Consorzi di bonifica, undici buchi nell’acqua, canoni irrigui alle stelle e un pieno di disservizi - QdS

Consorzi di bonifica, undici buchi nell’acqua, canoni irrigui alle stelle e un pieno di disservizi

Chiara Borzi

Consorzi di bonifica, undici buchi nell’acqua, canoni irrigui alle stelle e un pieno di disservizi

giovedì 10 Ottobre 2019 - 00:00
Consorzi di bonifica, undici buchi nell’acqua, canoni irrigui alle stelle e un pieno di disservizi

L’assessore Bandiera, "Nel nuovo sistema Consorzi messi in liquidazione e un nuovo Ente privo di debiti". Le deputate regionali del M5s, Stefania Campo, Angela Foti e Jose Marano, hanno fatto emergere la problematica portandola in audizione all’Ars

L’agricoltura, da sempre prima risorsa dell’economia siciliana, versa in condizioni pessime. Specchio di una situazione di totale emergenza, lo stato dei Consorzi di bonifica e dei servizi che questi dovrebbero fornire per approvvigionare di acqua le campagne siciliane: reti idriche malridotte e con ampie tratte in cemento amianto, acqua erogata solo in alcuni periodi dell’anno, cosa che impedisce la coltura di diverse specie di ortaggi e frutta, personale costretto a lunghi periodi di inattività e canoni per gli agricoltori molto salati.

Mentre il processo di riforma va avanti anche se a passi molto lenti (se n’è parlato alla fine degli anni ‘90 e solo nell’ultimo anno si stanno accorpando gli 11 consorzi in 2, ndr), ci si rende conto però che poco o nulla è cambiato. Anzi, ci si accorge che rispetto a un paio di anni fa il numero dei dirigenti è leggermente aumentato: erano 28 nel 2017, oggi se ne contano 33 con un aumento dei costi di circa 400 mila euro: da 1,7 milioni l’anno si arriva oggi a 2,1 sulla base di quanto ricavato andando a spulciare la sezione on line dell’amministrazione trasparente dei rispettivi Consorzi. E a proposito di trasparenza, ci sarebbe molto da dire, dal momento che molte sezioni sono incomplete e la ricerca dei dati è difficoltosa, spesso confusionaria. Tutto questo in barba al famoso principio di trasparenza, come esposto nel decreto legislativo 14 marzo 2013, n.33, inteso come accessibilità totale dei dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini e promuovere la partecipazione degli interessati all’attività amministrativa.

Sostanzialmente invariato il personale, con qualche diminuzione di unità che è praticamente quasi fisiologica: rimane un “esercito” di più di duemila persone, tra tempo indeterminato, precari e stagionali, i quali costano altri 73,2 milioni di euro l’anno. Ciliegina sulla torta, si fa per dire, il fatto che tra condotte colabrodo e altre problematiche tecniche, oggi si riescono ad irrigare appena 61 mila ettari dei 176 potenziali. Insomma, tanto spreco di risorse finanziare per un sistema che, è proprio il caso di dirlo, fa acqua da tutte le parti.

La questione è stata affrontata nel corso di un’audizione tenuta all’Ars, richiesta dal Movimento 5 Stelle e a cui hanno preso parte lavoratori dei consorzi ed agricoltori. “Il quadro che ne è venuto fuori – affermano le deputate 5 Stelle Jose Marano, Valentina Zafarana ed Angela Foti – è veramente critico. Gli agricoltori sono in ginocchio e costretti a pagare per un servizio che non è per nulla parametrato sulle loro esigenze. La riforma del settore, attesa da anni ormai non è più differibile. La si porti al più presto in aula”.

Michele Giuliano


L’assessore Bandiera in esclusiva per il QdS
Nel nuovo sistema Consorzi messi in liquidazione e nuovo Ente privo di debiti

Anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, è intervenuto sull’argomento. “Al momento dell’insediamento di questo Governo, abbiamo trovato i Consorzi che versavano in una situazione debitoria pari a circa 200 milioni di euro, tra accertato e debito potenziale derivante da cause in corso.

Va precisato che la Regione nei confronti dei Consorzi di Bonifica svolge ordinariamente due attività: la vigilanza e l’erogazione annuale di un contributo, anche per calmierare il costo dell’acqua e garantire i livelli occupazionali, che quest’anno ammonta a circa 60 milioni di euro.

La gestione del servizio e l’elaborazione dei ruoli da riscuotere, a mezzo delle cartelle, è effettuata dai Consorzi. Per questo, il contenuto delle cartelle non ci è al momento noto ma è ovvio che, qualora dovessero risultare errate è sempre possibile per gli utenti fare istanza di rettifica. Ovviamente, se ciò dovesse verificarsi, immediatamente, andremmo ad individuare le responsabilità.

Detto questo, le cartelle consortili riflettono, purtroppo, i debiti e i disavanzi contabilmente registrati, derivanti delle gestioni pregresse dei singoli Consorzi e dalla mancata e regolare emissione dei contributi consortili a carico degli agricoltori. Negli anni, si è spesse volte assistito soltanto a mere sospensioni dei ruoli, ribaltando agli anni successivi gli importi dovuti e provocando, da un lato, l’aumento del dovuto da parte degli agricoltori e dall’altro, a seguito dei mancati introiti, il maggiore indebitamento dei Consorzi.

