Termovalorizzatori, il teatrino di Regione e Governo che fa gongolare soltanto i “signori delle discariche” - QdS

Termovalorizzatori, il teatrino di Regione e Governo che fa gongolare soltanto i “signori delle discariche”

Rosario Battiato

Termovalorizzatori, il teatrino di Regione e Governo che fa gongolare soltanto i “signori delle discariche”

giovedì 11 Aprile 2019 - 00:00
Termovalorizzatori, il teatrino di Regione e Governo che fa gongolare soltanto i “signori delle discariche”


I tecnici del Ministero in croce per aver richiamato la direttiva Ue che prevede il recupero energetico della spazzatura

PALERMO – Dalla Sicilia a Roma il futuro della gestione dei rifiuti dell’Isola continua a restare nella palude dei “forse” e dei “no”, mentre tutt’intorno si continua a scivolare sempre più in basso. A poco servono le polemiche degli ultimi giorni, sembra soltanto la riedizione, con nuovi protagonisti, di una storia già vista che non salverà nessuno dal pantano.

PIANO REGIONALE BOCCIATO
La bomba esplode una settimana fa. Il tanto decantato Piano di gestione regionale dei rifiuti, che avrebbe dovuto condurre la Sicilia sui binari di una sana e virtuosa gestione comunitaria, viene smontato, pezzo per pezzo, dai tecnici del ministero dell’Ambiente che in una relazione di 35 pagine stigmatizzano tutti i punti deboli del lavoro isolano: dati generici, obiettivi poco chiari e assenza di un chiaro cronoprogramma. Insomma, sembrerebbe la solita vecchia storia – già in passato sonore bastonate arrivarono dai Roma sui progetti siciliani per tirare fuori il sistema dalle secche dall’emergenza – anche se l’assessore Pierobon ha tenuto a minimizzare parlando di “normali osservazioni”. In realtà, a stretto giro, la bocciatura passa addirittura in secondo piano, perché i tecnici del ministero, probabilmente facendo correttamente riferimento alla direttiva comunitaria, sottolineano la possibilità di fare ricorso agli inceneritori per chiudere il ciclo dei rifiuti: “Si rileva – si legge in uno stralcio della relazione – l’assoluta necessità di localizzare sul territorio dell’Isola almeno due o più impianti di incenerimento di capacità pari al relativo fabbisogno”. Una necessità che, peraltro, era stata già avanzata con lo Sblocca Italia, quando i tecnici, nel corso del governo Renzi, avevano previsto che una Sicilia al 65% di raccolta differenziata avrebbe avuto necessità di valorizzare energeticamente circa 700 mila tonnellate di rifiuti all’anno.

GUERRIGLIA NEL GOVERNO
La levata di scudi di Legambiente sul punto non è certo una notizia, mentre le parole dei tecnici del ministero avviano un’altra guerra intestina al governo sul punto termovalorizzatori. Qualche scaramuccia c’era già qualche mese fa, visto che lo scorso novembre Matteo Salvini aveva fatto riferimento alla necessità di un termovalorizzatore in ogni provincia per risolvere l’emergenza rifiuti, definendoli come impianti che producono utili e ricchezza, beccandosi qualche pepata dichiarazione stellata. E niente di più. Questa volta però la diatriba emerge pericolosa e scoppia la bagarre. Vanni Gava, sottosegretario leghista all’Ambiente, ammette candidamente che “servono nuovi impianti per risolvere una situazione che sta diventando insostenibile”, attaccando frontalmente il ministro a cui rivolge un appello: “se ha a cuore le sorti dei siciliani e dell’intero Paese non può sposare la politica del No a tutto”. Inoltre, aggiunge in chiusura, Costa “dovrebbe sapere che gli impianti all’avanguardia, oltre a risolvere l’emergenza rifiuti, creano energia elettrica e calore”.

COSTA NON CI STA
Il ministro Costa, che ha fatto della battaglia ai termovalorizzatori uno dei suoi capisaldi, non ci sta. E allora contrattacca a testa bassa: “ho dato mandato immediato al capo di gabinetto e al segretario generale di aprire un’istruttoria amministrativa interna per conoscere chi abbia violato la mia direttiva politica. Mai e poi mai avrei proposto quanto letto nelle deduzioni nell’ambito della Vas del piano regionale rifiuti”. A placare l’animo combattente del ministro nemmeno una precisazione, espressa in una nota di matrice ministeriale, che evidenziava come “risulta dunque evidente che – anche nell’ottica di perseguire il più possibile l’obiettivo della risalita nella gerarchia dei rifiuti – la rivalutazione del fabbisogno di incenerimento potrà essere effettuata solo a seguito della prefigurazione, nel piano di gestione dei rifiuti della Regione siciliana, delle politiche di prevenzione della formazione dei rifiuti, di incremento della raccolta differenziata, nonché della esaustiva individuazione dei flussi”. Per Costa, insomma, “mai e poi mai da questo ministero non ci sarà un via libera a nuovi inceneritori”.

