La terra trema, la prevenzione è immobile - QdS

La terra trema, la prevenzione è immobile

Rosario Battiato

La terra trema, la prevenzione è immobile

martedì 12 Febbraio 2019 - 05:00
La terra trema, la prevenzione è immobile

Dopo gli annunci post terremoto, nuovo silenzio assordante di Stato, Regione e Comuni. E mentre più di 4,5 milioni di siciliani sono in pericolo, i cantieri restano ancora chiusi. L’Isola fatalista: si aspetta la tragedia e la manna dallo Stato, solo una casa su 300 assicurata

PALERMO – Gli eventi del giorno di Santo Stefano nell’area etnea hanno risvegliato, almeno per qualche settimana, l’attenzione sul profondo coinvolgimento sismico dell’Isola, prima di farlo tornare in un vano segreto dell’attualità, pronto a saltare fuori alla prossima emergenza. Intanto, la prevenzione avanza a fatica, soprattutto in merito alla messa in sicurezza delle abitazioni, agli studi di microzonazione sismica, necessari per avviare una strategia di pianificazione, e persino in relazione all’assicurazione contro i danni da terremoto, un vero e proprio tabù in un Paese che pretende che a pagare sia sempre e comunque lo Stato, anche per quelle abitazioni che non sono in regola con la normativa antisismica, passaggio invece necessario per procedere alle polizze assicurative.
Case a rischio
Eppure i numeri sono ben noti, considerando che la mappatura nazionale della Protezione civile colloca circa il 90% del territorio isolano nelle prime due fasce di rischio sismico. Si tratta, nel dettaglio, di 27 comuni nella zona più pericolosa, la numero 1, dove “possono verificarsi fortissimi terremoti”, e altri 329 nella zona 2, dove possono “verificarsi forti terremoti”. A rischiare di ballare su un territorio notoriamente esposto ai terremoti, secondo un approfondimento del Cresme di inizio gennaio, curato da Paola Reggio, ci sono più di 4,5 milioni di siciliani, il secondo dato più elevato tra le Regioni italiane, dopo la Campania che arriva a circa 5,5. Persone che ovviamente risiedono in abitazioni: ammontano a 1,7 milioni le abitazioni occupate in edifici residenziali (144mila nella prima fascia) che si trovano nella morsa del rischio sismico, mentre il dato relativo agli edifici a uso residenziale arriva a circa 1,3 milioni ma che si spinge fino a 1,5 se si prendono in considerazione anche le altre tipologie. Case edificate sul rischio che patiscono anche diverse difficoltà strutturali: quasi un edificio su tre è stato costruito tra il 1919 e il 1970, quindi prima dell’avvio della normativa antisismica, e poi ce ne sono 370 mila che sono stati definiti in stato di conservazione “mediocre” e altri 43 mila in “pessimo”.
I grandi centri, dove si addensa la maggior parte della popolazione isolana, non fanno eccezione: nel Comune di Catania sono stati registrati circa 30 mila edifici residenziali e tra questi un terzo rientra nella casistica di pessima o mediocre conservazione. Risultati simili si registrano anche a Palermo e Messina. Per Fabio Tortorici della Fondazione Centro studi del Consiglio nazionale dei geologi, il 60% del patrimonio edilizio dell’area etnea è stato costruito prima dell’entrata in vigore delle norme antisismiche.
Microzonazione sismica cercasi
La microzonazione sismica è essenziale, in quanto, come spiega il Dipartimento della protezione civile, permette di “individuare e caratterizzare le zone stabili, le zone stabili suscettibili di amplificazione locale e le zone soggette a instabilità, quali frane, rotture della superficie per faglie e liquefazioni dinamiche del terreno”. In questo senso, nella pianificazione territoriale, in funzione delle varie scale e dei vari livelli di intervento, gli studi di microzonazione sismica sono “condotti su quelle aree per le quali il quadro normativo consenta o preveda l’uso a scopo edificatorio o per infrastrutture, la loro potenziale trasformazione a tali fini, o ne preveda l’uso ai fini di protezione civile”, considerando che sono determinanti per “orientare la scelta di aree per nuovi insediamenti”, definire gli “interventi ammissibili in una data area”, “programmare le indagini e i livelli di approfondimento”, “stabilire orientamenti e modalità di intervento nelle aree urbanizzate”, “definire priorità di intervento”. Ad oggi questa pratica è ancora poco presente nell’Isola. Giuseppe Collura, presidente dell’Ordine dei Geologi di Sicilia, intervistato dal QdS, ha precisato che “lo scorso anno sono stati appaltati i lavori per la realizzazione degli studi di microzonazione sismica nella regione Sicilia”, tuttavia ad oggi “solo in 58 Comuni siciliani sui 282 individuati dalla normativa di riferimento sono stati effettuati questi studi”.
I vantaggi economici della messa in sicurezza
Presa coscienza dei pessimi numeri, sarebbe necessario procedere agli investimenti, anche attraverso gli incentivi governativi come il sismabonus. L’Ance, applicando un modello di studi sul patrimonio isolano a rischio per le prime tra fasce, ha calcolato che un intervento del genere permetterebbe di attivare circa 14 miliardi di euro di investimenti.

