormina e Impregilo, la storia è molto più complessa e suddivisa addirittura in sei cause, pendenti in diverse aule e gradi di giudizio. C’è, per esempio, la controrichiesta di Palazzo dei Giurati per un maxi risarcimento danni di circa 39 milioni di euro, perché a collaudo finale i lavori nei parcheggi non sarebbero stati eseguiti a regola d’arte. La pendenza è ferma alla sezione imprese del Tribunale di Palermo. Al Tar di Catania, invece, c’è un altro ricorso del Comune, per l’annullamento delle variazioni ai conteggi revisionali, rielaborati dalla Commissione di collaudo. Altre pendenze riguardano poi ulteriori istanze di ingiunzione da parte di Impregilo. Somme che, messe insieme, stando a svariati pronunciamenti della Corte dei Conti avvicinerebbero il debito del Comune alla fantomatica cifra di 40 milioni di euro.

Eppure il Comune di Taormina, in sede di formulazione del Piano di riequilibrio finanziario – elaborato in ultima analisi nel 2017 per far fronte al grave deficit contabile – ha incluso e riconosciuto soltanto 18,4 milioni di euro di debiti fuori bilancio, di cui 11,8 milioni antecedenti al 2001, che saranno azzerati in 29 anni grazie a un prestito di circa 630 mila euro l’anno. Piano finanziario che, infatti, aveva sollecitato Impregilo a scrivere alla Corte dei Conti e al Ministero dell’Interno, per ribadire le proprie richieste contestando al Comune di aver ignorato le somme riguardanti il lodo. Insomma, i rapporti tra le parti rimangono tesi e, in attesa del pronunciamento in Cassazione, l’unica remota soluzione potrebbe essere una maxi compensazione, semmai il Comune dovesse spuntarla nella richiesta di risarcimento danni.

Nel frattempo, l’Amministrazione del sindaco Mario Bolognari punta, come detto, a rimettersi in linea con i bilanci, approvandoli nei tempi previsti e tornado a una condizione di “normalità contabile”, dopo gli ultimi due anni passati a esitare vecchie contabilità, dal 2016 in poi.

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