Terremoti, beni culturali a rischio crollo. Più di uno su dieci si trova in Sicilia - QdS

Terremoti, beni culturali a rischio crollo. Più di uno su dieci si trova in Sicilia

Rosario Battiato

Terremoti, beni culturali a rischio crollo. Più di uno su dieci si trova in Sicilia

mercoledì 27 Febbraio 2019 - 05:00
Terremoti, beni culturali a rischio crollo. Più di uno su dieci si trova in Sicilia

L’Enea ha elaborato una serie di soluzioni per mettere in sicurezza il patrimonio artistico dell’Italia. Ispra: la Sicilia è la terza regione per numero di edifici in pericolo (oltre 350)

PALERMO – La vasta gamma di interventi messi in campo dall’Enea in seguito agli eventi sismici che hanno colpito l’Italia centrale, tra il 2016 e il 2017, ha riguardato anche il patrimonio storico, artistico e culturale conservato nei secoli negli edifici di culto, fatto di elementi di pregio quali affreschi, stucchi, sculture ed arredi interni.
In particolare, nella zona centrale di Amatrice, è stata messa in evidenza la grande fragilità di questa tipologia costruttiva e della violenza con cui il sisma ha colpito. Un lavoro e un’esperienza che possono essere estese anche al resto d’Italia e soprattutto alla Sicilia che risulta, secondo dati Ispra, la terza regione per numero di beni culturali esposti al rischio sismico.
“La riduzione della vulnerabilità del patrimonio culturale deve necessariamente tenere in conto il rispetto e la conservazione dei caratteri artistici e storici insiti nell’opera”, ha spiegato la ricercatrice Enea Concetta Tripepi. Per l’esperta dell’Agenzia resta “indispensabile, tuttavia, riconoscere la fragilità di tali edifici e prevedere l’inserimento di presidi atti ad assicurare un adeguato livello di miglioramento sismico, con interventi in grado di garantire la conservazione dell’architettura in tutte le sue declinazioni, consolidare gli elementi strutturali, assicurare un idoneo irrigidimento dei solai lignei, contrastare le spinte delle coperture e migliorare i collegamenti tra le pareti ortogonali e tra queste e gli orizzontamenti”. Sulla base di queste condizioni è “possibile garantire la salvaguardia degli occupanti e la conservazione del bene stesso”, ha aggiunto Tripepi.
I risultati degli studi in campo hanno di fatto fornito “nuovi spunti e proposte per la prevenzione e il miglioramento strutturale del patrimonio storico e la gestione del territorio colpito dal sisma”, si legge nella nota rilasciata dall’Agenzia nei giorni scorsi, a partire dal sistema di isolamento sismico da posizionare in sottofondazione, che è stato brevettato da Enea e Politecnico di Torino. Questo sistema è in grado di coniugare sicurezza e conservazione del bene.
Per lavorare al meglio sarebbe opportuno “disporre di una schedatura preventiva degli edifici tutelati, contenente le informazioni utili da utilizzare in fase emergenziale, che consentirebbe di procedere in maniera più veloce e consapevole nelle fasi di verifica dell’immediato post-sisma”, secondo quanto riportato dal ricercatore Enea Giacomo Buffarini.
Uno studio da tenere in considerazione soprattutto per quella che attualmente è la situazione isolana che vede un grande patrimonio abbinato a circa il 90% dei comuni isolani nelle due più alte fasce di rischio sismico. Un dato di fatto che posiziona l’Isola al terzo posto nazionale tra le regioni con il più alto numero di beni esposti al rischio sismico.
Ne sono stati censiti ben 356, pari al 12% del totale nazionale. In situazioni di maggiore pericolo si trovano soltanto i beni di Calabria (409) e Campania (488). I due recenti terremoti siciliani, tra cui quello ben noto di “Santo Stefano”, hanno in effetti coinvolto e reso inagibili, oltre che le abitazioni private, tante chiese della provincia.

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