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Università, rapporto sui laureati, in fuga dal Mezzogiorno

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Università, rapporto sui laureati, in fuga dal Mezzogiorno

giovedì 11 Giugno 2020 - 13:22
Università, rapporto sui laureati, in fuga dal Mezzogiorno

Presentato il ventiduesimo rapporto Almalaurea: rispetto al Nord, chi ottiene il titolo al Sud impiega il 19,8% in più di tempo. Emigra dal Meridione il 25% dei diplomati. Eppure Unict cresce e anche Palermo non va male


Il Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea ha presentato questa mattina nella sede del Ministero dell’Università e della Ricerca, alla presenza del ministro Gaetano Manfredi, il suo ventiduesimo rapporto sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati.

Da esso emerge che l’età media di chi l’ha ottenuta nel 2019 è di 25,8 anni: 24,6 anni per i laureati di primo livello, 27,1 per i magistrali a ciclo unico e 27,3 anni per i laureati magistrali biennali.

Un dato che tiene conto anche del ritardo nell’iscrizione al percorso universitario (si tratta del ritardo rispetto alle età “canoniche” dei 19 anni, per la laurea di primo livello e per quella a ciclo unico, e di 22 anni, per la magistrale biennale), che tra i laureati del 2019 in media è pari a 1,4 anni.

Grosse differenze tra Nord e Sud

L’età alla laurea è diminuita in misura apprezzabile rispetto alla situazione pre-riforma e continua a diminuire negli ultimi anni: l’età media era infatti 27,1 anni nel 2009, di oltre anno più elevata rispetto alla situazione attuale.
Ma il Rapporto registra differenze rilevanti con riferimento alla ripartizione geografica dell’ateneo: a parità di condizioni, rispetto a chi si laurea al Nord, chi ottiene il titolo al Centro impiega il 12,5% in più e chi si laurea al Sud o nelle Isole il 19,8% in più.

Il voto medio di laurea è sostanzialmente immutato negli ultimi anni (103,1 su 110 nel 2019, stesso valore osservato nel 2009): 100,1 per i laureati di primo livello, 105,3 per i magistrali a ciclo unico e 107,9 per i magistrali biennali. Fra i laureati magistrali biennali la votazione finale è molto elevata, in particolare per un effetto di tipo incrementale rispetto alla performance ottenuta alla conclusione del percorso di primo livello (nel 2019 l’incremento medio del voto di laurea alla magistrale rispetto alla laurea di primo livello è di 7,7 punti su 110).

Il Sud perde quasi un quarto dei propri diplomati

Il Meridione, inoltre, perde quasi un quarto dei diplomati del proprio territorio.

Il Rapporto dice che nel 2019 quasi la metà del complesso dei laureati (45,6%) ha conseguito il titolo nella stessa provincia in cui ha ottenuto il diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Il 25,7% dei laureati ha sperimentato una mobilità limitata, conseguendo il titolo in una provincia limitrofa a quella di conseguimento del diploma. Il 12,9% ha sperimentato una mobilità di medio raggio, laureandosi in una provincia non limitrofa, ma rimanendo all’interno della stessa ripartizione geografica (Nord-Centro-Sud), mentre un altro 13,5% ha conseguito il titolo di laurea in una ripartizione geografica differente da quella in cui ha conseguito il diploma.
Infine, il 2,4% ha completato il percorso universitario in un ateneo italiano, ma è in possesso di un diploma conseguito all’estero.

I laureati magistrali biennali sono i più propensi alla mobilità geografica per motivi di studio: il 37,7% ha conseguito il titolo in una provincia diversa e non limitrofa a quella di conseguimento del diploma di scuola secondaria di secondo grado (contro il 24,7% dei laureati di primo livello e il 26,7% di quelli a ciclo unico).

