Sequestro da 150 milioni a Ciancio. Gravi accuse dalla Procura etnea - QdS

Sequestro da 150 milioni a Ciancio. Gravi accuse dalla Procura etnea

Gabriele Patti

Sequestro da 150 milioni a Ciancio. Gravi accuse dalla Procura etnea

mercoledì 26 Settembre 2018 - 07:00
Sequestro da 150 milioni a Ciancio. Gravi accuse dalla Procura etnea

Nel mirino dei Pm i presunti rapporti tra l’editore de “La Sicilia” e Cosa nostra

CATANIA – “Il decreto di prevenzione ha accertato una pericolosità sociale qualificata di Mario Ciancio Sanfilippo e un anomalo sviluppo del suo patrimonio”. Questo è quanto dichiarato dal procuratore della Repubblica di Catania, Carmelo Zuccaro, in occasione della conferenza stampa tenutasi ieri al Tribunale di Catania, con la quale sono stati resi noti i dettagli relativi al decreto di sequestro, e contestuale confisca, relativo a conti correnti, polizze assicurative, 31 società, quote di partecipazione detenute in ulteriori 7 società e beni immobili nei confronti del noto imprenditore operante nel campo immobiliare, nonché direttore ed editore del quotidiano La Sicilia.
Il valore dei beni, in corso di compiuta quantificazione, risulta non inferiore a 150 milioni di euro. Il provvedimento – specifica la Procura – è in corso d’esecuzione a cura dei Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Catania.
Nel mirino degli inquirenti le relazioni tra l’editore e la mafia. Le indagini parlano di “rapporti con esponenti di vertice di Cosa Nostra sulla base di aiuti e favori reciproci che dura dagli inizi degli anni ’70, sin da quando la stessa era diretta da Giuseppe Calderone, che si intensificano e vanno avanti anche dopo la presa di potere di Benedetto Santapaola”.
“Ma è anche emerso – ha proseguito il procuratore – il ruolo di canale di comunicazione svolto dallo stesso Ciancio per consentire ai vertici della famiglia mafiosa di venire a contatto con esponenti autorevoli delle Istituzioni”.
Al centro delle indagini, anche la linea editoriale de La Sicilia: “Ciancio – stando a quanto dichiarato dalla Procura – ha imposto al giornale, e alle emittenti televisive, di mantenere nell’ombra i rapporti tra la famiglia mafiosa e le imprese direttamente o per interposta persona controllate dalla medesima”; come poi specificato nella nota dei Pm, ha mantenuto in sordina gli interessi economici che direttamente o indirettamente erano controllati dalla famiglia Santapaola; ha tenuto nell’ombra l’ampia rete di collusione nel mondo imprenditoriale e istituzionale tra Cosa Nostra e gli esponenti del tessuto economico-sociale; e ancora – ha sottolineato Zuccaro – ha mantenuto una politica basata sul “non porre all’attenzione mediatica gli esponenti mafiosi non ancora pubblicamente coinvolti dalle indagini giudiziarie nonché l’ampia rete di connivenze e collusioni sulle quali questo sodalizio mafioso poteva contare per mantenere la propria influenza nella provincia catanese”.
Inoltre – si legge nel comunicato inoltrato ieri mattina – ha impiegato grandi quantità di capitali di provenienza mafiosa investiti nelle iniziative economiche, anche di natura speculativa immobiliare, poste in essere nell’arco di numerosi decenni. “Il Tribunale di prevenzione – ha affermato il procuratore Zuccaro – ha accertato investimenti cospicui di oltre 2 miliardi e 400 milioni delle vecchie lire da parte del proposto che non hanno trovato alcuna giustificazione nei beni che ufficialmente risultavano nella disponibilità dell’imprenditore”.
Il procuratore Carmelo Zuccaro risponde al Quotidiano di Sicilia
I rapporti tra Ciancio e Cosa Nostra sono “emersi in epoca recente nelle vicende imprenditoriali che riguardano, in primis, la costruzione del Parco Commerciale Porte di Catania (realizzato): in tale vicenda il direttore è coinvolto poiché socio, unitamente a Giovanni Vizzini (la cui figlia è coniugata con Rappa Vincenzo, che appartiene a una famiglia con alcuni membri condannati per associazione mafiosa di cui all’art. 416 bis c.p.) e Tommaso Mercadante (nipote di Tommaso Cannella e figlio di Giovanni Mercadante entrambi condannati per fatti di cui all’art. 416 bis c.p.)”.
Gli affari tra mafia e imprenditore hanno interessato anche “l’edificazione del Parco Commerciale Sicily Outlet, di cui Ciancio risulta sia proprietario dei terreni su cui è sorta l’opera sia socio nella Dittaino Development. Parte dei lavori, inoltre, sono stati eseguiti da Basilotta e Incarbone, anche loro nel giro di Cosa Nostra”.
Altro progetto – di cui non si è mai completata la realizzazione – riguardava la ditta Stella polare Srl: “Nell’area Sud di Catania si intendeva creare un centro congressi, strutture per esposizione, acquari, parchi divertimenti, cinema, gallerie commerciali e altro. Ciancio, proprietario dei terreni, “risulta aver avuto un ruolo attivo nella gestione della complessa vicenda imprenditoriale, avendo finanche seguito personalmente l’iter relativo al rilascio delle previste concessioni e fungendo, in tale ambito, da anello di congiunzione con la Pa in luogo dell’Amministratore unico”.

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