Agricoltura, la voce dei produttori siciliani: “In Italia manca la trasparenza dei prezzi” - QdS

Agricoltura, la voce dei produttori siciliani: “In Italia manca la trasparenza dei prezzi”

redazione

Agricoltura, la voce dei produttori siciliani: “In Italia manca la trasparenza dei prezzi”

Biagio Tinghino  |
sabato 24 Febbraio 2024

Il presidente di Confagricoltura Sicilia: “Azzerata la liquidità delle imprese, non esistono controlli nei luoghi di vendita”

Gli agricoltori italiani, ormai da tre settimane, con orgoglio e tenacia, stanno manifestando affinché gli organi di Governo e i cittadini ascoltino le loro proposte di riforma del settore agricolo. Bersagli della protesta sono la Pac, la politica agricola europea, che oggi sembra troppo debole rispetto alle importazioni dei Paesi extraeuropei e troppo onerosa di obblighi burocratici, la questione del caro gasolio, la paventata reintroduzione dell’Irpef agricola, e i troppi passaggi da produttore a consumatore che fanno lievitare i prezzi.

A seguito della protesta, il Governo italiano ha proposto un provvedimento sull’Irpef agraria che garantisca un intervento progressivo per esentare maggiormente gli agricoltori che si trovano più in difficoltà. In Sicilia, in molte città continuano le manifestazioni dei trattori. Gli agricoltori ed allevatori della Valle del Belìce hanno costituito un presidio permanente presso l’ex Stazione Gulfa di Santa Margherita di Belìce. A detta loro, i prezzi dei prodotti agricoli come il grano e le arance non coprirebbero neanche le spese di produzione, per poi vedere i prezzi schizzare in alto quando arrivano al consumatore.

Divario abissale tra i pezzi di partenza e quelli al consumo

“Non è più possibile accettare questo enorme divario dai prezzi di partenza con quelli praticati al consumo – ha detto Gaspare La Marca, rappresentante del movimento spontaneo degli agricoltori della Valle del Belìce -. Il grano duro alla produzione viene pagato intorno ai 30 centesimi al chilogrammo. Ma se consideriamo che un chilogrammo di pasta, di qualità, si trova nei banchi della Grande Distribuzione Organizzata ad un prezzo che oscilla da circa 1,50 a 1,80 euro ed un chilogrammo di pane costa da 3,20 a 4,00 euro, si capisce che dal produttore al consumatore c’è un ricarico che arriva anche al 500%. Stessa cosa per le arance che al produttore vengono pagate 40 centesimi e nella Gdo si trovano a 3,50 euro. C’è un divario abissale. Non è più possibile accettare che gli anelli più deboli della catena agroalimentare siano quelli estremi, e cioè gli agricoltori e i consumatori, e invece gli anelli centrali si arricchiscano a dismisura. Noi agricoltori non abbiamo più bisogno di interventi tampone ma di norme urgenti e speciali che garantiscano alla categoria un reddito minimo, perché al momento lavoriamo in perdita. Purtroppo non ci sentiamo rappresentati dalle associazioni di categoria, non li abbiamo voluti coinvolgere durante le nostre manifestazioni di protesta perché, negli ultimi, anni ci hanno abbandonato”.

“Un maggiore controllo sui prezzi alla vendita favorirebbe una più equa distribuzione del valore lungo la filiera agricola, compreso il cliente al dettaglio”, è ciò che pensa Vittorio Gona, presidente dell’Organizzazione di produttori Alba Bio di Marina di Ragusa (Rg), azienda che grazie ai continui investimenti in innovazione tecnologica e varietale, ha consentito ai soci di avvalersi delle più avanzate soluzioni produttive, finalizzate al miglioramento del reddito aziendale.

I costi di produzione sono altissimi

“Le proteste degli agricoltori sono dovute a tutto ciò che sta succedendo da due anni a questa parte – ha detto dal canto suo Gona -: il rincaro dei prezzi delle materie prime, dei costi dell’energia, del gasolio. Per noi produttori agricoli i costi di produzione sono altissimi e se non fosse per gli aiuti comunitari non guadagneremmo nulla”.

