Cantine Duca di Salaparuta, Puntare su qualità e professionalità - QdS

Cantine Duca di Salaparuta, Puntare su qualità e professionalità

Gabriele DAmico

Cantine Duca di Salaparuta, Puntare su qualità e professionalità

venerdì 22 Gennaio 2021 - 18:45

Il Duca di Salaparuta rappresenta tre marchi storici: Corvo, Duca di Salaparuta e Florio. Roberto Magnisi: "Durante la pandemia abbiamo puntato su qualità e professionalità. Già primi segni di ripresa".

La crisi economica vissuta dalle aziende durante la pandemia sembra non aver risparmiato nessuno. Ma il settore vitivinicolo in Sicilia vanta prodotti unici al mondo richiesti anche dalla grande distribuzione. A spiegarlo è Roberto Magnisi – presidente della cantina siciliana Duca di Salaparuta – in un’intervista esclusiva rilasciata al QdS. Il presidente ha deciso di fare nuovi investimenti per “uscire vivi da questa crisi epocale” e guarda al futuro con un rinnovato ottimismo, puntando tutto su qualità e professionalità.

Le vostre cantine come hanno reagito a quest’annata tormentata dal virus? Qual è il bilancio del 2020?

“Dal punto di vista commerciale non ci siamo mai fermati anche perché noi abbiamo una buona fetta del nostro commercio che è rappresentata dalla grande distribuzione, sia in Italia che all’estero. Durante il Covid abbiamo avuto circa un 15% in più dalla Gdo. Naturalmente il mondo dell’Horeca ha pesato, durante il periodo del lockdown abbiamo avuto un 25% in meno rispetto alle aspettative. Una miglioria c’è stata nei mesi di luglio e agosto che hanno registrato un 10%. Quindi se nei mesi di marzo, aprile e maggio, questa fetta di mercato ha fatto sentire il suo peso, nel mese di luglio e agosto è come se in Sicilia si fosse risvegliata la voglia sociale di unirsi a debita distanza ma con il giusto intrattenimento, quindi il mondo del vino è diventato l’attore principale. Per recuperare quello che si è perso quest’anno probabilmente ci vorranno anni, anche perché occorrerà vedere quello che il futuro ci riserverà. Nonostante ciò si sono cominciati a vedere dei segnali di ripresa positivi.

Il Duca di Salaparuta rappresenta tre marchi storici: Corvo, Duca di Salaparuta e Florio. Corvo e Duca di Salaparuta che rappresentano il mondo vino, hanno quasi due secoli di storia in Sicilia (1824) quindi parliamo delle radici storiche del vino siciliano. Dall’altra parte abbiamo la Florio (1833) che rappresenta il mondo del vino liquoroso per eccellenza: il Marsala, ma anche vini liquorosi come il Moscato, il Grecale, che sono i simboli dei vini liquorosi siciliani. Pensi che tra le cantine italiane siamo stati i primi a riaprire le porte ai visitatori. Perché in un momento dove abbiamo avuto la forza della grande distribuzione, e quindi abbiamo avuto l’opportunità di continuare a produrre, abbiamo voluto dare un aiuto a quelle realtà che ci hanno sempre sostenuto e che vivono di turismo. Appena il decreto ministeriale ne ha dato l’opportunità, noi abbiamo aperto le porte. È stato un crescendo. Il mese di agosto può essere equiparato con le giuste misure, dal punto di vista business, al mese di agosto dello scorso anno. Abbiamo dovuto cambiare formula perché potevamo avere massimo 20 persone in visita, però abbiamo aumentato quella che era l’offerta. Abbiamo organizzato tour sempre più vicini al mondo artigianale. Diciamo che chi è venuto quest’anno si è divertito più degli altri anni”.

Quindi avete puntato più sulla qualità che sulla quantità…

“Sì. Abbiamo voluto dare qualcosa in più anche perché per noi, l’ospitalità, non è il core business ma è un modo per farsi conoscere. Però sappiamo che dietro la nostra ospitalità vivono tante altre realtà, come le agenzie di turismo, che in quel momento avevano poche possibilità di offrire dei pacchetti di turismo locale. E noi siamo una delle risorse, sia in Florio che a Casteldaccia, che è la sede storica dell’azienda Duca di Salaparuta”.

Quali sono stati i livelli di esportazione quest’anno?

