Covid, i morti celebri e dubbi sui dati ufficiali in Cina - QdS

Covid, quei morti “VIP” e i dubbi sui dati ufficiali dalla Cina

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Covid, quei morti “VIP” e i dubbi sui dati ufficiali dalla Cina

Redazione  |
giovedì 05 Gennaio 2023 - 17:06

Ancora speculazione sui dati Covid in Cina, per tanti c'è poca trasparenza: ecco perché.

Per molti non sarà una novità, per altri magari è uno shock: in Cina emergono dubbi sui dati Covid rilasciati dal Governo, visto il numero crescente di personaggi pubblici cinesi morti a causa del virus che ha provocato una pandemia nel 2020.

Il colosso economico asiatico torna al centro dell’attenzione, dopo i due eventi più significativi degli ultimi mesi sul fronte sanitario: la fine della politica “zero Covid” dopo una serie di lunghe e violente proteste in tutto il Paese e la diffusione della cosiddetta variante Gryphon.

Covid, i dubbi dopo le morti celebri in Cina

Le morti di personaggi pubblici cinesi – a quanto pare dovute al Covid o alle conseguenze del virus – destano alcuni sospetti nei cittadini e nella comunità internazionale. Naturalmente, è d’obbligo precisare che si tratta di meri dubbi sui dati ufficiali e che, al momento, non esiste alcun elemento che possa confermare che si tratti di un “complotto”.

In particolare, in Cina recentemente hanno perso la vita a causa del Covid: Chu Lanlan, una cantante lirica di 40 anni; l’attore Gong Jintang, 83enne noto per il suo ruolo nella serie “In-Laws, Out-laws”; lo sceneggiatore Ni Zhen, famoso per Raise the Red Lantern e deceduto all’età di 84 anni; Hu Fuming, professore in pensione e giornalista morto a 87 anni. In più, tra il 21 e il 26 dicembre sarebbero morti 16 scienziati delle migliori accademie scientifiche e ingegneristiche cinesi. Nessuno di questi decessi, ufficialmente, sarebbe riconducibile al Covid. Ciò nonostante, le speculazioni aumentano e si teme che il numero delle morti provocate dal virus possano essere più di quelle dichiarate dal Governo.

Di speculazioni simili ce ne sono state praticamente ovunque, dall’Italia agli USA e – anche più di una volta – sempre in Cina. E purtroppo, trovare conferma a questi “sospetti” non sarà semplice.

Il dibattito sulla variante Gryphon

Il Covid in Cina torna a dilagare, a prescindere dalla veridicità delle speculazioni che circolano sui decessi “VIP” (che, tra l’altro, nella maggior parte sono anziani). E tanti positivi sono arrivati dall’Asia all’Italia, che ha deciso di attivare una serie di tamponi negli aeroporti per individuare e isolare i casi.

Le autorità sanitarie, in Italia e nel resto del mondo, fanno particolare attenzione alla situazione della Cina (soprattutto con la nuova variante Gryphon) e chiedono chiarezza al Governo asiatico. In particolare, Francesco Vaia – direttore generale dell’Inmi Spallanzani di Roma – ha dichiarato su Radio Due: “L’Oms si sta un po’ risvegliando ma l’avrei voluta un po’ più incisiva in questa fase. Abbiamo bisogno di maggior trasparenza, andare oltre la visione del cortile perché non ci salva da soli. Se io vaccino il mio Paese e poi faccio entrare tutte le persone sintomatiche non faccio un buon lavoro. Chi ha criticato, secondo me sbagliando, la scelta italiana ora vede che tutti gli altri Paesi europei ci sono venuti dietro. Ora però dobbiamo far in modo che l’Oms costringa la Cina a rendere i dati più trasparenti fino a mandare un trust”.

Vaia, quindi, vorrebbe che un gruppo di scienziati internazionali andassero in Cina a vedere come vanno le cose sul fronte Covid.

Immagine di repertorio

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