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Troina, disabile incinta, fermato, un operatore sanitario confessa

redazione web

Troina, disabile incinta, fermato, un operatore sanitario confessa

giovedì 08 Ottobre 2020 - 07:40
Troina, disabile incinta, fermato, un operatore sanitario confessa

L'uomo, 39 anni, inchiodato dal dna: ha violentato la giovane, positiva al coronavirus, durante il lockdown, quando l'Oasi Maria Santissima era zona rossa. La Magistratura ha disposto il fermo, La struttura aveva annunciato ieri che si sarebbe costituita parte civile. Lo sgomento del sindaco della cittadina, Fabio Venezia

E’ un operatore sanitario di 39 anni del quale sono state rivelate solo le iniziali, L.A., l’uomo fermato alle prime luci dell’alba perché ritenuto responsabile della violenza, durante il lockdown nell’Oasi di Troina (Enna), di una giovane disabile positiva, rimasta incinta.

La Squadra Mobile di Enna lo ha fermato su disposizione dei sostituti procuratori Stefania Leonte e Orazio Longo perché nei suoi confronti esistono pesanti indizi.

L’uomo ha confessato

E lui, al termine del lungo interrogatorio, ha confessato

L’uomo è accusato di violenza sessuale aggravata dall’aver commesso il fatto ai danni di una donna disabile e nel momento in cui la stessa era a lui affidata.

La violenza, come detto, sarebbe avvenuta durante il lockdown, nel periodo in cui l’Oasi di Troina era stata dichiarata zona rossa.

Il Dna lo ha inchiodato

E’ stato l’esame del Dna a inchiodare L. A. L’uomo, che è sposato ha due figli e non ha precedenti, era dipendente della struttura di Troina da due anni. Convocato dopo la prova del dna, è subito apparso nervoso e confuso.

E’ emerso che sarebbe stato autorizzato ad accedere all’Oasi, in quel periodo, per carenza di personale come operatore socio sanitario proprio nel reparto dove erano stati trasferiti tutti i ricoverati risultati positivi al coronavirus.

Durante una delle tante notti in servizio nella struttura, approfittando dell’assenza temporanea dell’infermiere, l’operatore avrebbe violentato la giovane, che conosceva da anni e che soffre di gravissime patologie connesse a una rara malattia genetica.

La confessione è giunta al termine di un lungo interrogatorio, mentre continuano le indagini per chiarire ogni ulteriore aspetto della vicenda e valutare eventuali responsabilità.

Denuncia della famiglia e dell’Oasi

A denunciare i fatti alla Squadra Mobile lo scorso undici settembre sarebbe stato l’avvocato nominato dalla famiglia della vittima.

I genitori, ascoltati dalla squadra mobile, hanno confermato che sarebbe stato il personale della struttura ad informarli della gravidanza della figlia, quando ormai era giunta alla 25esima settimana di gestazione. All’Oasi, infatti, nessuno si sarebbe accorto della gravidanza ritenendo che, l’aumento di peso della ragazza dipendesse dal fatto che, durante il lockdown, ai degenti era permesso di mangiare di più o a causa dei farmaci.

Ma anche i vertici dell’Oasi hanno detto di aver denunciato la vicenda, che ha suscitato forti polemiche.

Le polemiche di ieri

Queste erano scoppiate non appena era stata resa nota la notizia che la Procura di Enna aveva aperto un fascicolo per violenza sessuale subita da una giovane disabile con gravi problemi mentali che ora aspetta un bambino.

La gravidanza risale allo scorso aprile quando la donna era positiva al covid-19 e la struttura era diventata zona rossa.

L’inchiesta, era stato detto ieri, sarebbe partita da una segnalazione che lo stesso istituto ha fatto all’autorità giudiziaria.

La Squadra mobile della Questura di Enna, aveva sentito medici, infermieri, personale della struttura e le persone che sono state a contatto con la giovane per ricostruire la vicenda.

Cos’è l’Oasi di Troina

L’Oasi, l’istituto in cui è avvenuta la violenza, è un Centro specializzato nella riabilitazione di disabilità psichici, anche giovanissimi e autistici, oltre che delle malattie legate alla involuzione senile.

L’istituto, considerato all’avanguardia nell’assistenza ai disabili, venne fondato nel 1953 da padre Luigi Ferlauto e fa parte anche della Rete nazionale per la prevenzione, sorveglianza, diagnosi e terapia delle malattie rare.

La denuncia partita dall’Istituto

In una nota della struttura diffusa ieri si legge che l’Oasi “esprime massima fiducia nell’operato della Magistratura, sottolineando tra l’altro che la denuncia su quanto accaduto è stata avviata immediatamente dall’Istituto stesso”.

“Proprio nel rispetto del lavoro degli inquirenti e soprattutto della privacy della persona assistita e della sua famiglia – continua la nota – , l’Oasi ha mantenuto e manterrà il più stretto riserbo sulla vicenda. Qualora dall’inchiesta dovessero emergere responsabilità dirette, ovvero un coinvolgimento da parte di personale interno, l’Istituto adotterà tutti i provvedimenti del caso”.

L’Istituto parte civile nel processo

L’Istituto, inoltre, secondo quanto affermato ieri nella nota “si costituirà parte civile perché parte lesa in questa triste e dolorosa vicenda che ha sorpreso e sconvolto la dirigenza e il personale tutto, che svolge con responsabilità il proprio lavoro”.

“Attendiamo con serenità – continua la nota dell’Oasi – l’esito dell’inchiesta e in questi giorni abbiamo dato massima disponibilità alla Magistratura fornendo loro tutte le informazioni utili all’indagine. Vogliamo rassicurare le famiglie sull’operato della nostra struttura che ha sempre custodito e salvaguardato i propri ospiti, come le stesse famiglie da sempre hanno testimoniato. L’Istituto provvederà a tutelare la propria immagine nelle sedi opportune”.

Oasi già al centro di inchieste

Nello scorso aprile, in pieno lockdown, la struttura registrò 162 positivi al coronavirus tra infermieri ricoverati ed operatori.

La Procura di Enna in quell’occasione aveva aperto un’inchiesta con le ipotesi di reato di omicidio colposo ed epidemia colposa.

Per fronteggiare il focolaio la Regione aveva inviato all’Oasi un commissario per l’emergenza ed erano arrivati infermieri e medici dell’Esercito e della Marina.

Dagli accertamenti erano emersi ritardi e caos nella gestione dei primi casi di contagiati tra gli ospiti della struttura, mancato isolamento dei primi casi sospetti, mentre una relazione interna dell’Asp di Enna parlava di “governance” poco chiara. Da qui il commissariamento della Regione.

Adesso la vicenda legata alla giovanissima ricoverata, oggi incinta, che sarebbe stata violentata proprio nei giorni di massima allerta e mentre era positiva al covid-19.

Lo sgomento del sindaco di Troina

“Abbiamo appreso con stupore e sconcerto questa triste notizia – aveva ommentato ieri il sindaco di Troina, Fabio Venezia – e bene ha fatto l’Oasi a denunciare immediatamente quanto accaduto. Ci auguriamo che la magistratura assicuri presto alla giustizia il colpevole”.

” Fa molta rabbia pensare – ha aggiunto – che mentre molti operatori sanitari e lavoratori dell’Oasi con grande spirito di abnegazione rischiavano la vita per assistere i disabili contagiati c’è stato chi ha compiuto in quel momento questo ignobile reato”.

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