Un Municipio particolarmente fragile fra crepe, cornicioni cadenti e umidità - QdS

Un Municipio particolarmente fragile fra crepe, cornicioni cadenti e umidità

Andrea Pizzo

Un Municipio particolarmente fragile fra crepe, cornicioni cadenti e umidità

giovedì 17 Dicembre 2009 - 00:00

Sciacca (Ag). La scarsa sicurezza degli edifici cittadini.
Inadempienti. Le pessime condizioni in cui versa la struttura perdurano, in barba a tutte le leggi che dovrebbero tutelare chi fruisce dei luoghi pubblici e i dipendenti sul posto di lavoro.
Casse senza risorse. Per tutti gli interventi necessari a ristrutturare in toto lo stabile servirebbe una notevole quantita di denaro. Di conseguenza si va avanti solo con interventi tampone.

SCIACCA (AG) – Guardandolo da fuori è un autentico bijou. Dà l’idea di un edificio tanto affascinante e imponente, quanto sicuro e resistente. Sarà per via dell’impeccabile prospetto (bianco e giallo tufo), da poco rifatto grazie ai fondi aggiuntivi dell’accordo di programma quadro “Verdura golf resort”. Basta varcare la soglia di uno dei due grandi cancelli, però, per accorgersi che le cose non stanno proprio così. Anzi, forse è l’esatto contrario.
L’ex Convento dei Gesuiti, da decenni sede del Comune di Sciacca, è in pessime condizioni strutturali. E non potrebbe essere altrimenti: la sua costruzione risale al XVII secolo. È sufficiente dare un’occhiata alle “pareti” dei due chiostri presenti all’interno del complesso per intravedere segni evidenti di precarietà e quindi di pericolo. Prospetto malandato, cornicioni “spizzicati”, ringhiere arrugginite. Se poi ci si addentra lungo i corridoi e fra le innumerevoli stanze che lo compongono la situazione non migliora. Sembra di stare in una catapecchia: crepe nei soffitti e umidità nei muri. Qualche intervento di manutenzione di norma viene effettuato. Solo per “tamponare”. Niente di risolutivo. Gli apparati competenti fanno il possibile. Le scarse disponibilità economiche non aiutano.
Quest’anno si rattoppa qua, l’anno dopo là. Per adeguare l’immobile alle vigenti norme antisismiche di soldi ce ne vogliono tanti. E non si trovano. Forse, però, i 120 mila euro, o poco più, impiegati l’anno scorso per ristrutturare soltanto la parte in cui è allocato l’ufficio di gabinetto del sindaco, potevano essere spesi meglio. Magari per sistemare anche altri locali. Ma l’allora primo cittadino, Mario Turturici, per il suo “orticello”, ha voluto fare le cose in grande. Oltre alle opere di carpentiera per renderlo più sicuro (sacrosante!), ha fatto acquistare nuovi componenti d’arredo – mobili, divani, tende – tutt’altro che sobri. Come se esistessero dipendenti di serie A e dipendenti di serie B. Come se le altre centinaia di persone che operano al Municipio fossero ultra-protette. Tutt’altro.
Le foto parlano chiaro. Si tratta di soggetti la cui incolumità, ogni giorno, è sottoposta a rischi di non poco conto. In barba alla disposizioni della legge 626 del 1994 (trafuso nel decreto legislativo 81 del 2008) per la sicurezza sui posti di lavoro. Tocchiamo ferro e facciamo un esempio. Se la città termale fosse colpita da un terremoto di intensità medio-alta, cosa succederebbe? L’ex convento dei Gesuiti rimarrebbe in piedi oppure si scioglierebbe come neve al sole? Alla luce dell’età dell’immobile e dei danni subiti dallo stesso in occasione di fenomeni ben più normali, qualche perplessità sorge. Sono bastate le prime piogge di inizio autunno, infatti, per far venir giù – lo scorso 24 settembre – il contro soffitto dell’ufficio personale. Per fortuna, è successo di notte. Quando chi, di giorno, lavora in quella stanza era nel suo letto a riposare. Al sicuro.
Pure la “dimora” del sindaco e l’ufficio di gabinetto, sebbene da poco ristrutturati, ne uscirono malconci. In parole povere, le condizioni per far sì che, in caso di calamità, il Comune di Sciacca possa fare la stessa fine della Prefettura dell’Aquila, ovvero crollare, sembrano esserci tutte.
Preoccupazioni condivise dai consiglieri del Pdl, avendo presentato un’interrogazione all’amministrazione per sapere quanto è sicuro il palazzo comunale. Nessuno vuole provocare allarmismi. Lo scopo di quest’inchiesta prende spunto dal detto: “Prevenire è meglio che curare”.
Il nostro, insomma, è un invito a fare qualcosa a chi di competenza. Per evitare che un giorno vengano pronunciate frasi del tipo: “Era nell’aria”, “Si sapeva”, “Tragedia annunciata”. La prudenza non è e non deve essere mai troppa. Specialmente in Italia, vedi L’Aquila. A maggior ragione in Sicilia. Giampilieri docet.

Gli interventi promessi dall’amministrazione
SCIACCA (AG) – “Alla luce delle cattive condizioni in cui versa l’edificio, stiamo lavorando per chiedere un contributo straordinario alla Regione, per fare in modo che i problemi più spinosi possano essere risolti nel più breve tempo possibile”.
Queste le dichiarazioni rilasciate, all’indomani della riparazione del controsoffitto dell’ufficio personale, ceduto a causa del maltempo, dall’assessore al Personale, nonché responsabile della sicurezza all’interno del Municipio, Alberto Sabella.
L’amministratore (in carica da quattro mesi), in sostanza, non ha né nascosto né tantomeno sottovalutato il problema. Addirittura, non ha mascherato la sua preoccupazione, i suoi timori per quello che potrebbe succedere in caso di calamità. Tanto da essersi già attivato per provare ad alleviare i pericoli. Contestualmente, Sabella, ha annunciato che l’amministrazione comunale è a lavoro per redigere un piano generale di messa sicurezza dell’intero stabile. L’obiettivo è quello di avviare una massiccia opera di manutenzione dell’ex Convento dei Gesuiti. Le difficoltà, comunque, non mancano. E, neanche a dirlo, sono tutte di natura economica.
Il bilancio comunale non può sostenere gli elevati costi necessari per intraprendere e completare le operazioni di riqualificazione e ammodernamento della struttura. L’assessore, comunque, non si scoraggia e ha un’idea ben precisa per racimolare le risorse finanziaria utili a rendere operativo il piano di messa in sicurezza.
“Puntiamo – annuncia Sabella – a ottenere dei finanziamenti banditi dallo Stato e dall’Unione Europea”.

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