Costi e fabbisogni standard, in Sicilia tempi lunghi ma qualcosa si sta muovendo - QdS

Costi e fabbisogni standard, in Sicilia tempi lunghi ma qualcosa si sta muovendo

Eleonora Fichera

Costi e fabbisogni standard, in Sicilia tempi lunghi ma qualcosa si sta muovendo

venerdì 14 Giugno 2019 - 00:00
Costi e fabbisogni standard, in Sicilia tempi lunghi ma qualcosa si sta muovendo

Gli obiettivi sono far sì che lo stesso servizio abbia lo stesso costo in qualsiasi Regione d’Italia, senza sprechi e ingiustizie, e stimare una spesa per il personale adeguata alla sua efficienza. Sul podio dei Comuni virtuosi troviamo Pisa, Parma e Padova. Fanalino di coda Foggia e una sfilza di città del Sud. Alvano (Anci Sicilia), "Dati fondamentali per avere maggiore consapevolezza sull'entità delle risorse necessaria a ciascun Ente"

PALERMO – La determinazione di Costi e Fabbisogni standard per i Comuni siciliani dovrebbe essere completata entro questa estate. A darne notizia è la Sose (Soluzioni per il sistema economico, partecipata del Ministero). Dopo tanti anni e tanta fatica, il punto di svolta sembra essere arrivato. Da circa dieci anni, infatti, gli Enti locali hanno intrapreso un percorso di valutazione delle proprie spese e dei propri servizi che mira a un efficientamento uniforme da Nord a Sud del Paese. La legge delega sul Federalismo fiscale n. 42 del 2009 ha introdotto il cosiddetto meccanismo di Costi e Fabbisogni standard per stimare, appunto, di quanta liquidità hanno effettivamente bisogno Comuni, Città Metropolitane e Province per erogare i servizi che gli competono e qual è la qualità dei servizi che questi offrono ai cittadini.

IL MECCANISMO E I SUOI OBIETTIVI
Il meccanismo alla base della legge 42/2009 è semplice, almeno sulla carta. Attraverso un modello basato su fabbisogni (reali necessità finanziarie di Comuni, Città Metropolitane e Province, stimati caso per caso in base a caratteristiche territoriali e socio-economiche della popolazione) e costi (quanto effettivamente serve per coprirli) standard, il Mef in collaborazione con Sose mira a stabilire dei criteri unitari di distribuzione di risorse, validi in tutta Italia. L’obiettivo, infatti, è il superamento del meccanismo della spesa storica che prevede una distribuzione di risorse basata unicamente su quanto gli Enti hanno speso nell’anno precedente, in favore di una distribuzione più equa che prenda come riferimento i “virtuosi”. A dettare legge, infatti, sono Comuni, Città Metropolitane e Province efficienti: quelli che hanno ottenuto i risultati migliori spendendo meno. Tutti gli altri sono costretti ad adeguarsi ai loro standard (per esempio, razionalizzando le spese o esercitando al meglio la riscossione fiscale dei tributi dovuti). Pena, il blocco dei trasferimenti. Così facendo lo stesso servizio dovrebbe finire per avere lo stesso costo in qualsiasi Regione d’Italia, senza sprechi e ingiustizie.

I QUESTIONARI SOSE
Come stabilire costi e fabbisogni? Il decreto legislativo 216/2010 ha affidato alla Sose il compito di distribuire agli Enti locali degli appositi questionari informativi. Ogni anno da allora, infatti, Comuni, Città Metropolitane e Provincie (o ex Province, nel caso della Sicilia) sono chiamati a rispondere sui propri dati strutturali e contabili. Agli Enti, infatti, non viene chiesto semplicemente quanto spendono per l’erogazione dei servizi che gli competono. Viene anche fatta un’analisi sul personale, sui costi e sulla dotazione. L’obiettivo, di raccordo con il Piano del fabbisogno del personale dei singoli Enti, infatti, è quello di riuscire a stimare una spesa per il personale che sia adeguata alla sua efficienza: nessun dipendente in più del necessario, tutti a lavoro per raggiungere il miglior risultato nel meno tempo possibile. Una seconda parte del questionario, infine, riguarda le caratteristiche specifiche dei servizi erogati: strutture, reti di trasporto, sistemi di gestione. Una volta raccolti i dati, Sose li analizza e, tenendo conto delle differenze territoriali e delle caratteristiche socio-demografiche, stima Costi e Fabbisogni di ogni rispondente.