In Sicilia assicurata solo una casa su 300 ma sembra esserci un cambio culturale
PALERMO – Ricostruire costa e non sempre è immediato e scontato l’intervento dello Stato che non ha nessun obbligo di intervento e che solitamente opera in seguito allo stato dichiarato di calamità naturale. E non sempre l’ammontare destinato alla ricostruzione è sufficiente per ripristinare quanto si è perso nel sisma. Gli altri Paesi, infatti, si sono organizzati con formule obbligatorie assicurative di vario genere – alcune gestite anche dallo Stato – che però garantiscono varie formule di copertura.
Anche in Italia è possibile assicurarsi, sebbene ci siano diverse varianti sulla base della tipologia di polizza e anche del territorio, ma non è obbligatorio. Lo dimostra il fatto che gli ultimi dati Ania (associazione nazionale fra le imprese assicuratrici) abbiano certificato in Sicilia soltanto una casa su 300 con la polizza contro il terremoto anche se, stando agli ultimi dati di Facile.it, ci sarebbe una rincorsa: la richiesta delle coperture per la casa è aumentata dell’11% in un anno, con un picco di +39% nell’ottobre del 2018.
La palma d’oro va alla Sicilia, con una crescita del 77%, tendenza progressiva superiore alla media nazionale, anche se la strada pare ancora lunghissima. Ovviamente sono escluse dalle coperture tutte le costruzioni abusive e quelle non conformi alle norme tecniche di legge vigenti alla data di costruzione previste per gli immobili in zone sismiche.

Sisma Santo Stefano, agibile soltanto la metà degli edifici
PALERMO – I numeri del terremoto di Santo Stefano, peraltro collocato in un’area che aveva già subito un evento calamitoso nel 1984, raccontano le conseguenze di una calamità naturale su un territorio fatalmente esposto. I dati della Protezione civile regionale di metà gennaio hanno certificato la presenza di 1.334 sfollati che si sono distribuiti tra 556 che hanno fatto ricorso a sistemazioni autonome e 776 in alberghi convenzionati con la Regione Siciliana. Due sono ospitati in strutture pubbliche.
I sopralluoghi nelle abitazioni, pari a 5.867 a fronte di 7.255 di istanze presentate per controllo degli immobili, hanno determinato, in seguito alle verifiche di agibilità, il 21,7% delle abitazioni inagibili, il 23,6% parzialmente agibili e 54,7% agibili. Per l’immediato, in seguito allo stato dichiarato di emergenza nazionale, sono stati stanziati 10 milioni di euro per gli interventi di prima necessità a fronte di una prima stima dei danni che ammonterebbe a circa 100 milioni di euro.
Il 18 gennaio scorso, Calogero Foti, commissario delegato per l’emergenza, ha diramato la direttiva per la concessione del contributo per la realizzazione degli interventi necessari a ripristinare le condizioni di agibilità anche per favorire il rientro di quelle persone che non hanno subito danni strutturali. Il contributo può arrivare fino a 25 mila euro.
Intanto, lo scorso 7 gennaio è stata emessa la direttiva applicativa per la concessione del Cas, il contributo autonoma sistemazione che prevede contribuiti mensili per coloro che hanno perso la casa (da 400 fino a 900 euro mensili sulla base del numero di componenti della famiglia). A fine mese, inoltre, è arrivata la firma del Ministro Tria sul decreto per la sospensione dei tributi nei comuni in provincia di Catania colpiti dal terremoto del 26 dicembre. Si prevede, in particolare, il versamento dei tributi fino al 30 settembre del 2019.

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