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Crisi dei call center, manifestazione a Palermo

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Crisi dei call center, manifestazione a Palermo

martedì 28 Gennaio 2020 - 13:44
Crisi dei call center, manifestazione a Palermo

Centinaia di persone in piazza per un tema molto sentito nel capoluogo siciliano, dove la vertenza Almaviva continua a tenere migliaia di famiglie con il fiato sospeso. Il 31 gennaio vertice a Roma

Sindacati, lavoratori, amministratori, famiglie e anche qualche passeggino. Era composto da centinaia di persone il corteo di Palermo partito da piazza Croci per raggiungere la sede della Prefettura, in via Cavour, per portare in strada ancora una volta la situazione dei call center. Un tema molto sentito nel capoluogo siciliano, dove la vertenza Almaviva continua a tenere migliaia di famiglie con il fiato sospeso.

I manifestanti, con in testa Cisl, Cigl, Uil e Ugl, sono tornati a chiedere garanzie al governo e leggi che impediscano le delocalizzazioni, così come il rispetto del contratto e tutele come per qualunque altro lavoro. “È un settore in profonda trasformazione da tanti anni – ha detto Emiliano Cammarata, Rsu Almaviva Slc Cgil – e che rischia di fare numerose vittime in tutto il Paese. La Sicilia è la regione con il più alto numero di addetti nel settore dei call center. Una terra come la nostra non si può permettere il danno sociale che deriverebbe dal licenziamento di 1.700 lavoratori di Almaviva, che potrebbero diventare ventimila nella regione nel giro di tre anni”.

L’attesa è per la nuova convocazione al ministero del Lavoro fissata per il 31 gennaio. “A quel tavolo – ha aggiunto Cammarata – avanzeremo le nostre richieste cercando di fare approvare emendamenti al Milleproroghe che riguardano i call center”.

“Nessuno – ha affermato Eliana Puma, segreteria regionale Fistel Cisl Sicilia – può più tirarsi indietro. Il settore è al collasso, siamo alla guerra tra poveri, ci si ruba i volumi tra un competitor e l’altro. Servono interventi legislativi che tutelino il settore e che trovino nuove evoluzioni e nuovi sviluppi per questo lavoro. In Sicilia ci sono almeno ventimila lavoratori tra i 35 e i 50 anni: non si può buttare al mare una generazione”.

“Chiediamo – ha detto Pietro Romano, Rsu Uilcom Almaviva Palermo – che le commesse mandate all’estero tornino in Italia. I lavoratori non possono perdere il posto di lavoro dopo più di 15 anni”.

In piazza anche l’assessore al Lavoro del Comune di Palermo, Giovanna Marano. “Siamo solidali – ha affermato – con una lotta emblematica per questa città. Siamo convinti che con interventi adeguati si possa garantire il futuro a questi lavoratori. L’importante è che il Governo nazionale intervenga al più presto con misure strutturali per fare in modo che l’ennesima crisi che riguarda il Sud non precipiti e non venga curata con le stesse ricette del passato”.

E che la vicenda sia particolarmente delicata per il futuro economico della città lo si capisce anche dalle parole del sindaco Leoluca Orlando. “Oggi – ha commentato il primo cittadino – la vicenda palermitana sta dentro una vicenda nazionale. In Italia il settore dei call center vive un momento di particolare difficoltà: sono in ginocchio migliaia e migliaia di famiglie, con una punta acuta di crisi a Palermo che è la città d’Italia con il maggior numero di occupati nel settore”.

“Il Comune – ha concluso – sarà presente al tavolo istituzionale del 31 gennaio. Ho anche scritto una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, chiedendogli attenzione particolare per la città di Palermo”.

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