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Tutta la Sicilia rischia di finire sotto la sabbia, via libera al Piano contro la desertificazione

redazione

Tutta la Sicilia rischia di finire sotto la sabbia, via libera al Piano contro la desertificazione

martedì 18 Giugno 2019 - 00:00
Tutta la Sicilia rischia di finire sotto la sabbia, via libera al Piano contro la desertificazione

Il Governo Musumeci ha approvato il documento predisposto dall’Autorità regionale idrica. L’M5s rivendica il ruolo del Parlamento: “Strumento frutto di una nostra mozione”

PALERMO – La Sicilia è tra le prime regioni italiane ad avere un Piano per la lotta alla desertificazione. Il governo Musumeci, proprio in occasione dell’apposita Giornata mondiale – istituita dalle Nazioni Unite e che si celebra ogni anno il 17 giugno – ha approvato il documento predisposto, dall’Autorità regionale idrica, grazie al contributo di un Comitato tecnico-scientifico nominato dal presidente della Regione in rappresentanza dei quattro atenei dell’Isola e dei rappresentanti degli Ordini professionali interessati.

“Pur essendo la Sicilia la Regione più a rischio nel Paese – evidenzia Musumeci – non esisteva ancora un Piano strategico per la lotta alla desertificazione. Lo abbiamo redatto con l’obiettivo, finalmente, di compiere un passo deciso in questa direzione. è l’ennesimo strumento di pianificazione, dopo quelli per l’acqua, per l’aria, per i rifiuti, per la bonifica delle aree inquinate, che il governo regionale ha realizzato in questo primo anno e mezzo di mandato”.

Le “aree critiche” rappresentano oltre la metà dell’intera regione (56,7%) e un altro terzo (35,8%) è classificato come “fragile”. Le zone più a rischio sono a loro volta suddivise in “meno critiche” (identificate come C1) pari al 17,7%; “mediamente critiche” (C2) con il 35%; “maggiormente critiche” (C3) con il 4% dell’intera superficie dell’Isola.

Con il Piano approvato dal governo Musumeci, viene adottata una strategia che delinea una governance unitaria di coordinamento e integrazione delle azioni nei vari settori d’intervento, anche nella programmazione delle risorse finanziarie a valere sui fondi regionali, statali e comunitari.

I principali fenomeni di degrado in Sicilia sono legati all’erosione e alla salinizzazione dei suoli, all’aridità e siccità e all’impatto delle attività antropiche. Le azioni di maggior rilievo che verranno messe in campo sono quelle relative al contrasto dei fenomeni erosivi, prevedendo interventi di forestazione e di manutenzione del territorio. Altri opere rilevanti sono quelle relative al miglioramento della gestione delle risorse agricole e quelle mirate alla riduzione dell’impatto delle attività antropiche e all’attuazione di pratiche di sviluppo sostenibile.

Sul Piano si è aperta una piccola polemica, in quanto il Movimento cinque stelle ne rivendica la paternità. “Peccato che Musumeci ometta volontariamente di dire che questo piano è frutto di una mozione del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all’Ars che impegna il governo in quella direzione”, spiega Valentina Palmeri, vice presidente della commissione ambiente e prima firmataria della suddetta mozione, datata 5 marzo.

“Ovviamente, non ci interessa la paternità di un atto di assoluto buon senso – sottolinea Palmeri – ma sarebbe stato opportuno fare un accenno ad un lavoro che parte dal parlamento. Allo stesso modo è necessario un impegno da parte di tutti noi cittadini per combattere un fenomeno che può essere arrestato anche con le nostre buone pratiche, oltre che con investimenti pubblici e atti politici concreti e decisi a tutela dell’ambiente. Secondo i dati ufficiali, la nostra regione è il territorio più esposto a livello europeo, al fenomeno della desertificazione”.

“Tra le cause – continua la deputata – vi sono anche anche le cattive tecniche agronomiche, l’uso di pesticidi, di fertilizzanti di sintesi, le eccessive specializzazioni agrarie. Ecco perché è importante che la Sicilia metta in campo strumenti anche normativi come ad esempio il Piano di sviluppo rurale Psr, che siano capaci di incentivare scambi commerciali a Km zero e filiere corte, che possano avvantaggiare le pratiche zootecniche estensive piuttosto che i grandi allevamenti intensivi, che possano incentivare la riconversione del trasporto con motorizzazioni elettriche e prevedano interventi di miglioramento ed incremento della Rete Natura 2000”.

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