Charlie non ha bollato i morti ma i vivi - QdS

Charlie non ha bollato i morti ma i vivi

Carlo Alberto Tregua

Charlie non ha bollato i morti ma i vivi

sabato 10 Settembre 2016 - 00:00

La satira francese e le colpe italiane

Il periodico Charlie Hebdo ha pubblicato due vignette che hanno fatto insorgere i benpensanti italiani. Nel primo è scritto Séisme à l’italienne, penne sauce tomate, penne gratinées, lasagnes, come a voler dire che il sisma italiano è conseguenza della pasta asciutta.
Ora, che agli italiani piaccia la pasta asciutta è un dato di fatto, sicuramente positivo, ma il senso satirico della vignetta voleva indicare, probabilmente, una faciloneria con cui i sismi vengono affrontati. Come dar torto al giornale satirico francese? Centoventi miliardi di risarcimenti erogati dallo Stato fra il 1968 (Belìce) e il 2012 (Emilia) rappresentano un comportamento antitetico a quello del buon padre di famiglia, che avebbe dovuto prevenire anziché curare.
Charlie è ritornato sull’argomento con una seconda vignetta: Italiens… c’est pas Charlie Hebdo qui construit vos maisons, c’est la mafia! Anche qui il significato è preciso e veritiero, non perché le case siano state costruite dalla mafia, ma perché gli immobili pubblici, sono stati ristrutturati con criteri antisismici solo perché attestati da carte false.
Charlie ha dunque bollato i vivi e non i morti.

Come non pensare che vi siano state infiltrazioni mafiose o corruzione laddove direttori di lavori, progettisti e controllori degli Enti pubblici hanno attestato che i lavori erano stati eseguiti con criteri antisismici; ovvero quando gli stessi tecnici hanno proceduto a ristrutturazioni senza adottare i criteri antisismici obbligatori per la legge vigente? Vero è che una chiesa del 1300 non può essere stata costruita dalla mafia, perché allora inesistente. Ma è anche vero che è mancata un’adeguata ristrutturazione.
In ogni caso, questi comportamenti asociali, e forse penalmente rilevanti, devono essere portati all’opinione pubblica. Non c’è bisogno che le Procure e gli investigatori raccolgano migliaia di carte quando sono sufficienti tre documenti per chiarire se un immobile è stato costruito o ristrutturato con criteri antisismici: il progetto e la relazione, il collaudo del direttore dei lavori e la certificazione dei responsabili degli uffici tecnici che avevano il dovere di controllare.
La cosa più grave, in questo quadro, è che in settant’anni mai nessun governo si è posto il problema di un’azione di lungo periodo per costruire o ristrutturare gli immobili con criteri antisismici.

Solo ora è gemmata l’ipotesi di una legge di lungo periodo, denominata “Casa Italia”, che avrebbe una disponibilità di 12 miliardi, per procedere alle necessarie ristrutturazioni antisismiche: in primis, di tutti gli edifici pubblici, sia di proprietà che in locazione; e poi di tutti gli altri immobili, cominciando da quelli che sono situati nelle aree più a rischio sismico.
Ma intanto, non si capisce perché non debba essere istituita l’assicurazione obbligatoria per i rischi di catastrofi, in modo tale che, oltre all’Imu e pagando una piccola cifra, tutti i proprietari di immobili pubblici e privati possano contare su un risarcimento pronto. Non solo in caso di terremoto, ma anche per eventuali disastri ambientali, eruzione vulcanica, maremoto e altro.
Renzi ha coinvolto in questo progetto l’archistar Renzo Piano, che è anche senatore a vita, nominato dall’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Importante sarà il cervello che progetterà questa legge, “Casa Italia” ripetiamo. Ma ancora più importante sarà la formulazione della legge e, soprattutto, la capacità dei responsabili delle istituzioni di attuarla e farla attuare da una burocrazia efficiente.

Insomma, se non si delinea un percorso completo che raggiunga l’obiettivo della ristrutturazione degli immobili nelle zone a rischio, fissando anche un rigoroso cronoprogramma multiannuale e determinando le risorse necessarie, la buona idea dell’iniziativa si infrangerà, come spesso accade, contro gli scogli dell’incapacità realizzativa del ceto politico e di quello burocratico.
È sbagliato pensare che lo Stato debba tirar fuori tutte le risorse per questa operazione. è necessario che lo faccia per gli immobili di proprietà pubblica. Ma per quanto riguarda quelli privati, la stragrande maggioranza, è sufficiente che metta a disposizione sgravi fiscali e pagamento degli interessi dei mutui necessari alla ristrutturazione stessa, nonché abitazioni da utilizzare per il temporaneo trasferimento dei cittadini durante i lavori

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