Il nuovo carcere di Bicocca ancora bloccato, imprigionati 27 milioni e 100 posti di lavoro - QdS

Il nuovo carcere di Bicocca ancora bloccato, imprigionati 27 milioni e 100 posti di lavoro

Desiree Miranda

Il nuovo carcere di Bicocca ancora bloccato, imprigionati 27 milioni e 100 posti di lavoro

mercoledì 04 Settembre 2019 - 04:00
Il nuovo carcere di Bicocca ancora bloccato, imprigionati 27 milioni e 100 posti di lavoro

Il segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria ha incontrato il vicesindaco

CATANIA – Torna in città per parlare della situazione carceraria in Italia, e in Sicilia in particolare, definendola “assolutamente drammatica”. È il segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria Spp Aldo Di Giacomo, arrivato a Catania per valutare la possibilità di presentare un esposto alla Procura della Repubblica a proposito di quello che definisce “un problema di dimensioni mostruose”. Si tratta della costruzione di un nuovo carcere da circa 400 posti in zona Bicocca che dal 2005 vede “bloccati” 27 milioni di euro utili per costruirlo. Sono soldi vincolati e dunque in attesa di essere spesi per lo scopo a cui sono stati destinati. “Non li hanno usati neanche per il terremoto, quindi sono lì”, afferma Di Giacomo.

Lo stop alla costruzione è dell’allora ministro della Giustizia Andrea Orlando che, secondo quanto riferisce Di Giacomo, valutò il progetto inutile in considerazione dello svuotamento delle carceri avvenuto grazie ai provvedimenti di indulti e amnistie. “Era facile prevedere che la situazione sarebbe ritornata come quella di prima – afferma – . Oggi infatti – specifica – abbiamo circa 10 mila detenuti in più. La mancata costruzione del carcere di Catania la dice lunga sul disinteresse reale del mondo della politica sulle carceri e sul sistema sicurezza in generale”.

Secondo Di Giacomo la costruzione della nuova struttura non solo è imprescindibile per il numero di carcerati presenti in Italia, ma anche “per dare dignità a queste persone e a noi poliziotti”. In ballo c’è la mancata costruzione di una Casa circondariale all’avanguardia e, inoltre, non portare a termine il progetto significherebbe anche perderci in denaro. C’è già una ditta aggiudicataria che ha fatto ricorso contro il Governo e, stando a quanto riferisce il segretario del Sindacato di polizia penitenziaria, ha vinto anche in appello. Tradotto significa che se non si procederà con l’appalto, si dovrà pagare una penale.

“La mancata costruzione gioverebbe alla ditta che non ha interesse a costruire, dato che gli verrebbe riconosciuto almeno qualche milione di euro di danno per il mancato guadagno. Ma si può consentire oggi in Italia, con la situazione che abbiamo, di regalare due o tre milioni di euro a una ditta e restare nella stessa situazione? Contiamo poi che, tra assunzioni dirette e indotto, si parla di almeno cento persone. Rappresenterebbe un momento importante per l’economia della città. Forse – aggiunge – tutto questo sfugge al mondo della politica”.

In occasione della visita catanese, il segretario del sindacato di polizia Di Giacomo ha incontrato il vice sindaco Roberto Bonaccorsi e parlato al telefono con il primo cittadino “che non poteva essere presente”, spiega. “Ho condiviso con loro questo nostro stato di disapprovazione nei confronti delle decisioni del Governo e mi hanno assicurato che interverranno, nei limiti della loro competenza, per cercare di smuovere questa situazione”.

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