Coronavirus, per le zone, le Regioni vogliono solo cinque parametri - QdS

Coronavirus, per le zone, le Regioni vogliono solo cinque parametri

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Coronavirus, per le zone, le Regioni vogliono solo cinque parametri

mercoledì 18 Novembre 2020 - 00:10
Coronavirus, per le zone, le Regioni vogliono solo cinque parametri

Il ministro Speranza ribadisce, i criteri sono ventuno, ma Boccia non chiude del tutto: "se le richieste delle Regioni sono legate alla ponderazione di alcuni parametri rispetto ad altri, possiamo discuterne". Ma se si deve entrare "nella discrezionalità della politica", no

Cinque parametri anziché 21 per definire la collocazione in zona gialla, arancione o rossa e il solo test rapido positivo per far scattare le misure necessarie a contenere la diffusione del virus, dunque contact tracing, isolamento e quarantena.

Con il monitoraggio che arriverà venerdì, le Regioni alzano il pressing sul governo e presentano la proposta per “semplificare” il sistema che fa scattare in automatico restrizioni e chiusure.

Ma il ministro della Salute Roberto Speranza frena: sono “i 21 parametri” insieme all’Rt a “determinare quali misure attuare sui territori” dice lasciando all’Istituto superiore di Sanità la difesa del sistema messo a punto: i dati “sono sempre aggiornati”, sottolinea l’Istituto guidato da Silvio Brusaferro, e la valutazione “tiene conto di tutti gli aspetti legati all’epidemia e alla risposta dei sistemi sanitari” Le proposte delle Regioni sono contenute in una lettera indirizzata allo stesso Speranza e al ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia.

“C’è la necessità di semplificare i parametri che sono stati elaborati nella prima fase della pandemia – dice il vicepresidente della Conferenza delle Regioni Giovanni Toti che ha chiesto un incontro urgente -. Siamo pronti ad un confronto con Governo, Cts, Iss e Cabina di regia per verificare e approfondire congiuntamente l’attuale sistema”, che le Regioni ritengono “non adeguato ad essere utilizzato per la valutazione degli scenari” che poi determinano la fascia in cui si collocano i territori.

Due sono sostanzialmente le modifiche chieste dai governatori.

La prima riguarda la “definizione di caso confermato” e prevede che in presenza di un test antigenico rapido positivo, anche in assenza di sintomi, non sia più necessaria la conferma con il tampone molecolare – visti anche i tempi per avere una risposta – per far scattare “con tempestività tutte le azioni di sanità pubblica necessaria”: isolamento, ricerca dei contatti, quarantena.

Il test molecolare dovrebbe essere riservato solo “ai soggetti per cui si renda necessario per finalità cliniche o terapeutiche, non di sanità pubblica”. Il secondo punto riguarda invece la revisione degli indicatori del monitoraggio, che da 21 dovrebbero diventare 5: rapporto positivi/tamponi, Rt, tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica, numero e tipologia di figure professionali dedicate al contact tracing, con la richiesta – per quest’ultimo punto – di “adeguate risorse” sia per il tracciamento che per l’isolamento e la quarantena, dunque per la gestione dei Covid hotel.

Ma la questione non è solo tecnica.

“Vogliamo entrare politicamente nel confronto, serve un ulteriore sforzo collaborativo e dei meccanismi di condivisione delle decisioni” dice chiaramente Toti, con Luca Zaia che parla di un “confronto preventivo” sulle scelte e il presidente delle Marche Francesco Acquaroli che chiede “concertazione” per “tutte le decisioni calate sul territorio”. Niente più automatismi, in sostanza, ma decisioni politiche prese con i governatori.

“Il dialogo con le Regioni è sempre aperto” risponde Speranza, che per il momento esclude però modifiche.

Si profila dunque un nuovo scontro, anche se Boccia non chiude del tutto: “se le richieste delle Regioni sono legate alla ponderazione di alcuni parametri rispetto ad altri”, allora “possiamo discuterne”.

Se però il nodo è “uscire dall’oggettività dei dati per entrare nella discrezionalità della politica”, dice il ministro degli Affari Regionali, l’esecutivo non farà passi indietro.

“O siamo oggettivi o siamo discrezionali. E se siamo oggettivi lasciamo alla scienza definire i parametri”.

Venerdì dunque non cambierà nulla dal punto di vista della definizione delle fasce mentre i nuovi dati serviranno a dire se le prime sette regioni per cui sono scattate le misure – le rosse Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria, e le arancioni Puglia e Sicilia – cambieranno zona o meno, essendo passati i 15 giorni indicati dall’ordinanza di Speranza affinché si possa rivalutare il posizionamento.

Per le altre bisognerà invece aspettare il monitoraggio del 27 e se alcune delle regioni attualmente in zona gialla cambieranno colore la rivalutazione non avverrà prima del nuovo Dpcm, con l’attuale che scade il 3 dicembre. Quello che dovrebbe contenere le indicazioni per il periodo natalizio.

“Cosa succederà a Natale – frena comunque Brusaferro – dipenderà molto da come ci comportiamo”.

Tradotto, significa che se l’Rt non scende sotto l’1 sarebbe una forzatura ipotizzare allentamenti delle misure.

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