Castel di Lucio tra le fiamme: così il futuro è andato in fumo - QdS

Castel di Lucio tra le fiamme: così il futuro è andato in fumo

Lina Bruno

Castel di Lucio tra le fiamme: così il futuro è andato in fumo

giovedì 19 Agosto 2021 - 00:01

Il sindaco del piccolo comune agricolo, Giuseppe Nobile, racconta in esclusiva al QdS il dramma di tante famiglie che hanno perso tutto in poche ore e ora attendono aiuti concreti dalle istituzioni

CASTEL DI LUCIO (ME) – Ai confini tra Nebrodi e Madonie c’è un comune dove si guarda già oltre le ferite che il vasto incendio di qualche settimana fa ha lasciato sul territorio. Fondamentale è stata la solidarietà che si è subito messa in moto, prima della pubblicazione di decreti e avvisi per gli aiuti istituzionali.

“Si è costituito un comitato spontaneo – racconta il sindaco di Castel di Lucio, Giuseppe Nobile – e abbiamo aperto un conto corrente insieme alla parrocchia per assicurare un impiego dei fondi con maggiore celerità. È stata una corsa contro il tempo per assicurare il foraggio agli animali. Chiaro che molti di loro avevano già preparato scorte per l’inverno nei fienili, qualche magazzino è andato in fiamme, qualcuno ha cominciato a usare le scorte ma poi è arrivata la solidarietà. La Diocesi di Patti ha donato diecimila euro e Unioncamere Sicilia cinquemila euro, poi altre piccole cifre e a oggi sono stati raccolti 21 mila euro. Poi sono arrivati anche gli allevatori di Motta, Pettineo, Mistretta e Capizzi che hanno portato camion di fieno. Altro importante contribuito è stato quello della Coldiretti regionale, che ha subito creato un centro di stoccaggio a Gangi oltre che a Castel di Lucio. In totale ha inviato già quattrocento rotoballe, assicurando anche il trasporto e la distribuzione tenendo conto di chi ha subito più danni e ha più capi da sfamare”.

Le fiamme hanno invaso 1.460 ettari di terreno di proprietà o in uso a 104 imprese agricole, per lo più sono microaziende e i loro pascoli sono andati per l’80% in fumo; morti oltre cento ovini sfuggiti al controllo. “L’incendio lo abbiamo visto subito – dice il sindaco- perché è partito da Gangi. Ha creato maggiori danni la mancanza di prevenzione, ma anche l’impossibilità dei canadair di fare sul nostro territorio più di un lancio perché impegnati a Gangi e Geraci. Per tutta la notte hanno lavorato le forze della Protezione civile a terra per fronteggiare le fiamme ma non hanno potuto fare molto su un arco aperto di sette chilometri che ha colpito alle spalle il centro abitato e che in parte abbiamo dovuto evacuare”.

Tra qualche giorno ci sarà una stima esatta dei danni subiti. Scade infatti domani il termine per le aziende per rispondere all’avviso della Protezione civile, ma il colpo per l’economia locale è rilevante. “Castel di Lucio – afferma il primo cittadino – è un Comune di 1.200 abitanti è l’attività prevalente è l’allevamento di bovini e ovini. Ci sono stati pascoli bruciati, animali morti o ritrovati ustionati dopo qualche giorno e abbattuti, recinzioni distrutte, condotte idriche, fienili e magazzini danneggiati. Ci sono zone in cui il fuoco ha danneggiato la parte superficiale del terreno e in due o tre mesi dopo le piogge ci potrà essere il ripristino del pascolo, ma dove c’era maggiore vegetazione spontanea e boschetti il rischio è che ci vorranno degli anni prima di rivedere la macchia mediterranea andata persa”.

Avere la vicinanza degli allevatori dei territori confinanti è stata importante per molte famiglie di Castel di Lucio, soprattutto per elaborare la perdita di quanto costruito in tanti anni di sacrifici. Particolarmente difficile è stato accettare tutto per chi non è riuscito a salvare i propri animali, che per dei piccoli allevatori sono più di una fonte di reddito.

Castel di Lucio è il comune più lontano dalla città capoluogo di provincia e la distanza va oltre quei 160 chilometri di autostrada. “Non c’è stata alcune telefonata – spiega Nobile – dal sindaco della Città Metropolitana di Messina, mentre in quella notte di emergenza tutte le istituzioni mi sono state vicine, dal prefetto al questore, dai Carabinieri alla Protezione civile ai tecnici del Vigili del fuoco”.

I collegamenti restano la criticità maggiore per il sindaco, che si sente più vicino alle Madonie e all’area palermitana che non ai Nebrodi e Mistretta, comune che per Nobile col tempo ha perso la sua capacità di essere capofila nel comprensorio. “Di fatto – sottolinea il sindaco – abbiamo solo una strada di accesso, la Sp 176. Ora si sono aperti due varchi, uno per San Mauro Castelverde e soprattutto per Gangi, con la progettazione di una strada che dovrebbe andare a decreto a settembre e assicurare una comunicazione intercomunale”.

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