Termovalorizzatori, Pierobon “la legge ci obbliga a realizzarli” - QdS

Termovalorizzatori, Pierobon “la legge ci obbliga a realizzarli”

Rosario Battiato

Termovalorizzatori, Pierobon “la legge ci obbliga a realizzarli”

mercoledì 17 Giugno 2020 - 07:00
Termovalorizzatori,  Pierobon “la legge ci obbliga a realizzarli”

Intervista a tutto campo con l’assessore regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità. Il Piano rifiuti e i progetti sui quali decideranno i gestori territoriali, eventualmente affidandoli con procedure pubbliche. E intanto la differenziata sembra essere decollata

PALERMO – Alberto Pierobon è assessore regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità. Con lui abbiamo affrontato presente e futuro del sistema di gestione dei rifiuti dell’Isola.

La differenziata siciliana continua a volare (un comune su tre è al 65%) eppure risulta necessario legare differenziata a riciclo per parlare veramente di un sistema virtuoso.

“Da quando si è insediato il governo Musumeci, abbiamo privilegiato la raccolta differenziata per evitare di occupare volumi in discarica e per avviare la filiera del recupero. Siamo passati dal 21 per cento circa al 40 in due anni, attraverso provvedimenti, atti di indirizzo e iniziative che stanno riportando progressivamente all’ordinarietà il ciclo dei rifiuti. Certo non senza problemi che emergono solitamente nei fine settimana e d’estate. Comunque, senza le grandi città la media regionale è addirittura al 50 per cento. Sono numeri che testimoniano un cambio di passo a tutti i livelli. Con la filiera Conai e i consorzi del riciclo c’è un confronto continuo e hanno avuto modo di registrare l’importante incremento del recupero delle varie frazioni, assicurandoci che in ogni caso si fanno carico dei rifiuti differenziati da imballaggi. Sono però in corso anche iniziative per realizzare impianti di recupero nell’Isola. Purtroppo scontiamo ritardi del passato che stiamo recuperando, anche se bisogna stare continuamente vigili. Sul compostaggio in particolare, per il trattamento dell’umido, seguiamo praticamente quotidianamente l’iter di diversi impianti che stanno sorgendo nelle province. Abbiamo stanziato circa 140 milioni per impianti pubblici e, nello scenario del 65 per cento di differenziata regionale, con gli impianti pubblici avremo la giusta capacità di trattamento per il fabbisogno che si determinerà”.

L’ultimo scandalo rifiuti conferma il peso negativo, a tutti i livelli, che le discariche hanno sul sistema. In questo percorso di riduzione non sarebbero necessari gli impianti di valorizzazione energetica dei rifiuti?
“Il crimine purtroppo può annidarsi ovunque, in tutte le fasi del ciclo dei rifiuti e in diversi modi. Paradossalmente è più facile lucrare sull’apparente recupero in questo momento. Le discariche sono impianti destinati a diventare residuali, lo sanno tutti. Con l’aumento della differenziata, solo tra il 2018 e il 2019, abbiamo ridotto il quantitativo di rifiuti portati in discarica di circa 280 mila tonnellate. Dobbiamo ricordare inoltre che dopo molti anni non abbiamo più concesso agli impianti, tramite le ordinanze, le solite deroghe anche ai valori ambientali che vanno rispettati. Il piano rifiuti che abbiamo redatto e che sta seguendo l’iter, purtroppo non breve, per l’adozione finale, recepisce le direttive europee sul riciclo e dà priorità alla differenziata secondo la gerarchia europea del ciclo dei rifiuti. Coerentemente e in una visione ragionevole, si prevede di raggiungere in pochi anni gli obiettivi della raccolta differenziata, per cui lo smaltimento diventa residuale, saranno poi i singoli territori a scegliere la soluzione che ritengono più opportuna. Gli impianti di valorizzazione dunque non sono banditi, peraltro una legge nazionale in Italia ci obbliga a realizzarli, come ci aveva segnalato il ministero in fase di redazione del piano, ma non possiamo oggi dire quanti ne servono senza prima acquisire il flusso quali-quantitativo da avviare a recupero energetico. Il ddl Sblocca Italia ne aveva previsti due ma forse teneva conto di altre variabili, anche perché la differenziata in due anni è raddoppiata e continua a crescere. Rimane poi la identificazione giuridica del rifiuto finale da trattare, ovvero se rientra gli speciali o tra gli urbani. Nel primo caso gli eventuali termovalorizzatori andrebbero previsti nel piano dei rifiuti speciali. Insomma, oggi il tema è quello di proseguire con la differenziata che sta dando ottimi risultati”.

