Infortuni sul lavoro in agricoltura in calo - QdS

Infortuni sul lavoro in agricoltura in calo

Stefano Di Mauro

Infortuni sul lavoro in agricoltura in calo

martedì 06 Dicembre 2011 - 00:00

La facoltà di agraria dell’Università di Palermo e l’Anmil hanno presentato il progetto “La sicurezza in campo”. La tendenza correlabile con la diminuzione degli occupati che non ha toccato il comparto

PALERMO – Presentato nei giorni scorsi il progetto “Sicurezza in campo” realizzato dalla Facoltà di agraria, Dipartimento dei sistemi agro-alimentari, dell’Università degli studi di Palermo e dalla sezione siciliana dell’ANMIL. Il progetto, realizzato con il finanziamento della Regione Sicilia, assessorato alle Risorse agricole e alimentari, nasce per contrastare l’alto numero di infortuni registrati nel settore agroforestale e zootecnico e consiste in un progetto di ricerca e di promozione dell’applicazione di linee guida per la sicurezza e la salute dell’operatore nel settore agricolo nel territorio siciliano.
Buone notizie comunque arrivano dall’Inail, infatti, gli infortuni sul lavoro in agricoltura risultano in diminuzione in Sicilia. Se nel 2009 si erano verificati 2.737 casi, nel 2010 sono stati 2.708, mentre nel 2011 fino a ottobre si sono verificati 1.954 casi (ma si tratta di dati ancora provvisori) e il trend proietta il numero a fine anno a 2.345. I casi mortali nell’Isola nel 2010 sono stati sei, contro i 10 dell’anno prima. Ma occorre non abbassare la guardia. Per questo si inserisce il progetto presentato da Anmil Sicilia e dalla facoltà di Agraria dell’Università di Palermo, finanziato dal dipartimento Interventi strutturali dell’assessorato regionale alle Risorse agricole.
I dati sul trend decrescente degli infortuni sul lavoro sono stati forniti da Giovanni Asaro, direttore dell’Inail Sicilia, nel corso della presentazione del progetto. Asaro ha evidenziato che la «tendenza non è da correlare con la diminuzione degli occupati: anzi in agricoltura, probabilmente grazie all’emersione di lavoro nero, gli occupati sono aumentai da 105 mila nel 2009, a 106 mila nel 2010, fino a 111 mila nel 2011. Quindi il dato positivo è da correlare all’effetto sulla diffusione di buone pratiche che si sta realizzando”.
Ecco perché diventa importante indicare ad aziende e lavoratori il corretto utilizzo di strumenti e mezzi, soprattutto nel caso dell’utilizzo di fitofarmaci nelle serre. “Occorre far capire – afferma Pietro Catania, docente della facoltà di Agraria e responsabile del progetto – che queste azioni di prevenzione non sono costose, anzi a lungo andare producono benefici anche sul mercato, perché adesso le grandi multinazionali della Gdo acquistano prodotti agricoli solo da chi mette al primo posto la sicurezza del lavoratore”.
Catania ha fornito dei dati che dimostrano come nelle zone dove maggiore è la concentrazione di colture in serra o in ambienti chiusi, maggiori sono i rischi per i lavoratori: non a caso sia nel 2009 che nel 2010 il maggior numero di casi di infortuni si sono verificati in provincia di Ragusa (circa 700 casi), seguita da Catania e Trapani.


L’approfondimento. Manca una mappatura delle aziende agricole
Per il presidente regionale di Anmil, Antonio Maiorana, si tratta di un progetto importante «per due motivi: intanto, l’agricoltura è in Sicilia e in Italia il secondo settore dove si verificano maggiori infortuni, rischi aumentati dall’uso dei fitofarmaci in serra. Inoltre, si tratta di un comparto dove in realtà si hanno pochi dati reali sugli infortuni a causa dell’elevata presenza del lavoro nero. Lo stesso Piano regionale straordinario “sulla sicurezza” nel settore agricolo evidenzia una serie di criticità fra cui la mancata mappatura delle aziende agricole sul territorio siciliano». Alla presentazione del progetto sono intervenuti il dirigente generale del dipartimento regionale Interventi infrastrutturali, Salvatore Barbagallo, e il vicepresidente nazionale di Anmil, Angelo Ignoti.
Il progetto sicurezza in campo si svolgerà in quattro fasi: definizione delle modalità di valutazione, di controllo e dei protocolli sperimentali; ricerca sul campo; in-formazione nelle aziende; diffusione dei dati. La durata prevista è di 18 mesi.

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