Almaviva, i licenziamenti diventano 1.600. I sindacati avvertono: “Dramma sociale” - QdS

Almaviva, i licenziamenti diventano 1.600. I sindacati avvertono: “Dramma sociale”

Gaspare Ingargiola

Almaviva, i licenziamenti diventano 1.600. I sindacati avvertono: “Dramma sociale”

martedì 23 Luglio 2019 - 04:00
Almaviva, i licenziamenti diventano 1.600. I sindacati avvertono: “Dramma sociale”

La procedura di mobilità già annunciata dall’azienda coinvolgerà trecento persone in più. Nessuna soluzione dal tavolo di confronto al Mise. La città rischia una batosta occupazionale

PALERMO – La vertenza Almaviva precipita. L’azienda ha confermato l’apertura della procedura di mobilità a partire dai primi di settembre e per di più ha annunciato l’aumento degli esuberi nella sede palermitana: invece dei 1.300 inizialmente previsti saranno 1.600, ben 300 in più.

La situazione è al collasso dopo il drastico taglio delle commesse Tim e Wind Tre. Il gruppo avrebbe comunicato ai sindacati “i dati economici relativi al primo semestre della sede di Palermo – ha scritto in una nota la Slc Cgil Palermo – che evidenziano una perdita di 5,7 milioni di euro. Inoltre, l’azienda ci ha informati che, tranne alcuni aumenti temporanei che riguarderanno esclusivamente i mesi di luglio e agosto, i committenti non hanno proposto nessun incremento di volumi utile a consolidare l’occupazione nel sito palermitano. In prospettiva, è stato annunciato un ulteriore calo dei volumi da settembre in poi”.

Da qui la decisione di aumentare il numero dei licenziamenti fino a 1.600. “Non si intravede ancora nessuna soluzione – ha dichiarato il segretario generale Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso – per risolvere il dramma dei 1.600 esuberi annunciati da Almaviva. Pensiamo che quelle indicate dalla Slc Cgil, la lotta alle delocalizzazioni, la certezza dei contratti e il fondo strutturale siano le uniche azioni per poter risolvere i problemi di questo settore e soprattutto di Almaviva. Continuano a non arrivare risposte neanche da parte della Regione siciliana. Il destino di 4.500 famiglie siciliane non può assolutamente essere lasciato al caso ma c’è bisogno di un progetto e di una politica industriale seria per questo che ormai è il lavoro del futuro e dei servizi. Lanciamo un grido d’allarme a tutte le istituzioni perché capiscano quanto seria è la crisi di questa azienda e di tutto il comparto dei call center. Ad Almaviva chiediamo un impegno di sviluppo, investimenti concreti, il rinnovamento delle attività a Palermo e un futuro di lavoro pregiato sempre più legato all’information technology”.

Martedì scorso era stato convocato un tavolo sui call center al Mise, ma il ministro Luigi Di Maio non si sarebbe presentato: “Il tavolo di oggi al ministero – ha commentato Massimiliano Fiduccia, Slc Cgil Palermo, dopo il mancato vertice col ministro – era convocato sui call center. Avevamo chiesto un intervento al ministro Di Maio, che oggi doveva essere presente al tavolo. Il nostro timore è che i tempi diventino troppo lunghi. Ci aspettiamo che il Governo intervenga in maniera strutturale e che vengano applicate determinate regole sia su volumi di lavoro, per ora dislocati all’estero, sulle tabelle ministeriali, sul costo del lavoro, sui contratti tra committenza e outsourcing”.

“Non è possibile – ha concluso Fuduccia – che due multinazionali come Tim e Wind 3, con contratti in corso con Almaviva, non li rispettino e dichiarino da un momento all’altro di dover tagliare i volumi di traffico garantiti fino al 60 e al 70 per cento. Non possiamo permetterci di perdere questo lavoro, la situazione va affrontata in maniera definitiva. Si deve agire subito, altrimenti nel frattempo a settembre a Palermo ci beccheremo 1.600 licenziamenti. E Palermo non può permettersi questo dramma sociale. Scenderemo in piazza fino a quando non avremo risposte concrete”.

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