Celiachia, più di diecimila casi diagnosticati nella nostra Isola - QdS

Celiachia, più di diecimila casi diagnosticati nella nostra Isola

Francesco Sanfilippo

Celiachia, più di diecimila casi diagnosticati nella nostra Isola

sabato 26 Novembre 2011 - 00:00

L’Aic Sicilia ha presentato nei giorni scorsi i dati 2010: in Italia colpita una persona ogni cento. Palermo, Catania e Messina le province più colpite. Un paziente costa 1.000 € l’anno

PALERMO – La celiachia non accenna a diminuire e, oggi, incide per un soggetto ogni 100 persone. Le province di Palermo, Catania e Messina sono le più colpite, rispettivamente con 2.811, 2.659 e 1.157 casi. Si calcola che ci siano 5 milioni di persone affette da celiachia nell’intero bacino del Mediterraneo, ma le strutture si stanno riorganizzando in centri Hub e Spoke.
La celiachia è una delle malattie autoimmuni che più è aumentata negli ultimi 30 anni. Questa malattia è provocata dall’intolleranza al glutine, che è una sostanza proteica presente nell’avena, nel frumento, nel farro, nel kamut, nell’orzo, nella segale, nella spelta e nel triticale. Si ritiene che l’incidenza di questa intolleranza in Italia sia di un soggetto ogni 100 persone.
Finora, sono stati diagnosticati a oggi poco più di 100.000 casi, ma ogni anno sono effettu ate 20.000 nuove diagnosi con un incremento annuo del 20%. Si calcola che ci siano 5 milioni di persone affette da celiachia nell’intero bacino del Mediterraneo e che le mancate diagnosi della malattia costino 5 miliardi di euro l’anno in tutta quest’area. Un paziente costa mille euro l’anno e subisce 40 interventi sanitari prima di ottenere una diagnosi precisa.
In Sicilia, si contano 10.633 pazienti diagnosticati, ma si tratta di un dato sottostimato, poiché si calcola che un caso su 5 non sia diagnosticato. In particolare, i dati del 2010 presentati dall’AIC Sicilia, indicano le province di Palermo, Catania e Messina come le più colpite, rispettivamente con 2811, 2659 e 1157 casi. La legge 123/07 prevede l’adozione di misure in tema di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e la celiachia rientra tra le patologie da tenere in considerazione. In effetti, non è facile gestire questa patologia fuori dalla propria casa, poiché i pasti serviti negli aerei, nelle navi, nelle mense scolastiche e universitarie, finanche negli ospedali, sono standardizzati. Le imprese appaltatrici non prevedono varietà di menù e i cibi serviti sono a base di glutine. Così l’AIC ha inviato da anni i propri volontari per sensibilizzare le aziende sulle problematiche presentate dal glutine. Non solo, ma il presidente regionale dell’AIC, Fabio Leone, ha annunciato che sta conducendo una battaglia all’Assessorato per far applicare la 123/07 nelle mense scolastiche così da offrire pasti senza glutine agli studenti.
In effetti, per curare la celiachia, occorre escludere dal proprio regime alimentare alcuni degli alimenti più comuni, quali biscotti, pane, pasta, e pizza, ma anche eliminare le più piccole tracce di glutine dal piatto. Questo implica un forte impegno di educazione alimentare, poiché anche i cibi privi di glutine per natura, ma inquinati da glutine presente nei piatti o nelle pentole, possono risultare fastidiose per la salute del paziente. La dieta senza glutine, condotta con rigore, è l’unica terapia ora che garantisce al celiaco un perfetto stato di salute. Tuttavia, diviene durissimo riuscire a mantenere una dieta adeguata quando si è circondati da glutine ovunque. Si stanno attivando i criteri per istituire i centri operatici definiti Hub, così come si sta procedendo all’identificazione degli ambulatori specialistici, chiamati Spoke.
Tali centri permetteranno la creazione di un’assistenza multidisciplinare e garantiranno un’uniformità di procedure in grado di eliminare l’inapropriatezza delle diagnosi e dei ricoveri. Non a caso, un passo in questo senso, infine, è avvenuto, creando una rete regionale integrata tra i centri.

Sicilia “pioniera”. L’importanza dell’“Educazione Terapeutica”
Il Presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo, Salvatore Amato, ha dichiarato: “Un campo interessante si sta aprendo nell’ambito dell’educazione terapeutica, che è diversa da quella sanitaria. L’educazione terapeutica, secondo l’OMS, si rivolge ai pazienti e agli operatori del settore interessato per gestire le patologie croniche. L’Europa ha accolto questo messaggio e la Francia sta formando i primi operatori ufficiali. Ciò è necessario per costruire un sistema che tiri fuori le esperienze e le conoscenze che ogni paziente possiede. La Sicilia è la prima regione italiana che sta istituendo questa figura”.
Il responsabile dell’U.O. FC e Gastroenterologia pediatrica del Policlinico Universitario di Messina, prof. Salvatore Magazzù, ha affermato: “Occorre sensibilizzare la classe medica sui pericoli della celiachia così da evitare errori e ritardi. È necessario creare centri formati da personale competente che eviti stress psico-fisici al paziente, in modo particolare all’adulto”. Il dirigente di 1° livello degli Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello, Lorenzo Oliva ha aggiunto: “La sensibilizzazione sull’alimentazione per pazienti con celiachia deve essere fatta nelle aziende esterne appaltatrici che, spesso, ignorano il problema”.

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