Quando la malattia Alzheimer non va in vacanza - QdS

Quando la malattia Alzheimer non va in vacanza

Luca Insalaco

Quando la malattia Alzheimer non va in vacanza

martedì 01 Settembre 2009 - 00:00

Sos del Centro educativo Alzheimer di Palermo per scongiurarne la chiusura. “Chiediamo aiuto alle banche, case farmaceutiche e a tutti i privati”

PALERMO – Sei ti ammali di Alzheimer e hai avuto la “sfortuna” di nascere in Sicilia puoi scordare cure e assistenza che troveresti altrove. Figli di un dio minore, come l’anziano morto qualche settima fa nella città svuotata dalla calura agostana. “Un dramma – dice Giusi Scafidi, consigliera provinciale dell’Italia dei Valori – che solleva nuovamente il problema della mancanza di una vera rete di servizi per i malati di Alzheimer come le residenze sanitarie assistite”. Lo conoscevano bene gli operatori del Centro Educativo Alzheimer, quel giorno chiuso, come rischia di esserlo se non riceverà il sostegno economico di soggetti pubblici e privati.
La Provincia di Palermo ha rinnovato fino al 16 ottobre la convenzione con il Cea (a cui fa riferimento la Onlus Centro assistenza Alzheimer), scaduta la quale, però, i malati di Alzheimer rischiano nuovamente di restare senza alcun punto di riferimento. E non solo nel capoluogo. Il centro di via La Loggia, infatti, è un’oasi nel deserto di strutture qualificate che coinvolge quasi interamente la regione ed in particolare la Sicilia Occidentale. Al telefono di Gaetano Lisciandra, responsabile del centro, arrivano di continuo richieste di assistenza da parte di famiglie – ennesi, agrigentine, nissene – che hanno avuto notizia dell’attività della struttura e cercano conforto per i propri cari. Richieste alle quali Lisciandra, suo malgrado, deve opporre un cortese rifiuto. È già un miracolo che il Centro possa restare aperto in orario diurno, figurarsi in notturna o nei giorni festivi. Eppure i locali concessi dall’Asp 6, a pieno regime, potrebbero fornire assistenza fino a 50 pazienti al giorno. Non solo: il Cea dispone di un giardino terapeutico realizzato secondo un modello innovativo adottato da alcuni centri specializzati del Nord Europa, volto a ridurre il disorientamento temporale dei pazienti ed a favorirne la stimolazione sensoriale.
“Le istituzioni politiche, a tutti i livelli, soprattutto comunale, dovrebbero affrontare e sostenere tali realtà per garantire un’adeguata assistenza a questi cittadini”, sottolinea la Scafidi. La risposta delle istituzioni locali, tuttavia, è sempre la stessa: mancano le risorse.
Inutile bussare a soldi al Comune di Palermo, l’ente istituzionalmente competente ad occuparsene, ma il cui ultimo bilancio di previsione, il più povero degli ultimi anni, ha destinato solo le briciole al sociale. La sola Provincia negli ultimi anni si è impegnata perché la struttura rimanesse aperta, ma le somme elargite da Palazzo Comitini sono state appena sufficienti per coprire gli stipendi degli operatori sanitari per cinque-sei mesi l’anno.
“La malattia non aspetta i tempi della burocrazia. Occorre non perdere tempo per non arrivare alla scadenza di ottobre nuovamente con l’acqua alla gola”, ammonisce la consigliera provinciale. In attesa di essere ricevuti dall’assessore regionale alle Politiche sociali, Caterina Chinnici, e che finalmente si sblocchino le risorse previste dalla Legge 328/00, dal Cea si appellano ai privati: “Chiediamo l’aiuto di banche, case farmaceutiche e a tutti i privati di buona volontà”.

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