Migrazioni dal Sud al Centro Nord

Concentrandosi sul confronto diretto tra ripartizione geografica di conseguimento del diploma e ripartizione geografica della laurea si evidenzia che le migrazioni per ragioni di studio sono quasi sempre dal Mezzogiorno al Centro-Nord.
La quasi totalità dei laureati che hanno ottenuto il titolo di scuola secondaria di secondo grado al Nord ha scelto un ateneo della medesima ripartizione geografica (97%).

I laureati del Centro rimangono nella medesima ripartizione geografica nell’87,4% dei casi; del restante 12,6% la maggioranza (ossia il 9,9%) ha optato per atenei del Nord. È per i giovani del Sud e delle Isole che il fenomeno migratorio assume, invece, proporzioni considerevoli: il 26,5% decide di conseguire la laurea in atenei del Centro e del Nord, ripartendosi equamente tra le due destinazioni.

Un altro aspetto interessante riguarda i laureati provenienti dall’estero: oltre il 90% sceglie un ateneo del Centro-Nord. Posto a cento il numero di laureati che hanno conseguito il diploma in ciascuna delle tre ripartizioni, il saldo migratorio – calcolato confrontando la ripartizione geografica di conseguimento del diploma e della laurea – è pari a +21,9% al Nord, a +19,8% al Centro e a -24,3% al Sud.

Pertanto, per motivi di studio, il Sud perde, al netto dei pochissimi laureati del Centro-Nord che scelgono un ateneo meridionale, quasi un quarto dei diplomati del proprio territorio.

Unict prima in Sicilia, scalate venticinque posizioni in classifica Cwur

Eppure è di qualche giorno fa la notizia che l’Università di Catania, scalando ben 25 posizioni, è salita al 456/mo posto nella classifica 2020-21 pubblicata dal Center for World University Rankings (Cwur), che prende in considerazione le ventimila università più importanti al mondo.

L’Ateneo lo scorso anno si era classificato al 481/mo posto mentre nel 2018 era al 511/mo in base a un ranking che analizza periodicamente indicatori quali la qualità dell’istruzione, l’occupazione dei laureati, la qualità dei dipartimenti, anche in relazione all’ambiente di apprendimento e ai risultati della ricerca.

Quest’anno, inoltre, Unict si classifica ventesima a livello nazionale su sessanta università valutate, attestandosi come la terza del Meridione dopo la Federico II di Napoli e l’Università di Bari, e la prima in Sicilia.

“Siamo ovviamente soddisfatti – aveva commentato il rettore Francesco Priolo – l’impegno per far ripartire l’Università di Catania dopo anni difficili sta cominciando a dare i suoi frutti grazie al lavoro dei docenti e del personale ma soprattutto alla qualità degli studenti che scelgono di studiare da noi. E che dimostrano l’efficacia della loro preparazione anche in un contesto complesso come il mondo del lavoro attuale”.

Micari, 89% soddisfatto dall’ateneo di Palermo

“La grande quantità di dati – ha commentato il Rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari – fornisce molteplici conferma delle strategie del nostro Ateneo negli ultimi anni: ben l’89,2% dei laureati si dichiara complessivamente soddisfatto della propria esperienza universitaria, dato in crescita rispetto all’87,4% lo scorso anno. Il 69% si iscriverebbe di nuovo a UniPa, confermando anche il Corso di studi intrapreso (66% nel 2019)”.

“Di grande rilevanza – ha aggiunto – è livello di soddisfazione del rapporto con i docenti (86,4% – nel 2019 era l’85%) la percentuale di laureati che ritengono adeguato il carico di studio (83,1% – nel 2019 era quasi l’81%) che indicano chiaramente quanto l’Università di Palermo sia un ambiente ideale, a misura di studente, in cui si studia molto e si studia bene”.

Per quanto riguarda la condizione occupazionale Micari segnala un’ulteriore crescita dell’occupazione per i laureati a cinque anni dal conseguimento del titolo (81,6% – nel 2019 78%), mentre quello a un anno resta sostanzialmente invariato (58,2%).

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