Ambiente, quel filo rosso che lega climate change e salute dei cittadini - QdS

Ambiente, quel filo rosso che lega climate change e salute dei cittadini

Ivana Zimbone

Ambiente, quel filo rosso che lega climate change e salute dei cittadini

martedì 21 Luglio 2020 - 00:00

Se n’è discusso nel corso di “Catania 2020”, salone internazionale che si è chiuso la scorsa settimana. Ruggero Razza: “Binomio inscindibile”. Musumeci: “Sicilia ha fatto passi da gigante in due anni”

CATANIA – Al centro fieristico Le Ciminiere di Catania più di 6.000 visitatori, oltre 150 aziende espositrici e oltre 2.000 partecipanti hanno animato l’edizione di “Catania 2020”, l’evento fieristico internazionale dedicato all’ambiente che la scorsa settimana ha ospitato contestualmente la seconda edizione di Ecomed e la dodicesima di Progetto Comfort.

I convegni hanno sviscerato i temi di rifiuti, energia, blu economy, acqua, ecoarchitettura. Tra i presenti anche Nello Musumeci, presidente della Regione siciliana, che ha commentato così l’esperienza appena conclusa: “L’ambiente è il presupposto dal quale guardare al futuro. Abbiamo fatto passi da gigante negli ultimi due anni nell’impiego di risorse comunitarie, grazie all’impegno del dipartimento guidato dall’ingegnere D’Urso. Siamo tra le prime regioni in Italia, non soltanto sul fronte dell’energia, ma anche per quanto riguarda le infrastrutture e i materiali, e una delle regioni più cablate: per la Sicilia impossibile immaginarlo fino a 5-6 anni fa. La ricchezza sta nella capacità di fare impresa ognuno col proprio ruolo, e la pubblica amministrazione vuole sostenere chi ha la vocazione all’auto imprenditorialità. Solo così la Sicilia può diventare una terra competitiva non soltanto nel contesto nazionale, nel sistema Italia, ma soprattutto nel bacino Euro-Africo-Asiatico dove noi siamo centrali ma lo siamo per geografia, non per economia”.

Tra i vari panel, si è parlato di mobilità sostenibile, una sfida che riguarda strettamente la salute dei cittadini e che, come è stato ribadito, non consiste solo nell’innovazione tecnologica dei nuovi mezzi di trasporto o nell’incremento dei mezzi pubblici, ma in un vero e proprio “salto di specie”.

Margherita Ferrante, professoressa dell’università di Catania – dove insegna igiene e mutagenesi ambientale, ha presentato uno scenario allarmante in cui le città risultano più popolate e più trafficate a discapito della salubrità dell’aria. A essere in pericolo non solo il clima, ma anche la salute di adulti e bambini: “L’Italia è tra i Paesi che non rispettano i limiti imposti dall’Oms. Il 94% dei decessi è riconducibile all’inquinamento”, ha detto.

Per arginare il problema occorre una soluzione multifattoriale. “Già nel 2014 le emissioni di CO2 erano rappresentate per il 76% dai trasporti su strada. Per ridurre il consumo di energia dei trasporti bisogna agire sulla distribuzione dei residenti e delle attività, sull’efficienza energetica e sulla tecnologia dei trasporti, ma anche sulla loro efficienza d’uso. L’innovazione tecnologica dev’essere affiancata dalla pianificazione territoriale e dei trasporti”, ha chiosato Giuseppe Inturri, professore associato di Traporti di UniCt.

Parole dure, invece, quelle dell’ingegnere Giuseppe Sgroi di Legambiente Catania: “Le riserve accertate nel mondo sono 50 per il petrolio e 200 per il gas. Ma la preoccupazione riguarda il cambiamento climatico, visto che l’aumento della temperatura comporta eventi imprevedibili fuori controllo. Si stima che entro la fine del secolo ci saranno mediamente 2,7 gradi in più e il Mediterraneo è la zona più a rischio – ha spiegato -. Servono cooperazione internazionale e interventi a livello locale. Il Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima (Paesc) vede come firmatari Paesi che intendono ridurre i gas serra del 40% entro il 2030 e che condividono una visione comune per gli obiettivi da raggiungere entro il 2050. Ma bisogna proporre anche azioni positive come la costruzione di edifici efficienti con dispositivi di risparmio energetico, l’approvvigionamento di energia, la pianificazione, l’aumento del verde. Nessun Comune ancora ha fatto niente di tutto questo. Gli strumenti finanziari sono tantissimi, ma serve un corso di formazione e informazione per i nostri amministratori”.