“L’export legato al mondo Horeca, come in Italia, ha risentito della crisi da Covid. Quello che ci ha sostenuti è stata la Gdo anche all’estero. Naturalmente ogni Paese ha avuto momenti di lockdown differenti. Il Giappone sta vivendo una forte crisi, per esempio, dove stanno rivedendo i loro piani di importazione dei prodotti made in Italy. Naturalmente il peso del Covid si sente. Anche per questo, quello che chiedono tutte le cantine italiane è un sostegno dalle istituzioni. Perché ad oggi le misure di sostegno al settore vitivinicolo non sono state gestite benissimo. Si è provveduto alla distillazione di crisi che però ha impegnato soltanto quei vini che non riguardano il mondo dell’Horeca, vini comuni. Oggi più che mai bisognerebbe, invece, avviare un percorso di distillazione riservata a vini Dop e Igp. Perché probabilmente a fine anno molte realtà che basano il loro commercio soprattutto sul mondo Horeca pagheranno lo scotto. Si ritroveranno in cantina una giacenza di grandi dimensioni di vini sfusi, non imbottigliati. Naturalmente queste aziende hanno dovuto fare una trasformazione per il vino del domani e hanno sofferto nel commercio durante il lockdown, non avendo altri canali di commercializzazione dei loro vini hanno il peso della non commercializzazione, le fatture non pagate, la giacenza di vini esorbitanti.

Per poter sostenere questo particolare settore del mondo vitivinicolo occorre dare un’opportunità di smaltimento dei vini, perché il vino è deperibile e non vive per sempre. Quindi necessariamente bisogna dare la possibilità di respirare a queste piccole realtà. Noi abbiamo una fortuna: di essere grandi. Noi siamo talmente grandi che in un momento dove il distanziamento sociale è diventato il must per cercare di risolvere il problema, abbiamo focalizzato l’attenzione su quelle che sono le risorse umane. Nel periodo del Covid abbiamo assunto figure professionali importanti. Quest’anno abbiamo iniziato una collaborazione con Barbara Tamburini, un’enologa toscana che nel 2019 ha vinto il premio Oscar del vino ‘Giacomo Tachis’. Noi crediamo tantissimo su quella che è l’eccezionalità del made in Italy. Quindi in questo momento più che mai dove sembra tutto perduto, bisogna puntare sulla persona in realtà. Da poco, ad esempio, abbiamo assunto un’altra persona sul mondo export. Per poter sperare in migliorie sul mondo dell’export bisogna puntare sulle persone. Da poco è entrato nella nostra famiglia una nuova risorsa che si occuperà della Gdo in Europa”.

Per quanto riguarda il mercato statunitense?

“Lì ci sono i problemi maggiori, ma abbiamo anche una fortuna. Abbiamo una squadra dedicata, non ci appoggiamo a nessuno. Stiamo sponsorizzando tutto quello che avevamo costruito per il 2020. Perché in realtà noi, come anche altri, avevamo un piano di promozione dei nostri vini. Pensi che avevamo fatto un restyling di tutti i vini delle tenute, foraggiando il Trappato, il Sirah, il Grillo, lo Shardonnay, quindi utilizzando sia vini internazionali che autoctoni e oggi li stiamo esportando negli Usa. Soprattutto grazie alla nostra agenzia americana. Cosa ci dice il futuro è una domanda difficile a cui dare una risposta. Sicuramente oggi più che mai circondarsi di professionalità e dinamicità è importantissimo. Non è più il commercio di una volta, bisogna cambiare. Ieri si guardava tanto al risparmio nei confronti delle risorse. Oggi io dico meglio una persona in più ma con tanta professionalità e tanto da dare. Bisogna cercare di foraggiare l’impegno dell’azienda e l’azienda si può foraggiare soltanto se si agisce internamente e i mattoncini che formano un’azienda sono le persone”.

Quindi la chiave di volta per superare la crisi post-covid sono gli investimenti sul personale?

“Investimenti sulle persone, credere nel made in Italy con l’artigianalità e quindi credere in un percorso dove noi siamo forti in Italia ma soprattutto in Sicilia. Qui, infatti, abbiamo opportunità enormi perché il territorio che abbiamo è invidiato in tutto il mondo. Con la giusta professionalità e le giuste persone il territorio riuscirà a crescere”.

Molte cantine durante il lockdown hanno puntato sull’e-commerce, voi in questo campo come vi siete mossi?

