Accertamento fiscale e compartecipazione dei Comuni - QdS

Accertamento fiscale e compartecipazione dei Comuni

Salvatore Forastieri

Accertamento fiscale e compartecipazione dei Comuni

venerdì 18 Febbraio 2022 - 05:45

In caso di segnalazione di irregolarità all’Agenzia delle Entrate, agli Enti locali spetta il 100% dell’imposta recuperata. Solo 279 amministrazioni su 7.656 hanno collaborato

ROMA – In base alle disposizioni previste dall’articolo art. 44 del Dpr 600/73 e dall’articolo 1, primo comma, del D.L. 30/9/2005, n. 203, i Comuni sono stati resi compartecipi nella riscossione dei tributi erariali evasi, quando l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate è stato eseguito proprio attraverso la loro segnalazione e la loro collaborazione.
Una norma che appare abbastanza ragionevole, anche perché risponde al principio costituzionale del buon andamento della Pubblica Amministrazione sancito dall’articolo 97 della Costituzione.

Non c’è dubbio, infatti, che se nello svolgimento della propria attività istituzionale un comune si accorge dell’esistenza di una irregolarità (amministrativa o di altra natura) che può avere comportato anche un’evasione d’imposta (di natura erariale, ossia gestita dall’Agenzia delle Entrate, come l’Iva e le imposte sui redditi), ragionevolezza ed interesse pubblico suggeriscono di informare l’ente impositore della irregolarità e della presunta evasione riscontrata.

Pochi i Comuni che hanno accolto questa opportunità

Purtroppo, però, sono pochi i comuni che hanno finora raccolto questo invito e questa opportunità.
Eppure, se da un lato c’è l’invito alla collaborazione al fine di recuperare somme sottratte alla tassazione, dall’altro c’è pure l’interesse ad ottenere una grossa percentuale dell’imposta che l’Agenzia delle Entrate riuscirà a riscuotere, proprio grazie alla segnalazione.

Si pensi, per esempio, ad un controllo dei vigili urbani i quali constatano l’esercizio abusivo di un’attività commerciale, sottratta non solo agli adempimenti amministrativi comunali, ma anche all’imposizione, diretta ed indiretta.
Si penso ad un controllo del funzionari di un comune sulla regolarità edilizia di un immobile in costruzione, ed in tale occasione si accorgono che la costruzione, magari non abusiva, viene fatta da persone sconosciute al fisco.

Insomma, ci sono tantissimi casi in cui la collaborazione e la segnalazione del Comune può dare grossi risultati ai fini della lotta all’evasione e, contemporaneamente, al fine di incrementare le entrate comunali.

Eppure, da quando esiste la norma, nonostante l’aumento della percentuale spettante ai comuni (prima il 33%, poi il 50% e più di recente addirittura il 100%), le collaborazioni dei comuni sono state pochissime.
Dei 7.656 comuni italiani, solo 279 hanno partecipato al contrasto all’evasione.
C’è però un comune, San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna, il quale ha fatto veramente il pieno, percependo, per il periodo 2020, addirittura la somma complessiva di Euro 912.502,57, più di Milano, Bologna, Genova, Torino e Roma.

Al Sud, i proventi derivanti dalla collaborazione con l’Agenzia delle Entrate sono stati veramente irrisori.
Alcuni comuni non hanno recuperato nulla.
Strano, ma forse non troppo.
Non c’è dubbio, infatti, che, in mancanza di un preciso obbligo di legge, nemmeno l’incentivo economico spinge i comuni, già in difficoltà nell’accertamento dei tributi di propria competenza, a “lavorare per l’Erario statale”. O forse l’evasione al Sud non esiste?

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