Purtroppo con la Gdo italiana, giornalmente, si combatte sui prezzi

“Abbiamo iniziato a lavorare con la Gdo italiana – ha continuato l’imprenditore – ma quando siamo stati scelti dalla Gdo europea, prima in Germania, poi in Austria e successivamente in Svizzera, abbiamo avuto una crescita esponenziale infatti, oggi, riusciamo a esportare i nostri prodotti ortofrutticoli in tutta Europa. Inoltre, abbiamo colto fin dagli esordi gli umori del mercato estero, che chiedeva referenze ortofrutticole siciliane non solo di primissima qualità ma che fossero coltivate con il metodo dell’agricoltura biologica. A una produzione di qualità abbiamo accostato un certo metodo nella pianificazione della produzione, al fine di assecondare quelle che sono le richieste della Gdo e dei nostri partner in generale. Inoltre siamo muniti delle più importanti certificazioni attestanti la qualità del nostro lavoro e della produzione. Purtroppo con la Gdo italiana, giornalmente, si combatte sui prezzi. La filiera italiana non è in grado di mantenere dei prezzi stabili. I buyer comprano al prezzo più basso. In Italia manca la trasparenza dei prezzi, ci vorrebbe un ulteriore controllo da parte degli enti statali”.

L’agricoltura rappresenta in Sicilia uno dei settori economici più importanti con una percentuale di superficie agricola utilizzata rispetto alla superficie territoriale fra le più alte tra le Regioni d’Italia (56%). Molti imprenditori agricoli sono rappresentati da Confagricoltura Sicilia che ha chiesto l’autorevole intervento dei rappresentanti dello Stato sul territorio per garantire equità sociale e tutela del più importante settore economico. Abbiamo raggiunto telefonicamente, Rosario Marchese Ragona, presidente di Confagricoltura Sicilia, impegnato in una riunione del Direttivo nazionale, tenutasi a Roma, per parlare della crisi agricola.

Rosario Marchese Ragona: “Una crisi importante”

“Che ci sia una crisi importante è sotto gli occhi di tutti – ha detto Marchese Ragona -. La crisi sta conducendo al collasso l’agricoltura siciliana, con l’aumento dei costi di produzione e la diminuzione dei prezzi all’origine che hanno ridotto, fino ad azzerarla quasi del tutto, la liquidità delle imprese che operano nel settore primario. Noi di Confagricoltura condividiamo le proteste degli agricoltori perché anche noi siamo agricoltori. Ma la nostra Organizzazione ha scelto di non scendere in piazza perché in primis vorremmo evitare di creare altri disagi agli agricoltori che in questo momento producono, ad esempio i produttori del latte, di ortaggi, di agrumi, che devono veicolare le merci e non possono rischiare di rimanere fermi nei blocchi stradali. Non vorremmo che la giusta protesta possa tramutarsi in una guerra dei poveri. In secondo luogo non vogliamo che la politica possa strumentalizzare la protesta. Vediamo molta solidarietà da parte dei vertici politici ma, mi chiedo, in questi anni dove sono stati alcuni personaggi quando avrebbero dovuto votare dei provvedimenti a favore dell’agricoltura, avanzati anche dalla nostra Organizzazione di tutela?”.

I temi della protesta sono il caro materie prime, il caro energia, la tassazione che dopo sette anni di proroghe viene introdotta, anche se negli ultimi giorni il Governo sembra voler intervenire, ma non basta – ha sottolineato il presidente -. Gli agricoltori riescono, con difficoltà, a coprire le spese di produzione per poi vedere nei banchi della Gdo dei prezzi quadruplicati. Trovare al supermercato delle vaschette di pomodoro datterino a 3,50 euro per 250gr di prodotto, quando al mercato ortofrutticolo di Vittoria viene venduto a circa 2 euro al chilogrammo, capite bene quanta differenza di prezzo ci sia, a discapito sia del produttore che del consumatore che sarà costretto a contrarre i propri consumi. La legge sul doppio prezzo dal costo di origine al costo di vendita non viene applicata perché non esistono gli organi preposti al controllo nei luoghi di vendita”.

