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Vivere sano, universitari italiani bocciati

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Vivere sano, universitari italiani bocciati

mercoledì 04 Novembre 2015 - 03:00
Vivere sano, universitari italiani bocciati

Lo rivela una ricerca svolta dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma in collaborazione con l’Iss. Indagine condotta su 8.516 studenti. Solo due su dieci assumono le giuste quantità di verdura

ROMA – Vivono attaccati allo smartphone per essere sempre connessi, fumano, bevono, praticano poco lo sport, a volte fanno uso di droghe e troppo spesso derogano alle regole della sana alimentazione. “Bocciati” in stili di vita gli universitari italiani secondo i risultati di una ricerca svolta dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità e resi noti da “Sportello Salute Giovani”.
Eppure, malgrado gli stili di vita non sempre sani, la stragrande maggioranza degli universitari italiani – ben 8 su 10 – dice di sentirsi in buona o ottima salute.
Gli studenti vanno peggio delle studentesse. Solo 4 su 10 seguono le raccomandazioni nazionali per il corretto consumo quotidiano di frutta e solo 2 su 10 quelle relative all’assunzione delle giuste quantità di verdura. Sono troppi gli studenti sedentari: ben 3 su 10 non svolgono attività fisica, mentre un numero consistente di universitari cedono alle lusinghe di alcol e fumo: 3 studenti su 10 hanno l’abitudine al fumo e 4 su 10 consumano settimanalmente vino e birra. Scarsa l’attenzione alla salute riproduttiva per 3 studentesse su 10, che dichiarano di non essersi mai sottoposte a controlli ginecologici. Altissima l’attitudine verso le nuove tecnologie, con rischio di abuso e dipendenza: tutti gli studenti (uomini e donne) hanno almeno un telefono cellulare e 7 su 10 usano smartphone per essere sempre connessi.
La ricerca ha riguardato stili di vita e comportamenti di 8516 studenti di dieci università italiane (di Nord, Centro e Sud del Paese), in età compresa tra 18 e 30 anni: 5702 donne (67%) e 2814 uomini (33%) con età media di 22,2 anni.
“Si tratta di un prezioso strumento per poter programmare la prevenzione primaria soprattutto in vista dell’aumento dell’aspettativa di vita – ha osservato Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – Questi dati ci impongono di prestare una maggiore attenzione in tutte le politiche, e non solo in quelle sanitarie, all’educazione agli stili di vita salutari. Il vantaggio è doppio, individuale e collettivo: essere anziani con un buon tempo da spendere e poter affrontare una spesa sanitaria maggiormente sostenibile”.

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