Al fine di superare l’annosa questione ereditata, il Governo Musumeci ha presentato una riforma, che attualmente si trova in Commissione parlamentare e che consiste sostanzialmente nella riduzione dei Consorzi ad un solo ente diviso in 4 distretti territoriali, con la conseguente riduzione di poltrone e spese; nell’assegnazione diretta agli agricoltori; nell’ampliamento delle competenze dei Consorzi; nell’incremento e miglioramento del sistema irriguo, dalla captazione all’erogazione dell’acqua e nella messa in liquidazione dei vecchi consorzi attraverso un fondo finanziato dalla Regione stessa. Ciò consentirà al nuovo ente, che sarà messo nelle mani degli agricoltori, di essere privo di qualsiasi debito”.

Chiara Borzì
Twitter: @ChiaraBorzi


Le deputate regionali del M5s, Stefania Campo, Angela Foti e Jose Marano, hanno fatto emergere la problematica portandola in audizione all’Ars

RAGUSA – “Mio padre ha 82 anni, ha ceduto a me 3 ettari di terreno a reddito zero, su cui dobbiamo pagare 1.400 € di canone senza aver ricevuto un intervento in 70 anni”.

È una delle realtà raccontate dagli agricoltori della zona ragusana, da Ispica in sù, a cui è chiesto di corrispondere il canone obbligatorio per l’adesione e per il servizio – non continuo – al Consorzio di Bonifica di Ragusa.

Le deputate regionali M5S Stefania Campo, Angela Foti e Jose Marano hanno fatto emergere la problematica portandola in audizione direttamente a Palazzo dei Normanni lo scorso 2 ottobre.

Gli agricoltori di Ispica hanno ricevuto conti sproporzionati su un servizio carente. Come si può chiedere proprio a loro di pagare il conto della cattiva gestione politica dei Consorzi? Gli agricoltori hanno già pagato di tasca propria, si sono ritrovati con bollette salatissime, con una media che va dai 1.500 € ai 2.000 €, fino a raggiungere conti accumulati anche di 6.000 €. Se a questi sommiamo anche i danni alle produzioni, si arriva a centinaia di migliaia di euro”.

All’Ars sono intervenuti gli stessi agricoltori a spiegare la situazione. “Ho esposto brevemente una mia relazione – spiega Giuseppe Distefano, uno dei rappresentati degli agricoltori di Ispica – e conosciuta l’ingiustizia che subiamo, perfino maggioranza e opposizione si sono trovate d’accordo nel trovare una soluzione. Ad Ispica, dove lavoro, non abbiamo un servizio, non c’è nessuno che fa pulire i fossi. Sapete chi li pulisce? Siamo noi ogni anno a fare manutenzione. Io, come mio padre, lamentiamo le stesse cose da oltre 50 anni. In passato – continua Distefano – il canone costava poco e lo pagavano tutti. Si parlava di 20 euro a ettaro, oggi si aggira a 400 € a ettaro”. Il rischio corso è quello dell’abbandono della terra.

Non possono certo essere gli agricoltori a risolvere i problemi di bilancio del Consorzio, dovuti ad enormi responsabilità da parte della politica, stratificate negli anni – continuano le deputate Campo, Foti e Marano – Anzi, se continua così gli agricoltori saranno costretti ad abbandonare le attività e non riusciranno comunque a garantire il pagamento di queste bollette sproporzionate”.

Non un’iperbole questa, ma una verità. “Avevo un compratore per il mio terreno – confessa il rappresentante degli agricoltori Distefano – ma quando ha visto il reddito e gli oneri da sostenere mi ha lasciato la caparra e disdetto l’atto. Stavolta basta. Attenderemo si trovi una soluzione, una legge democratica, ma se non accadrà avvieremo un contenzioso e se necessario ci rivolgeremo anche alla Corte Europea”.

Questa la replica del Consorzio. “Da direttore dei sei consorzi che dovevano essere accorparti nell’unico ente della Sicilia Orientale – spiega l’ingegnere Fabio Bizzini – avrei dovuto chiudere tutta una serie di blocchi che c’erano nei bilanci. La condizione economica di questi enti chiedeva un risanamento finanziario. In mancanza di un intervento regionale, è chiaro, che al momento la soluzione era la riscossione del canone. L’adesione al consorzio è obbligatoria, per questo si corrisponde una somma che prescinde dal funzionamento dei servizi.

Il Consorzio di Ragusa è caratterizzato da un disavanzo di 12 milioni, la sospensione dei canoni negli anni passati, dettata da condizioni per certi versi politiche, ha creato nuove esigenze di bilancio. I ruoli inviati agli agricoltori appartengono alle annate 2015, 2016, 2017. La situazione dei consorzi è critica in generale – ha concluso Bizzini – lo stesso assessore Edy Bandiera ha rinviato ad una soluzione con la nuova riforma annunciata dal governo Musumeci”.

Chiara Borzì

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