Regione, contratti da privilegiati - QdS

Regione, contratti da privilegiati

Lucia Russo

Regione, contratti da privilegiati

mercoledì 28 Luglio 2010 - 00:00

Particolarità. Per i dipendenti della Regione siciliana.
Crescita delle unità di personale. “Non correlata ad un incremento delle attribuzioni e nemmeno coerente con i reali fabbisogni” scrive la Corte dei Conti Sicilia.
Indennità di presenza. Non è prevista nel Ccnl di Regioni e Autonomie locali, lo è per i contratti Aran Sicilia e tra il 2003 e il 2008 l’esborso è cresciuto del 300 per cento

I numeri parlano chiaro: in base ai dati della Relazione della Corte dei Conti Sicilia al Rendiconto 2009 della Regione, la retribuzione pro capite media nell’anno 2008 per ciascun dipendente della Regione è stata di 40.757 €, nel 2009 di poco di meno: 39.830 €. Invece, se si guarda al Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, per il 2008, si legge in corrispondenza del Ccnl “Regioni e autonomie locali” una retribuzione media pro capite per dipendente di 36.228 euro.
Addirittura ancora più bassa è la retribuzione media dei dipendenti delle Regioni a Statuto speciale di 35.320 auro l’anno. I dipendenti della Regione siciliana sono dei privilegiati, grazie anche a particolari indennità non presenti nel Ccnl di “Regioni e autonomie locali”. Serve l’abolizione della contrattazione regionale, oltre alla razionalizzazione della macchina amministrativa, che è già stata avviata.
La Corte dei Conti Sicilia, in sede di Giudizio di parificazione dell’esercizio finanziario 2009 della Regione Siciliana, ha ribadito quanto già denunciato nelle Relazioni negli anni precedenti. “Tra i fattori che hanno determinato l’evidenziato aumento di spesa per il personale della Regione vanno menzionati i rinnovi contrattuali per il personale dirigenziale e non dirigenziale del comparto con oneri anche molto superiori a quelli garantiti a livello nazionale alla generalità dei dipendenti in servizio presso altre amministrazioni pubbliche (…)”.
In effetti i numeri parlano chiaro. Se si guarda la tabella pubblicata a pagina 86 della Relazione della Corte dei Conti Sicilia al Rendiconto 2009 della Regione Siciliana, si legge una retribuzione pro capite media nell’anno 2008 per ciascun dipendente della Regione di 40.757 euro, nel 2009 di poco di meno: 39.830 euro. Invece, se si guarda al Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, per l’anno più recente disponibile, il 2008, si legge in corrispondenza del Contratto collettivo nazionale “Regioni e autonomie locali” una retribuzione media pro capite per dipendente di 36.228 euro. Addirittura ancora più bassa è la retribuzione media dei dipendenti delle Regioni a Statuto speciale di 35.320 auro l’anno.
La Corte ha auspicato dal Governo “un’ulteriore razionalizzazione delle strutture burocratiche amministrative al fine di incidere sulla dotazione organica del personale dirigente e non dirigente notevolmente accresciuto negli ultimi anni, pur in assenza, in molti casi, di un incremento delle attribuzioni e di coerenza con i reali fabbisogni”.
“Senonché – continua la Corte – la finanziaria regionale 2010 non si è mossa in questo senso. La dotazione organica contenuta all’art. 51, comma 3, prevede significativi incrementi delle unità di personale rispetto agli organici stabiliti dalla legge regionale 28 ottobre 1985 n. 41, senza che vi corrisponda un disegno organico di riforma dell’Amministrazione ed in assenza di adeguate analisi in ordine alle reali esigenze”.
La Corte dei Conti Sicilia raccomanda al legislatore regionale di intervenire per contenere l’aumento del costo del lavoro agganciandolo ad incrementi di produttività e a rivedere gli istituti che garantiscono “prerogative non compatibili con le esigenze di razionalizzazione dei vincoli di bilancio”.
I magistrati contabili sono scesi nei particolari guardando alle indennità previste nei contratti Aran Sicilia, e non invece nel contratto collettivo nazionale di regioni e autonomie locali.E così, scrive la Corte, “per le diverse indennità erogate occorre accertare, a seguito di puntuali verifiche, la sussistenza della necessaria correlazione tra la percezione dell’indennità e la particolare situazione di rischio e/o disagio tutelata dalla norma”. La Corte poi si riferisce in maniera chiara alla c.d. indennità di presenza, che nel Ccnl “Regioni e autonomie locali” non è contemplata. Non ha senso mantenerla, anche se dopo il picco nel periodo 2003-2008, quando è passata al 300 per cento in più da 1,4 milioni nel 2003 ai 4,3 milioni nel 2008, nel 2009 è stata controllata con un abbassamento del 47,5 per cento.

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