LA REGIONE ONDIVAGA
Resta in sospeso la posizione di Musumeci. Il Piano Rifiuti, peraltro, non esclude la possibilità dei termovalorizzatori, anche se si fa riferimento alle Srr che dovrebbero presentare eventualmente i progetti, e così il governatore attacca Roma dicendo che “invece di agevolare e sostenere la nostra coraggiosa azione, (il ministero, ndr) cerca mille cavilli al piano regionale dei rifiuti per allontanare la soluzione e riavvicinare l’emergenza” e “prendiamo atto che il governo grillino di Roma si è convertito ai termovalorizzatori e ci chiede di realizzarne almeno due. Per noi non è un problema, visto che non abbiamo mai avuto alcun pregiudizio su questo tipo di impianto”. I pentastellati hanno poi ribadito, come del resto consolidato da posizioni attestate nel corso degli anni, la loro assoluta contrarietà ai termovalorizzatori.

PARLANO I NUMERI
Nell’intervista in pagina, Chicco Testa, presidente di Fise Assoambiente, spiega che per attuare in pieno l’economia circolare servono tutti gli impianti di gestione dei rifiuti, inclusi i termovalorizzatori per chiudere il ciclo. Lo dicono i numeri delle migliori esperienze europee e italiane: Paesi modello come Svezia, Belgio, Danimarca, Paesi Bassi e Germania mantengono percentuali di incenerimento comprese tra il 35 e il 50% (dati Ispra, rapporto rifiuti urbani 2017) e sono tra i Paesi che hanno ridotto, se non azzerato, la quota di rifiuti in discarica, che resta un’aggressione ambientale conclamata con la Sicilia sempre più coinvolta (più del 70%% dei rifiuti urbani finiti in discarica secondo gli ultimi dati del 2017).

“Senza non si chiude il ciclo dei rifiuti”
In Italia nel 2017 si sono ricavati dai rifiuti 7,6 megawatt di energia in grado di soddisfare il fabbisogno di 2,8 milioni di famiglie. Ma nel Paese gli impianti sono quasi tutti al Nord. è quanto si legge nel Rapportodi Ispra e Utilitalia presentato ieri a Roma. Nel 2017 erano operativi 39 impianti di incenerimento: 26 al Nord, 7 al Centro e 6 al Sud. Al loro interno sono stati trattati 6,1 milioni di tonnellate di rifiuti. Per diversi inceneritori i limiti sulle emissioni applicati sono più stringenti di quelli di legge. Il 100% dell’energia prodotta dagli impianti di compostaggio ed il 51% di quella prodotta dai termovalorizzatori è energia rinnovabile, e non produce quindi gas serra. “Senza impianti di digestione anaerobica e senza inceneritori non si chiude il ciclo dei rifiuti e non si potranno raggiungere i target Ue”, spiega Filippo Brandolini, vicepresidente Utilitalia. “Serve una strategia nazionale per definire i fabbisogni che operi un riequilibrio a livello territoriale in modo da limitare il trasporto fra diverse regioni e le esportazioni, abbattendo le emissioni di CO2” dai camion.

Intervista a Chicco Testa, presidente di Fise Assoambiente
Altro che “inceneritori”, i nuovi impianti
inquinano meno di trasporti e riscaldamenti
“Quello che dice l’Ue non può essere preso a modello a corrente alternata”
PALERMO – Chicco Testa è presidente di Fise Assoambiente, associazione delle imprese di igiene urbana, gestione, recupero e riciclo di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica.

