Il cambiamento - QdS

Il cambiamento

Pino Grimaldi

Il cambiamento

sabato 19 Gennaio 2019 - 00:00
L’orgia informatica della settimana tutta incanalata sull’arresto di un criminale accolto al suo arrivo in Italia da ministri, generali, forze di tutti gli ordini -mancava solo qualche prelato e poi ci sarebbero stati tutti – ha messo in secondo piano lo status socio-politico del paese che ove dovesse essere valutato da una agenzia di rating ad hoc sarrebbe: ridicolo.
E tale perché manca in chi ha la responsabilità di guidare il paese “le phisique du role” che non è solo corporeo ma è soprattutto mentale. In teatro il bravo attore sa che se non si “cala” nel personaggio non riesce ad interpretare ciò che l’autore ha scritto; e lo stesso vale per i direttori d’orchestra e, financo per i pastori sacerdoti di qualsivoglia religione. Di fatto, nessuno che non abbia al cento per cento la personalità del ruolo che svolge riesce a sfondare ed avere consenso e gradimento. Una volta era così anche in politica ed in tutte le arti e mestieri e professioni, e ciascuno stava ben attento ad agire, comportarsi, vestirsi, come il ruolo del momento esigeva.
Lo stato confusionale dell’essere – ed apparire per essere e viceversa – lo notava già Pasolini che nauseato scriveva come – e parliamo di mezzo secolo fa! – affacciandosi da un balcone non si riusciva più, come prima, a riconoscere nei passanti i liberali con giacca e cravatta, i socialisti con foulard al collo, i preti con la tonaca. E dal quel tempo ancora accettabile, si è giunti all’oggi con lo sbrindellamento generale fisico e mentale con assenza di autocritica e narcisismo elevato a potenza logaritmica.
Il fenomeno è quasi globale. Ma da noi talmente marcato da chiedersi se non si stia attraversando uno dei momenti più neri della nostra non lunghissima storia di Nazione. Un governo che va avanti con in mano un contratto di locazione di Palazzo Chigi imposto al popolo; una Corte Suprema che interpellata se sia giusto che il Parlamento non abbia il tempo minimo necessario per leggere le leggi poste in votazione risponde alla maniera della sibilla cumana; il Colle che redarguisce con tono paterno la classe politica e di governo ma firma in zona Cesarini manovre destruenti l’assetto del Paese; una piattaforma privata che funge da propinatore di idee e leggi accettate dal popolo ignaro perché è lo smartphone che regna e non la ragione.
Ricordo un prefetto di Enna, ove era allocato il Comando della armata Sud, nell’inverno del 1943 quando la disfatta appariva inevitabile, affacciandosi dal balcone disse:“Camerati, teniamo duro e ricordate che dopo l’inverno viene la primavera e la nostre forze armate rifiorite debelleranno l’odiato nemico”.
Il 10 Luglio di quell’anno il”nemico” sbarcò in Sicilia ed il 19 Agosto l’Isola era tutta in mano all’invasore. Fu chiamato “liberatore” e tutto tornò tranquillo. Come prima. Ma fu cambiamento.
È ciò cui allude il Governo? Domanda “politically incorrect”.

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