E di salute e ambiente ha parlato anche l’assessore regionale Ruggero Razza, per il quale si tratta di “un binomio assolutamente inscindibile, perché indissolubile è il collegamento tra una corretta gestione dell’ambiente e la salute dei cittadini. Questo evento è una speranza di rinascita, per la qualità delle partecipazioni, per i risultati che sono stati conseguiti, per gli obiettivi che il dipartimento dell’Energia ha conseguito anche nel sostegno di tante imprese siciliane. E poi c’è bisogno di un sano ottimismo che ci faccia crescere in fretta dopo una emergenza sanitaria, che è anche emergenza economica”, ha detto.

“Ripensare le città”

CATANIA – Se il lockdown per arginare la diffusione del Coronavirus sembra aver dato un po’ di respiro alla natura, grazie alla sospensione di tutte le attività commerciali e alla drastica riduzione del traffico, secondo Matteo Ignaccolo – presidente nazione di Aiit e professore ordinario di Trasporti di UniCt – le polveri sottili sarebbero responsabili di aver maggiormente diffuso il virus. Ma soprattutto i morti per inquinamento atmosferico sarebbero di gran lunga superiori a quelli dovuti al Covid-19: “80mila persone in Italia, ogni anno, muoiono per patologie riconducibili alle polveri sottili. Le soluzioni che ci propongono riguardano l’incremento del mezzo di trasporto privato. Invece è necessaria un’evoluzione, un salto di specie – ha chiosato -. Bisogna ripensare gli spazi delle città, visto che perdiamo mediamente 150 ore in più ogni anno a viaggiare in macchina piuttosto che a piedi, perché le strade sono congestionate. E occorre ridurre gli spostamenti non necessari con lo smart working, trasformare gli spazi, favorire gli spostamenti ciclopedonali. Berlino, Milano, Parigi, Bogotà stanno aumentando immediatamente lo spazio per pedoni e ciclisti. Lo spillover deve diventare nuova normalità”.

Taormina “city tech” per prevenire disastri

TAORMINA (ME) – Per coniugare mobilità intelligente e sicurezza, controllando anche traffico e inquinanti, T.net spa ha già avviato un progetto per la sperimentazione di una vera Smart city di alta tecnologia. Così Taormina è diventata il luogo ideale di 2km quadrati per dimostrare come lo Ztl sia ormai superato e come sia possibile rendere più sicura a 360 gradi una qualsiasi città. “Abbiamo voluto monitorare il territorio, gestire le emergenze, controllare le condizioni ambientali attraverso la connettività di rete pubblica. Smart mobility, Smart monitoring e Smart security, grazie a WIdi Dsrs Its (comunicazione veicolo-veicolo e veicolo-infrastruttura), WiFi in Motion per la valutazione del traffico, videosorvegianza (per infotraffico, rilevazione targhe), riducono l’inquinamento, migliorano i servizi e rendono più sicura la città”, ha spiegato Francesco Mazzola, presidente e ceo di T.net spa.

Trasporti intelligenti, un’app da Sais

“Entro il 2050, il 70% della popolazione mondiale vivrà in città. Già oggi in Europa i 3/4 della popolazione risiede nelle aree urbane, responsabili di circa il 70% di consumi energetici ed emissioni di gas serra. In Italia gli incidenti stradali sono in flessione dal 2003, ma il 76% avviene sulle strade urbane – ha detto Samuela Scelfo, ad di Sais Trasporti -. Ma l’its (sistemi trasporti intelligenti), assieme a un parco di veicoli nuovo, può garantire innovazione tecnologica e sicurezza a basso costo. Il tempo di pay back è pari a due anni per i benefici aziendali, mentre a soli sei mesi per quelli sociali. Si tratta di una pratica che stiamo sperimentando ad Agrigento con un’app che geolocalizza percorsi, linee di servizio urbano e offre informazioni su strada”.

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