Contanti, stretta su prelievi sopra i diecimila euro - QdS

Contanti, stretta su prelievi sopra i diecimila euro

Marco Carlino

Contanti, stretta su prelievi sopra i diecimila euro

sabato 07 Settembre 2019 - 05:00
Contanti, stretta su prelievi sopra i diecimila euro

Bankitalia stringe la morsa sul prelievo di contanti. Dal 2 settembre via ai controlli della Uif. Fino a ieri il limite era di 15.000 €. Il primo invio di dati da effettuarsi entro il 15 settembre

ROMA – Bankitalia stringe la morsa sui prelievi di contanti. Dallo scorso 2 settembre, infatti, sono partiti i controlli da parte della Uif (Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia) su ritiri e versamenti superiori ai diecimila euro complessivi. Fino ad oggi questo limite era posizionato sulla cifra di 15 mila euro.

A seguito di questo provvedimento le banche, gli uffici postali e altri istituti di pagamento dovranno segnalare gli sforamenti oltre la cifra stabilita, anche attraverso transazioni da più di mille euro.

La Uif ha reso operativa la misura introdotta due anni fa dalla riforma che prevede l’invio delle comunicazioni su prelievi e versamenti. La normativa prevede che la comunicazione oggettiva (questo è il nome ufficiale) verrà fatta su base mensile e, pur se non farà scattare la segnalazione di operazione sospetta, comunque comporterà l’accensione di un faro da parte delle autorità di vigilanza.

Il tutto servirà per incrociare i dati in possesso dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza e per scovare i presunti evasori.

Il primo invio dovrà essere eseguito entro il 15 settembre e riguarderà tutti i dati relativi ai mesi di aprile, maggio, giugno e luglio.

Il 24 luglio 2019 la Commissione Europea ha pubblicato quattro Rapporti sul sistema antiriciclaggio europeo, accompagnati da una ‘Comunicazione’ al Consiglio e al Parlamento che ne sintetizza le principali conclusioni. Nei Rapporti, si pone l’accento sulla necessità di attuare pienamente, in tutti gli Stati membri, le norme introdotte con la quarta e la quinta Direttiva antiriciclaggio, colmando le carenze ancora presenti nell’Unione e promuovendo maggiore uniformità.

Nonostante sia aumentata la possibilità di effettuare pagamenti tramite strumenti tecnologici come il contactless e il mobile banking, in Italia l’uso del denaro contante è ancora molto diffuso: l’80% dei pagamenti viene fatto usando banconote e monete.

Una misura, come detto, volta a contrastare con il pugno di ferro il riciclaggio e l’evasione fiscale. A tal proposito la Uif nel luglio scorso ha pubblicato uno studio dal titolo «L’uso del contante e il riciclaggio», in cui ha cercato di tracciare un’analisi delle zone dove il rischio di riciclaggio è maggiore.

Nel corso del 2017 la Uif ha raccolto nel proprio database 102 milioni di segnalazioni relative a 329 milioni di singole operazioni, relative a ben 29 mila miliardi di euro movimentati.

Dalla ricerca risulta che i contanti sono usati in misura maggiore nel Sud Italia per una questione legata ad arretratezza finanziaria e tecnologica ma quasi paradossalmente gli usi anomali sono concentrati al Centro Nord, dove l’economia muove risorse maggiori. Lo studio recita: “I risultati mostrano che l’utilizzo di contante è negativamente correlato con il grado di sviluppo economico locale e con il grado di finanziarizzazione. Al contrario, l’utilizzo del contante risulta correlato positivamente con le dimensioni dell’economia sommersa”.

Inoltre – si legge – “la distribuzione geografica, a livello di comuni e province, del rischio di riciclaggio risulta coerente con la presenza delle principali organizzazioni mafiose, così come emerge dalle evidenze investigative, e positivamente correlata sia con misure del riciclaggio (le operazioni sospette segnalate alla Uif) sia con indicatori di attività criminale”.

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