Tar boccia chiusura punto nascita. Russo si riserva di fare ricorso - QdS

Tar boccia chiusura punto nascita. Russo si riserva di fare ricorso

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Tar boccia chiusura punto nascita. Russo si riserva di fare ricorso

venerdì 06 Aprile 2012 - 00:00

Ma la direttiva del ministro Balduzzi è per la riduzione dei centri con meno di 1000 parti. Al S. Raffaele Giglio mai superata la soglia dei 500 parti in 5 anni

Palermo – “Prendo atto delle decisioni del Tar riservandomi la facoltà di presentare ricorso al Cga dopo aver conosciuto le motivazioni dei provvedimenti con i quali, peraltro, sarebbero stati respinti i ricorsi riguardanti il punto nascita dell’ospedale “San Giacomo d’Altopasso” di Licata e quello della casa di cure “Sant’Anna” di Erice”.
Lo ha detto l’assessore regionale per la Salute, Massimo Russo, dopo aver appreso la decisione del Tar di bocciare la chiusura del punto nascita dell’ospedale San Raffaele Giglio di Cefalù.
“Va detto però – ha aggiunto Russo – che di fatto il Tribunale amministrativo con questa decisione rischia di incidere sul potere di programmazione della Regione, peraltro esercitato in conformità con un quadro normativo che prevede addirittura la soppressione di punti nascita con meno di 1000 parti all’anno. La correttezza del nostro provvedimento era stata recentemente ribadita dal ministro della Salute Balduzzi che in una lettera aveva sottolineato il rispetto delle indicazioni programmatiche contenute nell’accordo Stato Regioni del 17 dicembre 2010”.
Nella lettera il ministro Balduzzi sottolinea come la Sicilia, in ottemperanza all’accordo Stato Regioni, si sia già adoperata per una tempestiva riforma del settore materno – infantile. “L’accordo – scrive il Ministro della salute – sottolinea la necessità di addivenire ad una riduzione progressiva dei punti nascita con numero di parti inferiore a 1000/anno, consentendo la permanenza di punti nascita con numerosità inferiore, e comunque non al di sotto dei 500 parti/anno, solo sulla scorta di motivate e specifiche valutazioni cosi’ da evitare, tra l’altro, di creare situazioni di ingiustificato privilegio per questa o quell’area geografica del Paese”.
“Occorre infatti – conclude la lettera – contemperare le aspettative delle comunità locali che vorrebbero poter contare su punti nascita localizzati il più vicino possibile all’abituale luogo di residenza delle gestanti con le primarie esigenze di sicurezza delle cure e qualità dell’evento parto e del percorso nascita, anche in funzione dell’offerta alle gestanti stesse della partoanalgesia, che in Italia è fruibile ancora in numero insufficiente di strutture”.
“è appena il caso di ricordare – ha precisato Russo – che il numero medio di parti annui del San Raffaele Giglio di Cefalù, nel quinquennio 2006 – 2010 preso in esame dal provvedimento, è di 430 parti (457 nel 2011) e che nell’arco dei 5 anni la soglia dei 500 parti non è mai stata superata”. “Per quanto riguarda l’isola di Lipari – ha aggiunto Russo – il punto nascita era già stato disattivato con il decreto 1374 del 2010 sulla rimodulazione della rete ospedaliera della provincia di Messina, validato dai tavoli ministeriali, e ha fatto registrare una media di 64 parti annui nel quinquennio (31 nel 2011). Pur tuttavia, proprio per la specificita’ della situazione, la Regione siciliana ha promosso, d’intesa con il Ministero della Salute, un progetto pilota per le isole minori che come confermato oggi al Ministero sarà esitato in tempi brevi”.

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