Antimafia, Salvini presto in audizione su caso Arata - QdS

Antimafia, Salvini presto in audizione su caso Arata

Patrizia Penna

Antimafia, Salvini presto in audizione su caso Arata

giovedì 13 Giugno 2019 - 19:24
Antimafia, Salvini presto in audizione su caso Arata

Lo ha annunciato il Presidente della Commissione, Nicola Morra. Claudio Fava su funzionari della Regione siciliana coinvolti nell’inchiesta: “Musumeci patriottico ma il Palazzo non è espugnabile”.

ROMA – “Ieri il ministro Salvini ha fatto sapere per dichiarazioni ufficiali che asseconderà la richiesta avanzata da tempo di un’audizione per illustrare le linee guida dell’azione di contrasto alle mafie e per entrare nel merito della questione che è esplosa con gli arresti di ieri”. Lo ha comunicato il presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra, aprendo la seduta della Commissione e riferendosi all’inchiesta di Palermo che ha portato anche all’arresto di Paolo Arata. (https://qds.it/corruzione-arrestato-arata-ex-consulente-di-salvini-il-vicepremier-convocato-dallantimafia/)

Il capogruppo del Pd in Antimafia Franco Mirabelli, esprimendo “condivisione per la richiesta di audire il ministro Salvini”, ha aggiunto la richiesta “di audire in relazione a quell’inchiesta la procura di Palermo, per avere la possibilità di conoscere meglio i temi, sapendo che coinvolge impresa e politica. Credo che la Commissione Antimafia su questo debba approfondire”.

Secondo l’ex presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, che ieri ha partecipato a un dibattito a Palermo alla presenza di Fiammetta Borsellino, figlia del giudice Paolo, e di Claudio fava, presidente della Commissione regionale antimafia, “La mafia non è stata ancora sconfitta ed essere italiani significa conoscere la mafia e attrezzarsi per combatterla. Dobbiamo uscire dall’idea degli eroi, dall’idea che la mafia riguardi soltanto magistrati, forze dell’ordine, associazioni antimafia, anzi paradossalmente sogno il giorno in cui non ci saranno le associazioni antimafia. Dobbiamo tornare alla normalità”. “Non abbiamo supplenti nella lotta alla mafia, che deve essere un impegno della cittadinanza – ha aggiunto Rosy Bindi – ciascuno di noi è un presidio antimafia. Ecco perché è importante entrare nelle scuole, i ragazzi devono sapere che cos’è la mafia. Non è pensabile che un ragazzo che esce dalla scuola non sappia cosa è la mafia”. Poi, ha detto Bindi “se parlate con qualche collaboratore di giustizia vi dirà che odia Riina, che lo considera il vero distruttore di Cosa nostra, perché la stagione delle stragi ha creato il presupposto per vincere una battaglia. Paradossalmente è stato l’agire mafioso a rischiare di distruggere Cosa Nostra”.

Il presidente della commissione Antimafia all’Ars, Claudio Fava, si è soffermato invece sul coinvolgimento nell’inchiesta di alcuni dirigenti e funzionari della Regione siciliana: “Il presidente Musumeci si è esibito nelle sue solite patriottiche esclamazioni: ‘dirigenti colpevoli in galera e buttiamo la chiave’ da una parte, e dall’altra, cambiando umore e atteggiamento come nel berretto a sonagli, ‘Arata è venuto per ricevere udienza e ha ricevuto soltanto no’. In realtà non è né l’uno né l’altro. Non occorre buttare via la chiave e nemmeno si può immaginare che questo palazzo (la Regione, ndr) sia una torre inespugnabile. Si entra come il coltello nel burro e allora bisogna chiedersi perché c’è questa capacità di fare della politica un bottino di guerra, un assalto alla diligenza”.

“Non c’è più il senso della realtà – ha proseguito Fava -. Immaginare che Nicastri possa essere soltanto, come dice Arata, un ottimo consulente da spendere per fabbricare impianti eolici e non un trafficante spregiudicato che investe denari non suoi, e che tutto questo ce lo debba dire la magistratura, è grave. Perché su questo non possiamo fare sconti, non esiste né dabbenaggine, né distrazione, esiste connivenza, quanto meno morale”. “Noi abbiamo una memoria labilissima – ha aggiunto – Nicastri era stato arrestato 20 anni fa, è un signore al quale è stato sequestrato 1,3 miliardi di patrimonio, 43 società, ed è considerato da almeno 15 anni il prestanome di Matteo Messina Denaro. Che oggi Arata possa entrare in assessorato e spiegare all’assessore e ai funzionari che lui rappresenta anche le ragioni di Nicastri, senza che nessuno alzi il telefono per chiamare il 113, è una cosa che preoccupa”.

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