C’è un Paese che accoglie i più deboli, come nella “Casa” di Aci Sant’Antonio - QdS

C’è un Paese che accoglie i più deboli, come nella “Casa” di Aci Sant’Antonio

redazione

C’è un Paese che accoglie i più deboli, come nella “Casa” di Aci Sant’Antonio

sabato 13 Giugno 2020 - 00:00
C’è un Paese che accoglie i più deboli, come nella “Casa” di Aci Sant’Antonio

La struttura della Caritas di Acireale è tra i 12 progetti protagonisti della campagna 8x1000 alla Chiesa. Il Centro in tre anni ha accolto un centinaio di uomini e donne, italiani e stranieri

ROMA – “C’è un Paese” è il cuore del messaggio della campagna Cei 8xmille 2020 che mostra, nei fatti, un Paese che accoglie, sostiene, abbraccia e soprattutto consola. È l’Italia dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Ogni anno, grazie alle firme dei contribuenti, si realizzano, in Italia e nei Paesi più poveri del mondo, oltre 8.000 progetti che vedono impegnati sacerdoti, suore e i tantissimi operatori e volontari che quotidianamente rendono migliore un Paese reale, fatto di belle azioni, di belle notizie. Un Paese che non si è mai fermato, che ha combattuto, che ha costruito e che merita di essere narrato.

L’obiettivo della comunicazione 2020 è dare ancora una volta voce a questa Chiesa. Una Chiesa che c’era prima della pandemia, che è stata al fianco del suo popolo durante l’emergenza con i fondi 8xmille e la sua rete di solidarietà, e che sta continuando a progettare, a sognare per ricostruire il nostro futuro insieme”, afferma il nuovo responsabile del Servizio promozione della Cei Massimo Monzio Compagnoni. “Una Chiesa, e un Paese, motivati da valori che sono quelli del Vangelo: amore, conforto, speranza, accoglienza, annuncio, fede”.

Dodici i progetti al centro della nuova campagna, scelti tra le migliaia sostenuti in questi anni, in Italia e all’estero, attraverso le tre direttrici fondamentali di spesa: culto e pastorale, sostentamento dei sacerdoti diocesani, carità in Italia e nel Terzo mondo.

“C’è un Paese” racconta una Chiesa che, anche nell’emergenza, non ha mai smesso di prendersi cura dei più deboli. Come accade alla “Casa” di Aci Sant’Antonio, 20 mila abitanti a ridosso della città metropolitana di Catania e nella diocesi di Acireale, centro di accoglienza con dieci posti letto per uomini e sei per donne, che offre un piatto caldo e un tetto a famiglie e persone in difficoltà, e che, a tre anni dall’apertura, già conta oltre 13 mila pasti l’anno, un centinaio di uomini accolti, italiani e stranieri tra i 20 e i 70 anni, una decina di donne, di età compresa tra i 40 e i 60 anni, che qui hanno trovato una mano tesa ed una spinta per ricominciare.

Un crocevia di carità dove gli ospiti hanno a disposizione, ogni giorno, docce, servizio abiti, lavanderia oltre ad un centro-ascolto mobile per gli interventi su strada tra i senza dimora. Una macchina organizzativa che si basa su un team composto da un sacerdote, quattro operatori e una decina di volontari tra scout e terziari francescani.

“L’idea è nata quando Papa Francesco, nel 2017, ha proclamato la I Giornata mondiale dei poveri” – spiega Don Orazio Giuseppe Tornabene, 36 anni, direttore della Caritas diocesana di Acireale e collaboratore pastorale nella parrocchia Madonna della Stella, ad Aci Sant’Antonio –. Il tema era il salmo 9: ‘La speranza dei poveri non sarà mai delusa. La speranza dei poveri è in Dio’. Qui rispondiamo ad una delle forme più gravi di deprivazione materiale per le persone: l’assenza di una dimora autonoma, che toglie libertà e speranza. Entrano una molteplicità di nuovi poveri: dai divorziati a chi non riesce più a pagarsi l’affitto, fino ai migranti e a chi ha difficoltà psichiatriche. C’è chi raccoglie cartone e lo rivende, chi lavora in nero, badanti sulla linea della sopravvivenza”.

La “Casa” è un luogo per ritrovare coraggio e non ripiegarsi su se stessi, è un’opera che sollecita scelte di fraternità ed evangelizza con l’amore. Un intervento a tempo, in quanto il soggiorno è di 2 settimane ma in una vera famiglia, uno spazio di relazioni in cui essere riconosciuti e amati. “Il nostro prossimo passo è l’auto-sostenibilità – prosegue Don Tornabene – oltre all’8xmille, che ci ha sostenuto con 270 mila euro in un biennio”.

“Destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica equivale – si legge in una nota – ad assicurare conforto, assistenza e carità grazie ad una firma che si traduce in servizio al prossimo. La Chiesa cattolica, ogni anno, si affida alla libertà e alla corresponsabilità dei fedeli e dei contribuenti italiani per rinnovarla, a sostegno della sua missione”.

L’utilizzo dei fondi è rendicontato, con trasparenza, sul sito istituzionale www.8xmille.it dove si può consultare la Mappa 8xmille, interattiva ed in continuo aggiornamento, per conoscere le singole opere realizzate, in Italia e nel mondo, vedere i fondi assegnati e scoprire, nel dettaglio, come stati impiegati. In evidenza anche i dati relativi all’emergenza Covid-19 con l’indicazione degli stanziamenti straordinari disposti finora dalla Cei: fondi per 237,9 milioni di euro, provenienti da risorse 8xmille. è presente, inoltre, una nuova sezione “Firmo perché” con le testimonianze dei contribuenti sul perché di una scelta consapevole.

Disponibile sia sul sito 8xmille.it che nel relativo canale YouTube il video relativo all’iniziativa della Caritas diocesana di Acireale racconta, attraverso la testimonianza degli operatori, dei volontari e degli ospiti, un’opera che offre un sostegno tangibile nel segno della solidarietà e dell’aiuto reciproco.

“Progetto donna”
E a Mazara la Chiesa sostiene l’integrazione

MAZARA DEL VALLO (TP) – È arrivato al quarto anno di vita, a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, il “Progetto Donna”, promosso dalla Caritas diocesana e dalla Fondazione San Vito onlus.

Il piano di integrazione al femminile ha coinvolto venti donne mazaresi e tunisine “in un percorso – spiega una nota dell’ufficio stampa della Fondazione San Vito – di integrazione e autostima finanziato coi fondi 8×1000”.

L’incontro conclusivo, svoltosi nel salone conferenze della Fondazione, ha visto la presenza del presidente della San Vito onlus, Vito Puccio, dei referenti del progetto Annamaria Lodato e Giusy Agueli e di Antonino Cusumano, dell’Istituto euro-arabo, ente che ha organizzato un corso di italiano per le donne.

“Durante quest’anno di attività – spiega la nota – si è svolto il laboratorio di sartoria, incontri di formazione, lezioni di teatro con l’attrice Luana Rondinelli. Tema conduttore è stata la lotta allo spreco (il cui progetto in Fondazione è già attivo da più di un anno) e il riciclo. Ecco perché le signore sono state impegnate anche nella preparazione di alcune borse per la spesa e di mascherine di protezione realizzate con drappi di stoffe inutilizzati”.

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