Digitalizzazione, i ritardi della Pa vengono al pettine - QdS

Digitalizzazione, i ritardi della Pa vengono al pettine

Chiara Borzi

Digitalizzazione, i ritardi della Pa vengono al pettine

domenica 24 Gennaio 2021 - 10:00

Solo Palermo, tra i capoluoghi di provincia dell’Isola, può vantare un rating di alto livello (AA). Il professore Faraci: “Occorre superare un ritardo culturale”

ROMA – La pandemia ha accelerato il processo di realizzazione delle smart cities, ma anche evidenziato il ritardo che sconta il Sud Italia nell’ambito. Quello della digitalizzazione delle città e delle amministrazioni – destinate entrambe a rendere migliore i nostri stili di vita – è un tema su cui proprio i centri capoluogo di provincia si confrontano da tempo e che li vede ora protagonisti di una crescita esponenziale di servizi fruibili alla cittadinanza causa (o grazie) le limitazioni imposte dal Covid-19. L’obbligo di gestire da remoto molte attività ha fatto da acceleratore delle trasformazioni digitali, ma solo in parte in Sicilia.

I dati raccolti dallo studio ICity Rank 2020 premiano di fatto solo Palermo quale unica città capoluogo con un livello di digitalizzazione avanzato (rating AA su rating AAA). Risultati più tiepidi sono raggiunti da Catania, riuscita a collocarsi nella fascia detta “Intermedia” (rating BBB) mentre Siracusa, Ragusa, Trapani, Caltanissetta e Messina sono ferme ad un livello di digitalizzazione “Avviato” (rating BB), ultime è con ritardi critici (rating C) sono Enna e Agrigento.

Lo studio condotto da Forum PA attraverso l’aggiornamento di otto valori riconosciuti in: servizi online, app municipali, piattaforme abilitanti come Spid o PagoPa, trasmissione di open data, trasparenza, wi fi pubblico e l’Iot (Internet of Things, letteralmente “Internet delle Cose”) raccontano una Sicilia non ancora convertita al digitale.
Ad oggi è rarissimo poter pagare telematicamente le utenze municipali, accedere ai propri documenti tramite app con verifica dell’identità digitale, scarseggiano le città siciliane dotata di infrastrutture smart (come ad esempio i semafori intelligenti) e nessuna città siciliana riesce ancora ad accedere alla top ten per la presenza di reti di wi fi pubblico realmente performante. Mancano “reti intelligenti” nei servizi urbani che potrebbero interessare, tra gli altri, la raccolta dei rifiuti.

Queste mancanze si traducono in un rapporto ancora troppo tradizionale tra amministrazione, città e cittadino. Il report I City Rank evidenzia soprattutto una Sicilia che pecca in trasparenza nella comunicazione di dati che riguardano l’attività amministrativa a favore la popolazione.

Il professor Rosario Faraci

Come vanno interpretate le cifre del rapporto? Il docente Unict Rosario Faraci, professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese, ha offerto un’analisi che lascia spazio anche ad una prospettiva positiva per il futuro. “I dati riportati dal report di ICityRank (ICR) non mi sorprendono. C’è un divario fra Nord e Sud nel processo di trasformazione digitale della pubblica amministrazione che procede di pari passo col ‘digital divide’ che interessa tutto il Paese e con la ben nota disomogenea distribuzione della ricchezza economica fra le regioni. Piuttosto, è interessante osservare come tale processo di digitalizzazione non si sia arrestato durante l’anno di pandemia; anzi il lockdown, l’apertura a singhiozzo degli uffici pubblici, lo smartworking e le restrizioni alla mobilità delle persone hanno accresciuto quantità e qualità dei servizi, accelerando la dematerializzazione di molte attività e pratiche amministrative”.

Non mi sorprende nemmeno che, in graduatoria, Palermo con (un rating AA) preceda di molto Catania (con un rating BBB), perché il capoluogo della Sicilia è una città a forte vocazione amministrativa e l’analisi di ICR prende in esame solo otto indicatori di attività tipiche della pubblica amministrazione. Catania è una città a più forte vocazione imprenditoriale e mercantile, quindi per avere un’idea del processo di trasformazione digitale bisognerebbe analizzare anche come le imprese si stiano adeguando alle politiche di Industria 4.0. In generale però le città siciliane non sono ben piazzate nella graduatoria di Icr e Agrigento è addirittura ultima. Bisogna investire di più e superare questo ritardo che è anche culturale”.
“Siamo però sulla strada giusta – conclude Faraci – verso una maggiore digitalizzazione del Paese e conforta il fatto che nella bozza di Recovery Plan appena approvata dal governo nazionale dei 222,9 miliardi complessivi di Next Generation Italia ben 46,18 siano destinati alla digitalizzazione e di questi 11,45 per l’innovazione e la sicurezza nella pubblica amministrazione. La digitalizzazione inoltre taglia trasversalmente tutte le sei missioni previste dal Recovery Plan. Le risorse non mancheranno dunque, le attività da promuovere nemmeno perché comunque sono state previste per grandi linee di intervento”.

Un segnale di progressione digitale è arrivato, proprio in questo secondo periodo di pandemia, dal Comune di Catania. Solo pochi giorni fa è stata annunciata l’imminente emanazione – tramite la Regione – dei decreti di finanziamento di due progetti di trasformazione digitale nell’ambito dell’Agenda Urbana finanziata con il PO-FERS 2014-2020 asse 2 azioni 2.2.1 e 2.2.3. I progetti ammessi sono “Catania Smart”, per un importo totale di 4.050.000 euro, ed “Etna dati”, per un importo di 450.000 euro.

Il primo piano, finanziato dalla Regione per 4.050.000 euro, consente all’Amministrazione comunale di Catania di estendere i servizi informatici già in corso di realizzazione, fra cui “PagoPA” e “Catania Semplice” (che ha superato le 13.000 istanze on line di cittadini e imprese), digitalizzando le informazioni storiche contenute nei documenti ancora cartacei, integrando le informazioni con l’informatizzazione dei processi di tutti gli uffici. Con il progetto “Piattaforma Etna dati”, finanziato per 450.000 euro, si procederà a rendere interoperabile il sistema informativo di Catania Smart con le banche dati di interesse nazionale: Catasto, Inps, Camera di Commercio, etc., onde poter disporre di un quadro completo ed esaustivo delle necessità, esigenze e delle eventuali potenzialità del territorio comunale e dei cittadini residenti.

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