“Le vendite online ci hanno dato una grossa mano. Noi abbiamo un Duca-store, che ha sede nelle cantine Florio a Marsala, dove abbiamo registrato vendite stratosferiche soprattutto nel periodo del lockdown. Mai viste tante vendite. Ci è servito perché anche da questo punto di vista la comunicazione è cambiata. Il comprare online è diventato virale. Ma non solo questo, è cambiato il modo di fare l’approccio vino-cliente. Normalmente in quel periodo – quello del lockdown – si andava dai clienti e si faceva assaggiare il vino, si facevano delle degustazioni o delle tavole rotonde dove si presentavano i prodotti. Durante il periodo del lockdown abbiamo fatto tantissime degustazioni a distanza. Non le dico che mi piaccia, ma è una soluzione. L’e-commerce diventa un tassello importantissimo perché è un’opportunità per poter commercializzare dove c’è qualcuno che non riesce a trovare quel prodotto o non riesce a raggiungere l’enoteca. Diventa un diverso modo di commercializzazione dei propri vini”.

La vendemmia 2020 invece come sta andando?

“È una vendemmia positiva. In questo momento abbiamo portato circa il 95% del mondo bianchi, quindi parliamo del nostro Grillo, del nostro Zibibbo, dello Chardonnay ed è una vendemmia importante, dove si è registrata una piccola riduzione di resa per i vitigni internazionali ma alta qualità. Nel mondo dei rossi (parliamo dei primi Cabernet, dei Neri d’Avola) ancora mancano una buona parte dei vini rossi in cantina, quindi ancora è presto per parlare dei risultati. La qualità e le rese possono essere considerate comunque positive”.

Prima mi accennava che per voi gli aiuti istituzionali non sono stati abbastanza e non hanno dato quello che dovevano alla filiera legata al mondo vitivinicolo…

“Sicuramente si dovrebbe dare un po’ più attenzione ai veri problemi. Perché hanno portato avanti delle soluzioni, ma probabilmente dovevano incentivare altre soluzioni più mirate. Se il problema è l’Horeca, la distillazione di crisi deve essere foraggiata per i vini dedicati all’Horeca, quindi i vini con indicazione geografica o d’origine. Consideri che le Regioni che hanno registrato maggiori contratti per la distillazione sono state la Puglia, con circa 8 milioni di euro di contratto, seguono il Lazio e le Marche. In Sicilia, credo che i contratti della distillazione di crisi si attestino a circa 180mila euro: nulla. Questo ci fa capire che la Sicilia enologica è una Sicilia di qualità, fatta di denominazioni. È una Sicilia che non ha potuto usufruire di un aiuto statale e se non ha pagato lo scotto oggi lo pagherà domani, quindi lo Stato dovrebbe rivolgere l’attenzione sul vero nocciolo del problema: le giacenze delle Indicazioni geografiche. Noi abbiamo una fortuna che è legata al mondo della Grande distribuzione, quindi risentiamo meno del problema rispetto a quella che può essere una piccola realtà che produce solo per l’Horeca. Se per noi è un piccolo problema, per realtà di dimensioni differenti dalle nostre, diventa un grande problema. Non bisogna guardare solo a casa propria, occorre guardare anche i problemi dei vicini di casa. È fondamentale per una giusta promozione dei vini siciliani garantirne la vita. C’è nell’area un ragionamento sulla distillazione di crisi legata ai vini a Indicazione geografica. Speriamo arrivi presto. Bisogna aiutare le piccole realtà a poter usufruire di un aiuto per poter andare avanti”.

Adesso quali sono le prospettive dell’azienda per il futuro?

“Per fine anno noi ipotizziamo un +10% come trend per la Gdo, quindi sicuramente un anno positivo. Per il mondo dell’Horeca, forse è presto parlare perché veniamo da due mesi dove abbiamo avuto una ripresa positiva. Poi c’è il 2021. Che sarà l’anno con più punti interrogativi. Io lavoro in quest’azienda ormai da 12 anni e credo che il 2021 come anno di commercializzazione sia l’anno più complicato da comprendere, soprattutto per quanto riguarda l’export e l’Horeca. Bisogna solo attendere e credere nelle proprie risorse. Se non ci crediamo noi che siamo grandi realtà della Sicilia è finito quello che è il mondo del vino. Proprio per questo non smettiamo di investire. Per esempio, abbiamo piantato circa otto ettari di Pinot Nero nella zona di Passopisciaro a Castiglione di Sicilia e adesso stiamo investendo su altri dieci ettari che accoglieranno il nostro futuro Nerello Mascalese, il nostro futuro Doc Etna. Se ci fermiamo non usciamo vivi da questa crisi epocale. È una crisi di consumi senza precedenti. Coinvolge tutte le cantine del mondo, non soltanto quelle italiane e quindi bisogna trovare delle soluzioni pratiche e filosofico-aziendali”.

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