LE RETICENZE
A dispetto di quanto stabilito da leggi e decreti legislativi, però, le difficoltà nel portare a termine gli evidenti benefici che deriverebbero dal meccanismo, non sono state poche. Il primo scoglio riguarda la stessa legge 42/2009. Quest’ultima, infatti, fa riferimento alle sole Regioni a Statuto ordinario, dettaglio che ha richiesto, nel caso della Sicilia in primis, un ulteriore processo di adeguamento che non si è rivelato per nulla facile. Il secondo intoppo deriva dalla reticenza intrinseca degli Enti locali al cambiamento. Per dieci anni, infatti, in tantissimi hanno trascurato i questionari messi a disposizione da Sose, rendendo difficoltoso il lavoro della società. Per rendersi conto di quanto il fenomeno incida sul funzionamento del meccanismo, basti pensare che nel 2016 erano più di 4.000 gli Enti inadempienti in Italia, la metà del totale. Gli anni passano, ma le criticità permangono. Il Fondo di solidarietà comunale 2019, infatti, è andato soltanto a quattro Comuni su dieci: hanno beneficiato della prima trance di trasferimenti 3.921 Enti (su un totale di 6.606), il 40% infatti, non ha ricevuto nulla perché non in regola con la compilazione dei questionari Sose e delle certificazioni di bilancio.

LE PERFORMANCE DEI COMUNI
Ma cosa ci dicono i dati sulle stime di Costi e Fabbisogni? Di recente l’Osservatorio sui Conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano ha pubblicato uno studio analizzando le performance di 52 Comuni, capoluogo di provincia, con più 80 mila abitanti nelle regioni a statuto ordinario. Basandosi sui dati messi a disposizione da Mef e Sose, ha stilato una classifica basata su un “indicatore di efficienza” basato sulla differenza tra spesa e offerta. Sul podio dei “virtuosi” troviamo Pisa, Parma e Padova. Fanalino di coda Foggia e una sfilza di Comuni del Sud: Brindisi, Taranto, Napoli, Bari. Gli squilibri tra Nord e Sud, insomma, continuano. Una ragione in più per premere sulla necessità di adeguarsi agli Enti efficienti per evitare sprechi e mala gestio.

IN SICILIA UN ITER A PARTE
Un discorso a parte va fatto per la Sicilia. Come accennato, infatti, la legge 42/2009 chiama in causa solo le Ragioni a Statuto ordinario. La nostra Isola ha dovuto adeguarsi alla normativa nazionale. Il percorso, come spesso accade in questi casi, è stato lungo e complesso. Un primo passo in avanti si è fatto con la Legge regionale 97/2015, che ha sancito l’adeguamento della Regione alla normativa nazionale. Ma solo su carta. Si è dovuto aspettare il 2017 per comprendere come procedere: quell’anno, infatti, la Legge di stabilità ha deciso che a occuparsi dei questionari sarebbe stata la Sose (come del resto avveniva in tutta Italia già da sette anni). Tutto risolto? Neanche per sogno. Per tutto l’anno successivo la situazione è rimasta pressoché invariata e gli Enti locali isolani hanno continuato a non rispondere ai questionari. Con l’avvento del Governo Musumeci, poi, qualcosa si è mosso. La circolare regionale numero 4 del 2018, infatti, ha stabilito in 120 giorni il limite massimo per la consegna dei questionari a Sose, pena il blocco dei trasferimenti per gli inadempienti.


Il commento degli uffici Sose sulla situazione siciliana

PALERMO – Gli Enti locali siciliani hanno quindi risposto? Sì, ma c’è ancora molto da fare. Abbiamo interpellato direttamente Sose per renderci conto di quanti abbiano effettivamente consegnato i questionari.

“I Comuni siciliani, come i Comuni delle regioni a Statuto ordinario – ci hanno comunicato – stanno procedendo con la compilazione e la chiusura dei questionari somministrati nel 2018”.

