Scaletta Zanclea, tre mesi dopo il disastro aspettando 130 mln € per la ricostruzione - QdS

Scaletta Zanclea, tre mesi dopo il disastro aspettando 130 mln € per la ricostruzione

Francesco Torre

Scaletta Zanclea, tre mesi dopo il disastro aspettando 130 mln € per la ricostruzione

mercoledì 27 Gennaio 2010 - 00:00

Alluvione. Sicurezza e interventi nel comune colpito.
I progetti. Previsti finora solo 3,2 mln € per lavori sul torrente Divieto e per la via di fuga a Guidomandri. Ma il paese è attraversato da quattro torrenti, più i costoni, da mettere in sicurezza.
Casse disastrate. Come spiega il primo cittadino, il Comune non ha destinato somme ai necessari interventi perchè “si trova da tempo in uno stato di dissesto finanziario”.

SCALETTA ZANCLEA (ME) – È possibile che per arrivare a prendere decisioni importanti sul piano della sicurezza fossero necessari 31 morti e 6 dispersi? “Sì, evidentemente sì”.
Un’ora e mezza di intervista, tanti argomenti sviscerati e molte proposte sul tavolo della ricostruzione, ma solo una risposta, solo una frase rimane in testa e lascia scendere nell’anima un vuoto incolmabile, un silenzio senza nome, un “Novembre umido e piovigginoso”, per dirla con le parole di quel giovane marinaio di Melville che non vedeva l’ora di prendere la via del mare: “Sì, evidentemente ci volevano i morti”.
La voce è quella di Mario Briguglio, sindaco di Scaletta Zanclea dal 2003. Al momento l’unico, insieme al dirigente dell’Ufficio tecnico dello stesso Comune, Salvatore Calabrò, ad aver ricevuto un avviso di garanzia nell’ambito dell’inchiesta sull’alluvione del 1° ottobre scorso. Omissione di atti di ufficio. “Ma sono serenissimo”, dichiara, “quando si effettuano delle indagini così vaste e complesse sono cose che possono capitare”.
Sindaco, sono passati più di tre mesi e mezzo dall’alluvione. Come si presenta oggi Scaletta?
“Possiamo dire che l’emergenza è terminata, e che siamo già nella fase 2, quella della messa in sicurezza e della ricostruzione”.
Ma la Statale 114 è ancora un viavai di mezzi della Protezione Civile.
“Quelli saranno presenti almeno fino al 31 dicembre di quest’anno, anche per verificare la realizzazione dei cosiddetti Piani di emergenza speditivi, che comprendono anche l’installazione – già effettuata – delle sirene di allarme (il cui primo test di funzionamento è stato un flop, nda)”.
Intanto continuano ancora le ricerche dei cinque dispersi.
“Sì, ora si scava nella parte finale del corso dei torrenti con un movimento terra sulla battigia. Si presume possano essere stati travolti dalla valanga che si è riversata a mare”.
Ma almeno qualcuno degli sfollati sta tornando nelle proprie abitazioni?
“All’inizio i residenti di Scaletta fatti evacuare erano 456 (su una popolazione di 2450 abitanti, dati Istat 2009, nda), ma già un centinaio sono andati via dagli alberghi e si sono trovati un’autonoma sistemazione. E altri li seguiranno perché sto per firmare un’ordinanza che prevede il rientro nelle case ubicate all’interno della zona verde di Guidomandri Superiore”.
Messa in sicurezza e ricostruzione. Ci sono progetti già pronti?
“Sì, due progetti esecutivi sono pronti e già esaminati dalla Protezione Civile. Si tratta del secondo lotto dei lavori sul Torrente Divieto (intervento da 1,2 mln €), e della realizzazione di una via di fuga a Guidomandri Superiore (2 mln €)”.
Solo una goccia nell’oceano…
“La Protezione Civile assieme al Genio Civile stanno predisponendo altri piani, anche perché il nostro Comune è attraversato da quattro torrenti e bisognerà metterli in sicurezza tutti, più i costoni".
Una stima dei soldi necessari?
“125/130 mln di euro”.
Da trovare dove?
“Li finanzierà il Governo. Berlusconi si è impegnato personalmente. Ma ci vorrà del tempo per rimettere tutto in sesto”.
Nel frattempo?
“Il nostro progetto è delocalizzare in Contrada Cuturi, sopra Capo Scaletta. 5 ettari agricoli da trasformare in edificabili che possono ospitare insediamenti importanti. Ancora, però, è solo un’ipotesi”.
Anche perché al momento il Governo nazionale per la ricostruzione non ha finanziato nemmeno un centesimo.
“Io non me la sento di colpevolizzare il Governo nazionale. I fondi sono stati promessi e arriveranno. Certo, è, però, se da qui a sei mesi non si prenderanno provvedimenti in questo senso daremo il via a forme di protesta eclatanti”.
Come quelle a seguito dell’alluvione del 25 ottobre 2007? Anche allora non arrivò nulla dal Governo nazionale, nonostante le promesse.
“Di certo da allora dalla Protezione Civile non abbiamo avuto una lira. E questo nonostante le tante lettere da me inviate al Prefetto, al presidente della Regione e al presidente del Consiglio dei ministri. Ma non è vero che prima del disastro non è stato fatto niente. Il ministero dell’Ambiente, per esempio, ci ha finanziato tre interventi parziali per un totale di 2,8 mln di euro, tutti eseguiti”.
Peccato fossero solo parziali. Il Comune ha mai partecipato alle spese per la messa in sicurezza?
“No, non abbiamo mai dirottato somme per la sicurezza, ma non eravamo nelle possibilità di farlo perché siamo da tempo in dissesto finanziario”.

Concessioni edilizie un sistema da rivedere

Sindaco Bruguglio, la realizzazione di vie di fuga non è di competenza comunale?
“A Scaletta tutti sanno che non esistono vie di fuga, è da decine di anni che si studiano soluzioni, ma all’atto pratico non si fa mai nulla. Anche adesso si sta studiando dove crearle, ma è davvero difficile per via della conformazione urbanistica del comune”.
L’inchiesta della Procura. I periti stanno accertando la prevedibilità e la preventibilità del disastro. Secondo lei?
“Ciò che è successo non si poteva né prevedere né preventivare, è stato un disastro della natura”.
Questo libera gli amministratori locali come lei – sindaco da 6 anni e mezzo – da qualsiasi responsabilità personale, nemmeno di tipo morale?
“Io non mi sento per nulla responsabile di ciò che è successo, soprattutto in relazione a quanto è stato detto sul presunto abusivismo di Scaletta”.
Non entriamo nel merito, anche perché tutto il lavoro dell’ufficio tecnico del Comune è in mano alla Procura della Repubblica. Le chiediamo però: anche ammettendo la regolarità dei provvedimenti adottati in termini di autorizzazioni edilizie, non crede che sia assolutamente fallace un sistema che dà piena libertà ai Comuni di rilasciare concessioni in aree considerate dal Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico della Regione Siciliana P4 R4, ovvero con massima pericolosità e massimo livello di rischio?
“Certo, oggi è evidente che tutti i Piani regolatori devono essere rivisti e ogni Comune ha il dovere di dotarsi di un geologo”.
Ma possibile che per arrivare a questa conclusione ci volessero i morti?
“Sì, evidentemente sì”.

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