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Ok alle trivelle in Sicilia, insorgono gli ambientalisti

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Ok alle trivelle in Sicilia, insorgono gli ambientalisti

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martedì 13 Aprile 2021 - 13:19

Nonostante il Recovery Plan si proponga - nel rispetto delle linee guida europee - di sostenere la transizione ecologica, il Governo insiste in scelte che gli ambientalisti definiscono "scellerate".

Nelle scorse settimane il dicastero guidato da Roberto Cingolani ha dato il via libera a sette autorizzazioni per la realizzazione di 11 pozzi estrattivi, di cui uno esplorativo in Sicilia, di gas e idrocarburi, in vista delle autorizzazioni amministrative finali che concederà la parte energetica che il ministero ha accorpato dallo Sviluppo economico.

I progetti in cantiere

Per i progetti non vale la moratoria sulle trivelle. Si tratta del pozzo “Donata 4 Dir”, nell’offshore antistante le regioni Marche e Abruzzo, a 27 km da San Benedetto del Tronto; tre pozzi per la ricerca di gas naturale, all’interno della concesisone mineraria “Vetta”, in provincia di Modena; il pozzo “Calipso 5 dir”, antistante la costa marchigiana; il pozzo “Teodorico”, nel mare Adriatico settentrionale, prospiciente i lidi nord di Ravenna (a oltre 12 miglia dalla costa e a una profondità d’acqua di circa 32 metri); tre pozzi per la ricerca di gas naturale all’interno della concessione mineraria “Barigazzo”, in provincia di Modena; il pozzo “Podere Maiar 1 dir”, nel comune di Budrio, in provincia di Bologna; infine, il pozzo esplorativo Lince 1, previsto nell’off shore del Canale di Sicilia, al largo del litorale del Comune di Licata, a una distanza dalla costa di circa 24 km e ad una profondità del fondale di circa 605 metri.

La reazione dei comitati “climatici”: “Scelte scellerate”

Immediato il duro attacco dei comitati della campagna “Per il clima fuori dal fossile”: “Il Governo Draghi getta la maschera ancora prima di averla indossata, perché con questi provvedimenti si comincia a dare il via libera alla falsa transizione energetica, quella che assumendo il metano come fonte energetica primaria, abbinato magari all’idrogeno come vettore e ai pozzi di stoccaggio di CO2 (come il progetto Ccs di Eni a Ravenna), mira a mantenere in piedi le filiere di estrazione dei combustibili fossili e con esse a salvaguardare monopoli e profitti delle grandi compagnie come Eni e Snam. Stiamo attraversando – aggiungono – una crisi ecologica e climatica gravissima, che provoca disastri continui, ne è un esempio la pandemia in corso. Eppure si continua imperterriti con scelte politiche e industriali scellerate, che minano alla base la possibilità concreta di raggiungere gli obiettivi di riduzione drastica delle emissioni climalteranti indicati dall’Ipcc come una priorità urgente e necessaria”.

Per i comitati “climatici” il problema è molto chiaro: non si tratta solo dei rischi e delle criticità insiti in ogni singolo impianto estrattivo, ma soprattutto del fatto che il metano, apparentemente più “pulito”, rappresenta in realtà una minaccia per il clima tanto quanto il carbone: molti studi scientifici dimostrano infatti in modo inequivocabile come l’estrazione, il trasporto, e lo stoccaggio di gas naturale sono soggetti ad enormi perdite fuggitive, e il gas tal quale emesso in atmosfera provoca un effetto serra molto più potente e duraturo della CO2.

Recovery Plan, l’Europa per la transizione ecologica

“Tra pochi giorni il Governo si appresta a trasmettere il Recovery Plan in Europa, senza che ci sia stato il ben che minimo coinvolgimento dei territori e degli enti locali, né un dibattito pubblico in parlamento – proseguono i comitati della campagna -. Si tratta di decine di miliardi di euro pubblici di cui non si sa nulla su come il Governo intende spenderli. Dovrebbero essere impiegati prioritariamente per la transizione ecologica quella vera, per la sanità, l’istruzione, il welfare. Invece, proprio da queste scelte, si capisce come il nuovo ministero presieduto dall’ex responsabile innovazione di Leonardo Spa avrà la funzione di sottomettere definitivamente la tutela dell’ambiente allo “sviluppo economico”, secondo quel modello “fossile” che ha generato la crisi e che è funzionale all’accumulazione di enormi profitti da parte della finanza e delle grandi multinazionali. Sappiano Draghi e Cingolani che i comitati e i movimenti sono pronti a dare battaglia in ogni territorio“.

Legambiente Sicilia è nettamente e fortemente contraria – commenta Gianfranco Zanna, presidente Legambiente Sicilia – È in netta contrapposizione con la transizione ecologica: basta con le fonti fossili, rafforziamo e ampliamo le energie rinnovabili, l’efficienza energetica e la realizzazione degli impianti di digestione anaerobica per produrre dai rifiuti il biometano”.

Foto di repertorio

Mario Catalano

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