Nei confronti dei termovalorizzatori esiste, a livello nazionale e soprattutto sul fronte ambientale, un pregiudizio ben preciso che li delinea come inquinanti e quindi pericolosi per la salute umana. Eppure molte città europee che hanno modelli virtuosi di gestione se li tengono addirittura in centro città. Dove sta la verità?
“Fare economia circolare significa poter disporre di tutti gli impianti di gestione dei rifiuti con capacità e tipologie di dimensioni necessari a rispondere alla domanda. Servono impianti di riciclo, capaci di sostenere il flusso crescente di rifiuti provenienti anche dalle raccolte differenziate, ma servono anche impianti capaci di gestire la quota non riciclabile o gli scarti provenienti dal riciclo e quindi, in primis, termovalorizzatori per recuperare la quota energetica di queste frazioni e poi discariche per quanto non ulteriormente valorizzabile. Gli impianti di incenerimento dai primi anni ‘90 sono stati chiamati a rispettare direttive europee sempre più stringenti e dal 2006 si sono aggiunti anche i documenti sulle migliori tecniche disponibili (BRef), le cui indicazioni per l’efficientamento delle performance ambientali, tecnologiche ed emissive sono richiamate nelle autorizzazioni integrate ambientali di questi impianti. Secondo i dati presentati da Ispra nel Report 2018 sull’inventario emissioni, così come riportato anche nel report dell’Agenzia europea per l’ambiente, l’inquinamento prodotto dagli impianti di trattamento rifiuti (con riferimento anche alla termovalorizzazione) è minimo e di gran lunga inferiore rispetto a quello prodotto da altri settori quali il trasporto ed il riscaldamento che incidono in maniera significativa”.
La Sicilia è in emergenza rifiuti più o meno dalla fine degli anni Novanta. A suo avviso, qual è la ricetta per uscirne definitivamente ed evitare i soliti palliativi che hanno soltanto continuato a spingere il sistema sull’orlo del baratro?
“L’unica ricetta per contribuire in modo sostanziale a risolvere la questione è la valutazione oggettiva e scevra da preconcetti delle reali esigenze del territorio. Certamente il rafforzamento del fragile sistema di gestione dei rifiuti in Sicilia non può che passare dal significativo aumento delle percentuali di riciclo su tutto il territorio e dalla valorizzazione energetica dei quantitativi residuali, limitando il conferimento in discarica che, secondo l’ultimo Report rifiuti urbani dell’Ispra, in Regione supera ancora il 70%. Nel 2017, secondo gli ultimi dati presentati da Ispra, la Sicilia ha registrato i valori più alti di produzione rifiuti urbani procapite rispetto al Sud (457 kg/ab. rispetto a 442 kg/ab.), i valori più bassi di raccolta differenziata (21,7%) rispetto non solo al sud (42%), ma anche al dato registrato nelle altre macroaree (nord 66% e centro 52%) e al dato nazionale (56%) . Sul territorio operano impianti di compostaggio, che comunque generano scarti dal trattamento, impianti di trattamento meccanico-biologico che per quasi il 90% conferiscono poi in discarica e naturalmente discariche”.

Trova che i termovalorizzatori siano anche una soluzione efficace dal punto di vista energetico nell’ottica dell’economia circolare tanto predicata dall’Ue?
“La Direttiva sui rifiuti del Pacchetto sull’Economia circolare parla chiaro, prevedendo al 2035 obiettivi di riciclo al 65% e di conferimento in discarica al 10%, lascia una quota anche alla valorizzazione energetica dei rifiuti. Ciò che dice l’Europa non può essere preso a modello ‘a corrente alternata’, solo quando fa comodo. L’Agenzia europea per l’Ambiente ha evidenziato in uno studio del 2011 che una più attenta gestione dei rifiuti che porti alla valorizzazione degli stessi attraverso sia il riciclo che l’impiego per produrre energia, può portare anche ad una sensibile riduzione delle emissioni climalteranti e consente il risparmio di risorse energetiche, non rinnovabili, riducendo la dipendenza in materia del nostro Paese da fonti fossili. Da una tonnellata di rifiuto urbano, residuo rispetto alla raccolta differenziata, si possono produrre 750 kWh di energia elettrica equivalenti a 5 m2 di pannelli fotovoltaici e, inoltre, fino 1.500 kWh di energia termica impiegabile ad esempio per riscaldamento di edifici, equivalenti a 150 m3 di metano. In ogni caso il tasso di termovalorizzazione a livello nazionale è inferiore rispetto al dato medio registrato a livello europeo (18% contro 28,5% Ue considerando solo i rifiuti urbani), registrando peraltro una distribuzione degli impianti localizzati per quasi il 60% al Nord (Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte), per circa il 10% nel Centro (Lazio) e per il 30% al Sud (soprattutto Campania e Sardegna)”.
La crescita della differenziata registrata in Sicilia negli ultimi due anni di fatto potrebbe essere inutile senza una filiera del riciclo e del recupero. Quale sarà il destino dei rifiuti isolani – visto che le discariche sono ormai sature – senza un’impiantistica adeguata?
“L’aumento, pur tardivo, delle percentuali di differenziata è una buona notizia, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Bisogna tenere bene a mente che le raccolte differenziate sono uno strumento non l’obiettivo finale, poi i rifiuti bisogna riciclarli, valorizzarli energeticamente o smaltirli. Per farlo è necessario dotarsi di un sistema impiantistico adeguato alla domanda. Va superato l’approccio pregiudiziale che spesso sembra animare molte istituzioni nazionali e locali. È fondamentale prevedere e poi realizzare concretamente tutti gli impianti necessari per chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti: senza impianti di riciclo e di termovalorizzazione si affida l’intero destino del ciclo dei rifiuti a discariche e ‘turismo dei rifiuti’ in giro per l’Italia e verso l’estero”.

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