Serve una riforma seria sui consorzi di bonifica

“In Sicilia, inoltre, esiste l’annoso problema delle reti idriche fatiscenti – ha precisato Marchese Ragona -, delle dighe non collaudate, che non fanno altro che arrecare danni agli agricoltori. È necessario che il Governo nazionale possa adeguare le dighe esistenti sul territorio ed una riforma seria sui consorzi di bonifica affinché gli agricoltori possano utilizzare l’acqua che serve. L’agricoltore si trova a pagare dei benefici irrigui che non ha mai avuto o se li ha avuti sono stati inferiori al dovuto. Considerati i cambiamenti climatici in atto, i periodi di lunga siccità che stiamo attraversando, non possiamo permetterci di perdere nemmeno una goccia d’acqua. I nostri agricoltori si stanno sforzando per innovare le loro aziende, per produrre qualità, per condurre delle pratiche agronomiche innovative a basso impatto ambientale, ma se poi manca l’acqua, il bene fondamentale, diventa tutto più difficile”.

Il mondo dell’agricoltura va tutelato

“L’agricoltura nel nostro Paese, oltre ad essere un fenomeno economico, è un fenomeno sociale. Il mondo dell’agricoltura va tutelato, gli agricoltori sono i custodi del territorio quindi vanno attuate delle politiche che li tutelino. Giorno 26 febbraio andremo a Bruxelles, al Parlamento europeo, per contestare la Pac ma nello stesso tempo a proporre dei provvedimenti affinchè l’agricoltore possa continuare a produrre”, ha concluso Rosario Marchese Ragona.

Carlo Alberto Buttarelli, presidente nazionale di Federdistribuzione, replica alle accuse rivolte al mondo della Gdo

Dal produttore allo scaffale, la trafila dei costi indotti
“Incidono sul prezzo iniziale fino al 70-80 per cento”

Carlo Alberto Buttarelli, presidente Federdistribuzione

Per completezza d’informazione, e per dare voce a tutti gli attori della filiera dell’agroalimentare, abbiamo ascoltato il punto di vista di Federdistribuzione che, da oltre sessant’anni riunisce e rappresenta le aziende della Distribuzione moderna, alimentare e non alimentare, che operano con reti di negozi fisici e attraverso canali digitali.

Il presidente, Carlo Alberto Buttarelli, ha sottolineato al QdS il duplice compito della distribuzione moderna, ossia garantire da un lato una giusta remunerazione agli agricoltori, dall’altro consentire alle famiglie di acquistare prodotti agroalimentari di qualità a prezzi accessibili. Insieme abbiamo provato ad analizzare quale sia il ruolo della Gdo nelle dinamiche dei prezzi nella filiera agroalimentare. “Per noi di Distribuzione moderna l’agroalimentare è uno dei settori fondamentali che abbiamo interesse a sostenere – ha detto Buttarelli -. Siamo i migliori alleati degli agricoltori e questo lo dimostra il fatto che dal momento in cui operano con noi si instaurano delle relazioni di medio e lungo termine. Noi lavoriamo soprattutto con delle aziende molto strutturate e radicate ma comprendiamo quanta difficoltà ci sia per gli agricoltori più piccoli. Certamente l’aggregazione dei produttori, secondo noi, è fondamentale perché in questo modo possono diventare nostri interlocutori, instaurando delle relazioni più stabili”.

“Per quanto riguarda la filiera e la formazione dei prezzi – ha continuato il presidente -, spesso, si assiste ad una semplificazione che non aiuta le persone a capire bene tutto il processo. Si parla di produttori che vendono i loro prodotti pagati a dei prezzi molto bassi per poi trovare gli stessi prodotti sullo scaffale dei supermercati a dei prezzi molto più alti. A noi servono dei prodotti che siano di alto livello qualitativo, questo è quello che cerca il consumatore. Molti prodotti che non rientrano nei calibri corretti vengono conferiti all’industria di trasformazione. Ma oltre ai costi di produzione, esistono dei costi indotti, come la selezione dei prodotti in termini di calibri, il confezionamento nel caso di prodotti che vanno distribuiti, la conservazione, il trasporto che varia in relazione alle distanze percorse, dinamiche che incidono sul costo iniziale di produzione fino al 70/80%”.

