Coronavirus, Malagò, la Figc fermi la serie A - QdS

Coronavirus, Malagò, la Figc fermi la serie A

redazione web

Coronavirus, Malagò, la Figc fermi la serie A

lunedì 09 Marzo 2020 - 00:01

Deciso il numero uno del Coni, "O si assumono le proprie responsabilità oppure la Lega sarà commissariata". Il ministro Spadafora contro Lega e Sky, "In questo momento di crisi sanitaria c'è chi, purtroppo, si limita a fare i conti"

O martedì in consiglio federale “la Figc conferma di andare avanti e se ne assumono la responsabilità, oppure devono commissariare la Lega di A. Io posso dargli una mano, dico solo che tutti quanti devono andare verso la stessa direzione. Non è che il calcio può avere regole diverse dagli altri sport di squadra”.

Particolarmente duro il presidente del Coni Giovanni Malagò commentando l’emergenza Coronavirus in Italia e la possibilità che anche i campionati professionistici possano fermarsi.

“Fermare le partite? La salute prima di tutto, l’ho già detto – ha proseguito – non si può vedere né sentire che ci sono campionati che vanno avanti e altri no”.

Durissimo con la Lega e con Sky, che gli aveva addirittura dato del bugiardo, anche il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora: “Dopo attenta valutazione e numerosi colloqui, ho reso noto ai soggetti interessati l’unica possibilità per riuscire, in emergenza, a trasmettere in chiaro le partite di questa giornata allo scopo di evitare assembramenti di tifosi su tutto il territorio nazionale”.

“Fatto salvo – ha aggiunto – il diritto di Sky di trasmettere in diretta ai propri abbonati la partita, c’era la possibilità di diffondere le immagini in differita, liberamente, a tutti gli operatori televisivi interessati, a partire naturalmente dai canali in chiaro del gruppo Sky, ma senza preclusioni. Questo avrebbe superato i vincoli normativi ed evitato qualsiasi successiva diatriba giudiziaria ed economica”.

“Ne ho parlato con tutti – ha aggiunto – , compreso l’ad Maximo Ibarra e il Presidente della Lega Serie A Dal Pino, che potranno confermare, e che non hanno aderito a questa ipotesi per difendere i propri, legittimi, interessi economici. In questo momento di crisi sanitaria c’è chi prova a fare i conti con la realtà e chi purtroppo si limita a fare i conti”.

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