Di recente a Catania si è tanto discusso del progetto di un termovalorizzatore, qual è la posizione della Regione su questo punto?
“Come detto in precedenza, il piano rifiuti chiarisce e mette ordine alla selva di istanze che abbiamo trovato quando ci siamo insediati, progetti di cui spesso non si aveva contezza e non seguivano a volta alcuna logica a livello di pianificazione. Insomma delle bombe da disinnescare, anche se ci sono dei percorsi procedimentali ai quali la pubblica amministrazione non può sottrarsi e che ha il dovere di dare seguito per legge. Nel piano rifiuti abbiamo però previsto dei meccanismi per fronteggiare questa anarchica situazione, evitando scontri diretti e possibili contenziosi milionari da parte di soggetti privati. Saranno infatti i soggetti pubblici che pianificano la gestione nei vari territori a decidere a chi affidare il rifiuto prodotto secondo le previste procedure di evidenza pubblica. E i privati si assumono quindi un rischio imprenditoriale. L’esempio che ho fatto è quello di ricorrere a tecniche di judo piuttosto che di boxe, cioè si fa emergere la libera iniziativa, per poi intervenire a difesa degli interessi pubblici con le regole del piano, lasciando cadere per loro stesso movimento queste istanze distoniche. Insomma, le istanze si protendono nella loro intenzione, si lasciano esaminare e decidere, ma esse, laddove reputate non rientranti nello interesse regionale, vengono limitate, grazie ai criteri e alla strategia inserita nel piano”.

Può dirci le prossime mosse del suo assessorato sul sistema rifiuti siciliano?
“Stiamo seguendo l’iter di numerosi impianti pubblici provincia per provincia, perché con la loro realizzazione riusciremo a soddisfare il fabbisogno della produzione regionale dei rifiuti nello scenario della differenziata al 65%. Stiamo seguendo anche le Srr per consentire che finalmente in tutta l’Isola gli Ato trasferiscano gli impianti residui e il personale ancora in loro possesso. Al mio arrivo abbiamo trovato situazioni davvero incresciose e incancrenite che fortunatamente abbiamo risolto. L’ho detto anche all’Ars circa varie vicende che hanno dell’assurdo. Adesso sarà fondamentale chiudere il cerchio con il ddl rifiuti che riforma la governance. In Sicilia abbiamo una situazione diversa dal resto d’Italia. Qui è frammentata, lasciata in mano a comuni, Aro, Srr e pure Ato in liquidazione, una follia che si arrotola con le Srr in forma di società per azioni, dove ci si ripara con la disciplina civilistica e societaria quando le indicazioni di Corte dei Conti e Anac da tempo lamentano questa situazione, bisogna quindi mettere ordine senza più esitazione e pretendere che ognuno faccia il proprio dovere, senza ogni volta lamentarsi che doveva essere la Regione a fare e disfare. La proposta di riforma prevede 9 ambiti rispetto alle attuali 18. Questi enti aggiorneranno o faranno il Piano impiantistico e del servizio integrato, individuando il gestore o i gestori tramite le procedure di evidenza pubblica per chiudere finalmente il ciclo dei rifiuti all’interno della propria provincia evitando di inviare rifiuti dall’altro lato della Sicilia. Se poi ci sono sinergie o impianti da mettere in comune per esigenze economiche, tecnologiche, etc. si farà mettendo altresì ordine alla giungla di appalti, perché sembra che in Sicilia centinaia di affidamenti abbiano talvolta contribuito ad alimentare il malaffare. Nei giorni scorsi c’è stata una riunione con i capigruppo all’Ars e c’è la volontà di riavviare il percorso del ddl in commissione. Il governo è disponibile al confronto ma è chiaro che i capisaldi restano: la tutela di tutto il personale, gli enti che saranno pubblici e il riordino della selva di appalti”.

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