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Il vino alla prova dei cambiamenti climatici

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Il vino alla prova dei cambiamenti climatici

giovedì 28 Luglio 2022 - 06:20

Nonostante il caldo delle ultime settimane, gli esperti dell’Isola confermano buone previsioni per la vendemmia. L’enologo Nicola Colombo: "Sarà una buona annata"

PALERMO – La crisi idrica allarma le regioni del Nord Italia, causa i cambiamenti climatici di cui si parla sempre più spesso e anche il recente intervento di Riccardo Cotarella, presidente nazionale di Assoenologi, che ha invocato l’irrigazione per salvare la vendemmia che è iniziata proprio in questi giorni. In Sicilia, nonostante il caldo delle ultime settimane, la situazione sembra meno grave con ottime aspettative per il raccolto dei frutti di un anno di lavoro.

Le venticinque dighe nell’isola oggi contengono una buona quantità di acqua (dai dati forniti dal dipartimento regionale dell’Autorità di bacino del Distretto idrografico della Regione Siciliana emergerebbe una quantità di 572,85 milioni di metri cubi a differenza dello stesso mese del 2021 quando erano 477,09) ma il Comitato spontaneo, che riunisce diciannove tra le maggiori cooperative vitivinicole dell’Isola, lancia l’allarme sulla gestione idrica e sulla mancata continuità d’irrigazione a garanzia del buono stato di salute delle vigne, nonostante grazie alle escursioni termiche tra il giorno e la notte i vigneti riescono a recuperare lo stress originato dal caldo nelle ore diurne.

“Sarà una buona annata – racconta l’enologo Nicola Colombo – ma dobbiamo interrogarci sulle scelte presenti e future. Se la genetica potrebbe essere di aiuto per evitare stress idrici e malattie in alcune zone che rischiano di non essere più produttive (non adesso ma tra qualche anno), gli aiuti dati dalla viticoltura di precisione sono assolutamente preziosi. In generale si dovrebbe ripensare a rivedere le norme, sull’Etna per esempio, in un’annata come questa si potrebbe irrigare perché le ultime piogge sono state ad aprile e negli ultimi due mesi le temperature sono state abbastanza alte”.

Alcuni disciplinari di produzione infatti ad oggi non consentono l’irrigazione di soccorso e grazie alla tecnologia e gli sviluppi anche dei dati forniti, per esempio, dai sensori che aiutano a vedere la bagnatura della foglia per la gestione delle malattie ma anche controllare l’umidità del suolo e tutti quei dati utili a capire le necessità delle piante: “La ricerca è il nostro futuro e le associazioni insieme all’Istituto Regionale Vini e Oli di Sicilia devono aiutarci a capire come il vigneto siciliano possa adeguarsi ai cambiamenti climatici che sono inevitabili – sottolinea Giovanni Greco, presidente della cooperativa CVA di Canicattì – sono eventi che hanno una loro continuità storica e probabilmente non dobbiamo aspettarci temperature inferiori”.

La Sicilia in effetti sta mostrando una buona resistenza rispetto ai sempre più evidenti cambiamenti climatici: “Qui sull’Etna troviamo un ambiente davvero particolare – racconta Giovanni Messina di Eudes a Monte Gorna – ascoltando gli anziani vignaioli ho deciso di seguire il loro esempio innestando le marze partendo dal selvatico, le vigne più piccole oggi soffrono un po’ di più ma è pur vero che con questo caldo si fanno meno trattamenti e le uve sono sane”.

Ad oggi tutti concordano sulla qualità delle uve anche se la vendemmia, iniziata qualche giorno fa, si concluderà proprio sull’Etna a fine ottobre e sul vulcano si spera che arrivino delle piogge non violente a dare un po’ di respiro alle piante anche se, come sottolineato, a differenza di altre zone d’Italia il raccolto di un anno di lavoro non è a rischio, grazie anche alla posizione dell’isola nel cuore del Mediterraneo, ai suoi terroir ma grazie anche “alle sue varietà indigene come il Grillo e il Nero d’Avola – commenta il presidente di Assovini Sicilia, Laurent de la Gatinais – lo confermano anche i dati delle ultime due vendemmie, con la qualità media delle uve sempre alta e con la nostra associazione vogliamo essere pionieri nel guidare, con nuovi modelli, il futuro della vitivinicoltura siciliana e sviluppare nuove conoscenze e know-how in grado di affrontare le sfide legate al climate change”.

Cambiamenti e modelli che almeno ad oggi sembrano non interessare la viticoltura già eroica e secolare delle isole Eolie: “Qui non abbiamo notato grandi cambiamenti in questo ultimo anno – sottolinea Mauro Pollastri, presidente del Consorzio della Malvasia delle Lipari – puntare sulla Malvasia che da uva autoctona abita da generazioni questo territorio straordinario è sicuramente una nostra priorità”.

Sicilia, continente dentro un’isola, con i suoi mille racconti vinicoli e le sue diverse espressioni: qui si alleva la vite da secoli e negli ultimi trent’anni la viticoltura si è ritagliata un ruolo di prestigio nel mondo del vino. Quanto incideranno i cambiamenti climatici ad oggi è difficile prevederlo ma agronomi, enologi e produttori concordano sul fatto che sempre più bisognerà adattarsi ad un habitat per la vite in continua evoluzione.

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