Mancata Unità d’Italia: tesi a confronto - QdS

Mancata Unità d’Italia: tesi a confronto

Patrizia Penna

Mancata Unità d’Italia: tesi a confronto

martedì 29 Novembre 2011 - 00:00

All’Hotel Excelsior convegno organizzato dal Lions Club Catania Host del presidente Bizzini. Una riflessione sul divario Nord-Sud in termini di sviluppo ed investimenti

CATANIA – Fratelli d’Italia… Dov’è la vittoria? È a questa domanda che si è cercato di dare una risposta durante il convegno intitolato per l’appunto “Fratelli d’Italia”, organizzato dal Lions Club Catania Host e svoltosi nell’elegante e raffinato scenario dell’Hotel Excelsior di Catania venerdì 25 novembre.
A fare gli onori di casa ci ha pensato il presidente Francesco Bizzini: “Quest’anno abbiamo festeggiato i 150 anni dell’Unità d’Italia. Oggi parliamo di questione meridionale ma proveremo ad andare ben oltre i banali luoghi comuni legati allo “storico” dualismo conflittuale Nord-Sud. Ci auguriamo che la recente nascita del ministero della Coesione territoriale la cui ragion d’essere è rappresentata da una visione globale, d’insieme del nostro Paese, possa aiutare tutti noi a risvegliare l’orgoglio nazionale e a comprendere che lo Stato esiste ma spetta a noi renderlo coeso”.Il presidente ha poi presentato i due illustri relatori che si sono confrontati a singolar tenzone sulla presunta mancata Unità d’Italia, moderati dal nostro direttore, Carlo Alberto Tregua il quale ha subito incalzato i due interlocutori su un tema che li ha posti su binari opposti ed inconciliabili: “A seconda della prospettiva che si adotta nella lettura dei fatti – ha detto Tregua – , certi scenari possono mutare di volta in volta ed acquisire particolari sempre nuovi e molto diversi tra di loro: è vera ed attendibile la tesi relativa ad un Mezzogiorno depauperato, spogliato di risorse e “sacrificato” sull’altare dell’unificazione nazionale?”
Pino Aprile, giornalista e scrittore, non ha dubbi: “Quando due eserciti di affrontano, uno vince e l’altro perde, è inevitabile tutto ciò. La questione meridionale nasce dopo l’Unità d’Italia. Oggi esistono due paesi: uno “con” e l’altro “senza”. L’Unità d’Italia è servita per creare colonie da cui drenare risorse e sviluppo, colonie che gestiscono potere altrui ma non ne hanno”.
Di tutt’altro avviso Enrico Iachello, preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania il quale ha ribadito che quella del Sud condannato al sottosviluppo è una tesi senza cittadinanza: “Io sono nato in Sicilia e so da dove vengo. Nel processo di unificazione dell’Unità d’Italia non ci sono vincitori e vinti né condivido l’idea di libri di storia che raccontano di un Sud sconfitto e conquistato”.
Tregua ha poi parlato di un Pil siciliano, inchiodato da quarant’anni al 5,6%. Secondo Iachello la responsabilità dell’arretratezza del Sud è solo nostra: “Lo Statuto autonomo è lo scudo dei privilegi della classe politica: forse che il peso della burocrazia ci è stato imposto dal Nord? Dobbiamo prenderci le nostre responsabilità e ripartire da noi stessi”.
Durante la serata, l’attrice Eliana Esposito ha avuto modo di parlare del suo spettacolo, (di cui poi ha mostrato al pubblico il promo), dal titolo “Fratelli d’Italia, dov’è la vittoria?” che è nato per l’appunto dalla volontà, “di approfondire con senso critico il passato e dall’esigenza di “conoscere i fatti senza filtri, senza bugie né censure”.

Dualismo Nord-Sud. Luogo comune o contrapposizione “reale”
Su una cosa i due illustri intellettuali si sono trovati d’accordo: ovvero sulla consapevolezza che lo sviluppo capitalistico non procede mai in maniera uniforme ma “a macchia di leopardo”. Ma subito dopo, ancora una volta, le due visioni si sono allontanate prendendo direzioni opposte: secondo Aprile “prima Nord e Sud non erano così distanti, c’erano differenze minime in termini di sviluppo e ricchezza: oggi la contrapposizione è netta e drammatica”.
Secondo Iachello, invece, questo dualismo netto è riduttivo poiché “la Sicilia è molto diversa dal resto del Mezzogiorno ed al suo interno racchiude tantissime realtà eterogenee, non è possibile uniformare, si rischia la banalità”.
L’intervento del primo vicegovernatore, Antonio Pogliese, è stato un invito alla riflessione sulle responsabilità della politica regionale e nazionale: “Non è importante stabilire a livello storico di chi è stata la colpa, ma capire che oggi abbiamo registrato il totale fallimento della politica. Dobbiamo partire da questa consapevolezza e trarre dal confronto di tesi opposte gli spunti per offrire il nostro contributo, per fare service”. La serata si è poi conclusa con i saluti del governatore distrettuale Sebastiano Di Pietro.

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