Catania, prigionieri del Covid in attesa della liberazione - QdS

Catania, prigionieri del Covid in attesa della liberazione

Melania Tanteri

Catania, prigionieri del Covid in attesa della liberazione

venerdì 07 Gennaio 2022 - 00:50

Con l’aumento dei contagi, il sistema sanitario torna in affanno. Franco Luca (Asp): “Tracciamento saltato. Se continua così i posti non saranno più sufficienti”. E intanto i negativi restano bloccati

CATANIA – Casi in aumento, ospedali in sofferenza, difficoltà a effettuare i tamponi e quei certificati di guarigione che tardano ad arrivare. È caos a Catania per quel che riguarda i contagi di Covid 19 e, in generale, la gestione dell’attuale fase pandemica. Con contagi sempre più numerosi – da ieri è stata prorogata la zona arancione per il comune di Gravina di Catania – e posti letto in via di esaurimento, nella città etnea, così come nel resto dell’Isola, cresce l’allarme.

Insieme ai disagi. Come conferma al Quotidiano di Sicilia, Franco Luca, responsabile della medicina territoriale dell’Asp. “La situazione è molto caotica – afferma il medico. Il tracciamento, di fatto, è saltato e ci sono alcune difficoltà alle quali stiamo comunque ovviando”. La diffusione di Omicron, sempre più estesa e quasi inarrestabile nonostante le vaccinazioni, starebbe mettendo a dura prova l’intero sistema. La malattia che la nuova variante sviluppa è sì meno compromettente il sistema respiratorio, ma i casi sono tanti e quindi i posti letto insufficienti.

“Per quanto la malattia sia meno grave, i casi sono così tanti da provocare sofferenza nelle strutture sanitarie – dice ancora Luca. È chiaro che, se le cose dovessero continuare di questo passo, i posti disponibili non saranno più sufficienti”.

Ripristinare quelli “tagliati” in precedenza se non addirittura aumentarli, è il suggerimento del medico che non è affatto ottimista ottimista relativamente alla situazione nonostante sottolinei come l’Asp stia lavorando molto. “Il tracciamento è saltato – ribadisce – e sono troppi i tamponi fai da te”. È difficile dunque tracciare chi si sottopone al test in autonomia e, magari non comunica i risultati, anche se, da un paio di giorni, saranno proprio i test molecolari a fare fede per certificare la malattia o l’eventuale guarigione, come stabilito da una circolare regionale pensata proprio per snellire la situazione. Ma resta il problema dei guariti in attesa del provvedimento di “liberazione”.

Sono in tanti coloro che restano isolati a casa anche se negativi perché attendono il certificato di guarigione. E quindi il Green pass. Numeri di positivi non più tali che vanno oltretutto a intasare anche il sistema di conteggio. “I tempi sono lunghi – ammette Luca: molti pazienti contagiati sono nel frattempo diventati negativi ma negli elenchi risultano ancora positivi proprio perché non è stato effettuato il tampone di guarigione o non è arrivato il certificato. È per questo che potenzieranno i drive-in riservati a questi soggetti. Contiamo di farne 300 al giorno nel solo Ascoli Tomaselli”.

Una procedura che, però, a Palermo è differente. Stando a quanto spiegato dall’ufficio stampa del commissario all’emergenza di Catania, Pino Liberti, a Palermo i medici di famiglia possono redigere l’atto di fine isolamento e comunicarlo all’Asp. Accelerando in questo modo un processo che, a Catania, ad esempio, resta più lento. Nella città etnea, a quanto pare, ai medici di base non è consentito l’accesso al sistema gestionale. Il risultato è che i pazienti, dopo essersi sottoposti al tampone molecolare per decretare la guarigione, devono attendere la risposta dall’Asp, che potrebbe arrivare giorni dopo.

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