Attualmente, sui dati relativi all’annualità 2016 ha risposto circa l’80% degli Enti interpellati (315 sui dati strutturali, 314 su quelli contabili). Per quanto riguarda l’annualità 2017, invece, i Comuni isolani sono ancora indietro. Solo 261 hanno risposto ai questionari sui dati strutturali (il 66,9%), mentre in 257 hanno compilato quelli relativi ai dati contabili (il 65,9%).

“Nei mesi scorsi – hanno specificato da Sose – è stata avviata un’attività di recall con gli Enti che hanno risposto ai questionari 2016, allo scopo di migliorare la qualità dei dati inseriti. Appena ultimata la fase di controllo sull’annualità 2016, si procederà alla stima dei fabbisogni standard. La procedura prevede che le elaborazioni e le risultanze predisposte da Sose , in collaborazione con Ifel, vengano portate all’attenzione della Commissione tecnica per i Fabbisogni standard per l’approvazione della nota metodologica con i relativi fabbisogni standard di ogni Comune. L’approvazione dovrebbe avvenire entro l’estate 2019”.

“Mentre per i questionari relativi all’annualità 2017 – hanno aggiunto – l’attività di recall dovrebbe iniziare nel prossimo mese di giugno e quelle di stima ed elaborazione partiranno dopo la chiusura della fase analisi qualità dei dati”.


Intervista al segretario generale di AnciSicilia, Mario Emanuele Alvano, sul processo avviato dagli Enti isolani

PALERMO – Per avere un’idea chiara di come procede la situazione in Sicilia e delle difficoltà incontrate dai Comuni isolani, abbiamo interpellato AnciSicilia, da sempre attenta all’argomento Costi e Fabbisogni standard.

“La compilazione dei questionari per i Comuni siciliani – ci ha detto Mario Emanuele Alvano, segretario generale dell’Associazione dei Comuni – è una pratica abbastanza recente, rispetto al resto d’Italia. Si è iniziato lo scorso anno e nel complesso l’attività ha comportato alcune difficoltà. I questionari sono sono uno strumento fondamentale per acquisire informazioni su temi molto importanti. Abbiamo, nel corso di questi anni, supportato con diversi eventi e comunicazioni gli Enti nella compilazione. Adesso non siamo ancora in possesso dei dati elaborati, per i quali abbiamo sollecitato Sose e Ifel. Dovrebbero arrivare a breve. Già nelle prossime settimane abbiamo in programma un incontro tecnico Anci-Governo regionale sulla questione ma, qualcosa di più concreto si potrà fare solo quando potremmo analizzare i dati già elaborati, in modo da capire concretamente cosa ci dicono”.

“I dati che verranno fuori – ha aggiunto – saranno fondamentali per far sì che si abbia maggior consapevolezza su quante e quali risorse sono necessaria a ciascun Ente, superando così un vecchio meccanismo di erogazione dei trasferimenti basato su parametri datati come la spesa storica, non giustificabili in termini oggettivi. Non si possono erogare risorse senza conoscere concretamente gli elementi della spesa necessaria ai singoli Enti. Conviene agli stessi conoscere la propria condizione. Non si tratta di scelte amministrative ma di risorse nazionali e regionali da erogare ed è bene che ogni Ente abbia la consapevolezza del perché gli vengono concesse più o meno risorse rispetto ad altri”.

E le scadenze? La circolare regionale diffusa lo scorso anno dall’assessorato alle Autonomie locali, parlava di un termine di 120 giorni per la compilazione dei questionari, pena il blocco dei finanziamenti per gli inadempienti. A oggi però, come sappiamo, non tutti hanno risposto. “Sono state concesse – ha chiarito Alvano – anche su richiesta dell’Anci diverse proroghe ai Comuni, proprio per consentire loro di adeguarsi alle novità. Vogliamo che i questionari siano uno strumento utile e non che si trasformino in uno ‘strumento di tortura’. Adesso, però, siamo quasi al completo e dopo tanti anni, finalmente, tra qualche mese saremo in grado di avere un quadro chiaro”.

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