Vino, i tempi di fermentazione in deroga per il 2021 - QdS

Vino, i tempi di fermentazione in deroga per il 2021

Michele Giuliano

Vino, i tempi di fermentazione in deroga per il 2021

domenica 14 Febbraio 2021 - 06:30
Vino, i tempi di fermentazione in deroga per il 2021

Un decreto del ministero delle Politiche agricole fissa al 30 giugno il termine ultimo che riguarda anche le rifermentazioni. In Sicilia oltre 100 mila ettari di superficie vitata

PALERMO – Un atto di stabilità, l’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni sul decreto ministeriale che regola i tempi della fermentazione dei vini. Il provvedimento stabilisce per la campagna viticola 2020-2021 i periodi entro i quali sono consentite fermentazioni e rifermentazioni in deroga al normale periodo di vendemmia. Si tratta di regole che ottemperano a una specifica disposizione del Testo Unico sul vino.

“Come ogni anno – ha puntualizzato nelle scorse settimane il sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe L’Abbate – il ministero individua con un proprio provvedimento, d’intesa con le Regioni, le tipologie di particolari vini per le quali possa essere consentita la fermentazione o la rifermentazione oltre il termine ultimo del 31 dicembre. Abbiamo sostanzialmente confermato le previsioni dei precedenti decreti ministeriali che hanno normato la materia in passato, dando continuità al lavoro portato avanti a tutela delle produzioni di qualità del nostro Paese”.

In base al decreto è fissato al 30 giugno il termine ultimo per le fermentazioni e rifermentazioni dei vini a denominazione di origine e indicazione geografica con le menzioni “passito”, “vin santo”, “vendemmia tardiva”.

Lo stesso termine è fissato per i vini senza denominazione di origine e indicazione geografica. Il decreto ottempera ad una specifica disposizione del Testo Unico sul vino: ogni anno il Mipaaf individua con un proprio provvedimento, d’intesa con le Regioni, le tipologie di particolari vini per le quali possa essere consentita la fermentazione o la rifermentazione oltre il termine ultimo del 31 dicembre. Si tratta, per la Sicilia, della produzione agricola di maggiore tradizione e diffusione.

I dati Assovini dicono che la superficie vitata sull’isola è di 103.065 ettari, in grande maggioranza distribuiti tra collina e pianura. La produzione totale annuale supera i sei milioni di ettolitri, di cui il 16% di vini Dop e il 44% di vini Igp. La presenza di eccellenze nella produzione vitinicola è testimoniata dai tanti riconoscimenti: un vino Docg, 23 vini Doc e 7 vini Igt.
La svolta è avvenuta e continua ad avvenire dagli anni Settanta dello scorso secolo: la volontà di ottenere vini altamente alcolici e corposi è stata accantonata in favore di nuovi vini più freschi, eleganti e profumati, spesso ottenuti dalle antiche viti e dai vitigni autoctoni Catarratto, Grillo, Carricante, Frappato, Nerello e il famoso Nero d’Avola. A questi si sono affiancati vitigni internazionali come Chardonnay, Petit Verdot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Sirah.

La produzione è distribuita su tutto il territorio: la provincia di Trapani è la zona a più alta produzione di tutta l’Italia e l’Europa. Marsala è senz’altro il prodotto enologico più conosciuto. La provincia di Agrigento insegue la sua vicina per quanto riguarda la produzione di vino.

In provincia di Palermo i vitigni più coltivati sono quelli a bacca bianca come inzolia, catarratto e trebbiano toscano. I vini prodotti sono particolarmente freschi e fruttati riconosciuti dalle Doc Monreale, Alcamo, Contessa Entellina. In provincia di Messina, un nome che risalta su tutti è la malvasia delle Lipari, ottenuto da uve appassite: è una perla enologica oltre che uno dei vini più antichi della Sicilia.

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