Il Decreto Fisco-Lavoro è legge: ecco tutte le novità - QdS

Il Decreto Fisco-Lavoro è legge: ecco tutte le novità

Salvatore Forastieri

Il Decreto Fisco-Lavoro è legge: ecco tutte le novità

venerdì 24 Dicembre 2021 - 04:30

Dl 146/’21 convertito nella legge n. 215/’21 (pubblicata sulla Guri n. 301 del 20 dicembre). Rottamazione ter e saldo e tralcio: tutte le scadenze delle rate non ancora versate

ROMA – Confermate tutte le novità fiscali già preannunciate in sede di iter parlamentare nella legge di conversione del Decreto Legge n. 146 del 21 ottobre 2021 e già segnalate da questo quotidiano.

Il citato Decreto, infatti, è stato convertito nella Legge n. 215 del 17 dicembre 2021 che è stata poi pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 20 dicembre scorso, per cui sono entrate ufficialmente in vigore le proroghe e le altre novità contenute in alcuni emendamenti sui quali c’era stata la convergenza del Governo e di molti partiti della maggioranza.

È arrivata, quindi, la conferma della proroga dei pagamenti (in scadenza il 31 luglio 2021 ed il 30 novembre scorso) delle somme a debito dei contribuenti per le otto rate derivanti da “rottamazione ter” e per le quattro del “saldo e stralcio”.
Una proroga che, nonostante le richieste di tanti che volevano la proroga fino all’anno prossimo, ma come era in realtà prevedibile a causa dei problemi di copertura finanziaria, è stata di soli nove giorni.
La nuova scadenza, pertanto, è quella del 9 dicembre 2021 che, con la tolleranza di cinque giorni espressamente prevista dalla norma, consente di pagare fino a martedì 14 dicembre 2021.

È stata inoltre prevista l’estensione, da 10 a 18, del numero delle rate, anche non consecutive che, se non pagate, comportano la decadenza della dilazione ed il recupero immediato del debito originario.

Confermato pure l’aumento, da 150 a 180 giorni (un mese in più) il termine entro il quale vanno pagate le somme derivanti da cartelle a suo tempo sospese ed ora notificate nel periodo che va dal 1^ settembre 2021 al 31 dicembre 2021. Con il 1^ gennaio 2022, il termine tornerà ad essere, come al solito, di sessanta giorni, salva ulteriore proroga (probabilmente fino al 31 marzo 2022) che potrebbe essere concessa dal Legislatore in occasione della prossima manovra di Bilancio.

Via libera anche alla sospensione dei termini, fino al 16 dicembre 2021, degli avvisi bonari scaduti dall’8 marzo al 31 maggio 2020, e non pagati entro il 16 settembre 2020 (16 dicembre 2020 in caso di rateizzazione della somma dovuta).

Confermata anche un’altra importante, quanto discutibile, novità, ossia la previsione del divieto di impugnare l’estratto ruolo.
Tale documento, fino ad ora, in virtù della giurisprudenza favorevole a tale interpretazione, poteva essere oggetto di ricorso in quanto considerato rientrate tra gli atti “impugnabili” ai sensi dell’articolo 19 del D.Legislativo 546/92.
Con l’entrata in vigore della Legge di conversione del D.L. 146/21, potrà essere oggetto di ricorso in Commissione Tributaria esclusivamente qualora il contribuente dimostri che l’iscrizione a ruolo gli comporta pregiudizio per la partecipazione a gare di appalto, oppure gli impedisce la riscossione di crediti ventati verso la Pubblica Amministrazione.

Ora, quindi, tranne che nei casi ora espressamente previsti dalla nuova disposizione, l’estratto ruolo non può essere più contestato. È necessario attendere gli ulteriori atti esecutivi di Agenzia Entrate Riscossione per potere fare ricorso in Commissione Tributaria ed ottenere (qualora ce ne siano i presupposti) il riconoscimento (giudiziale) dell’inesistenza del titolo (la cartella) che giustifica la pretesa fiscale.
Una procedura più lunga e per questo non gradita, quella che ora è diventata legge, perché limita in un certo qual modo il diritto alla difesa.
Resta il dubbio, comunque, sul momento in cui tale disposizione, quella che vieta il ricorso contro l’estratto ruolo, cominci ad avere efficacia.
Mancando una precisa decorrenza, infatti, si può sostenere che il divieto riguardi solo i gli estratti ruolo chiesti all’Agente della Riscossione e, quindi, non ancora impugnati. è probabile, però, che la linea di demarcazione tra il passato ed il presente, in materia di impugnabilità dell’estratto ruolo, sia costituito dall’esistenza, o meno, di un ricorso notificato dal contribuente prima dell’entrata in vigore della legge 215/21, ossia dal 21 dicembre 2021.

Se a tale data, pertanto, c’era già un ricorso validamente notificato alla controparte, il giudizio contro l’estratto ruolo, salve eventuali diverse interpretazioni, potrebbe proseguire legittimamente.

Ora aspettiamo le altre novità, comprese quelle riguardanti la riduzione delle aliquote irpef e le proroghe e le “strette” sui bonus in edilizia, che vedranno la luce con la prossima manovra di Bilancio.

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