“Quando il prodotto arriva nei nostri centri distributivi – ha aggiunto Buttarelli -, subisce un rigoroso controllo, viene preparato, ventilato e predisposto per la consegna nei singoli punti vendita. Inoltre, si apre un altro tema, ossia quello dello scarto e del calo peso che colpisce soprattutto gli ortaggi e può incidere anche del 4% rispetto al peso iniziale. Incidono sul prezzo finale i costi di trasporto verso i nostri centri distributivi che avvengono tramite mezzi refrigerati che consentono di mantenere un prodotto salubre; le spese dell’energia; i costi di manodopera degli addetti ai reparti. Si tratta di una filiera molto complessa. In tutto ciò la Gdo, che viene spesso colpevolizzata, ha dei margini di guadagno molto bassi perché il nostro è un sistema molto competitivo”.

“Secondo noi, il problema si può affrontare da un lato diventando dei produttori agricoli più efficienti, cercando di abbattere i costi post-raccolta, dalla conservazione alla selezione e al confezionamento, aggregandosi e facendo rete. L’altra possibilità sarebbe quella di aumentare i prezzi di vendita al pubblico, ma abbiamo visto che i consumatori, in questo caso, andrebbero a ridurre i loro consumi. Siamo consapevoli delle difficoltà che stanno attraversando i produttori agricoli, ma il settore che rappresentiamo è assolutamente trasparente e rispetta le normative contro le pratiche sleali”.

Ue punta a semplificare, lunedì giorno decisivo

BRUXELLES – La Commissione Ue ha presentato un pacchetto di proposte che delinea le prime possibili azioni per contribuire a ridurre gli oneri amministrativi che gravano sulle spalle degli agricoltori. Si tratta, in sintesi, di deroghe agli obblighi da rispettare su colture e terreni per ottenere i fondi Ue e una riduzione delle ispezioni nelle aziende. Il documento sarà discusso lunedì a Bruxelles al Consiglio dei Ministri agricoli dell’Ue sulla semplificazione della Politica agricola comune (Pac). “Con queste azioni, manteniamo l’impegno preso con gli agricoltori”, ha sottolineato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Da parte delle associazioni di categoria però la risposta è tiepida. “Primi passi in avanti in direzione della revisione della Pac, ma c’è ancora molto da fare per ridurre gli oneri amministrativi degli agricoltori”, ha commentato il presidente Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. Per Cia, l’obiettivo è quello di una vera e propria revisione della Pac, oltre a risorse aggiuntive che servano a intervenire sulla crisi del settore. Occorre, inoltre, garantire agli agricoltori un’equa distribuzione del valore lungo la filiera alimentare con la creazione di un osservatorio europeo su prezzi e marginalità. Per quanto concerne l’obiettivo di revisione della Pac, Cia reputa essenziale avviare un’attenta riflessione sugli eco-schemi che hanno ridotto (in molti casi del 50%) i valori degli importi unitari attesi. La messa a riposo dei terreni non è la soluzione agli obiettivi di sostenibilità e per Fini occorre uno stralcio dell’obbligo di lasciare incolto il 4% destinato a seminativi.

Anche Coldiretti punta i piedi. “Nelle proposte avanzate dalla Commissione abbiamo letto alcune semplificazioni da noi proposte, ma manca completezza e certezza dei dettagli – ha detto il presidente Ettore Prandini -. Si sono, finalmente, accorti di alcuni aspetti su cui intervenire, come ad esempio la condizionalità ambientale e la razionalizzazione dei controlli. Sono positive anche le ipotesi di intervento per i piccoli agricoltori. Però al momento sono solo dichiarazioni”.

Dura la posizione di Confragricoltura. “Gli agricoltori hanno chiesto una drastica semplificazione degli adempimenti burocratici imposti dalla Pac. La risposta della Commissione è inadeguata. Alcune iniziative vengono addirittura rinviate al prossimo autunno. Abbiamo invece bisogno di decisioni immediate”, ha tuonato il presidente Massimiliano Giansanti. “Prendiamo atto della disponibilità a rivedere gli obblighi fissati dalla Pac in materia di rotazione obbligatoria delle colture. Intanto, però, in assenza di una deroga totale per il 2024, vanno quantomeno sospese le sanzioni”. La Commissione ha anche proposto di esentare dai controlli sul rispetto della condizionalità le aziende con una superficie fino a 10 ettari. “Una proposta inaccettabile – ha concluso Giansanti- Se una regola è sbagliata, va eliminata per tutti. Senza discriminazioni in funzione della superfice aziendale”.

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