Entra a scuola il linguaggio computazionale - QdS

Entra a scuola il linguaggio computazionale

Pietro Vultaggio

Entra a scuola il linguaggio computazionale

sabato 28 Marzo 2020 - 00:00
Entra a scuola il linguaggio computazionale

Dopo l’approvazione da parte dell’Ars della legge fortemente voluta dal M5s, sin da piccoli si studierà la robotica in Sicilia. Entro il 2025, si creeranno 133 milioni di posti di lavoro hi tech. Per questo serve adeguata formazione

PALERMO – Il linguaggio robotico verrà insegnato ai bambini di ogni classe, grazie ad una legge varata dall’Assemblea regionale siciliana. Per essere più precisi si chiama ‘pensiero computazionale’ e sta alla base del funzionamento di ogni macchina. Conoscerlo è fondamentale per affrontare le professioni del futuro e il suo insegnamento, ai bambini di tutte le scuole siciliane, sarà rafforzato dalla legge regionale appena approvata.

A renderlo noto è Nuccio Di Paola, deputato all’Ars, componente della Commissione Cultura, Formazione e Lavoro e primo firmatario della legge. “Tutti i genitori dovrebbero sapere – commenta Di Paola – che il 65% dei bambini, che oggi va a scuola, una volta diplomati o laureati svolgerà lavori che ad oggi non esistono. Attraverso le nuove tecnologie, entro il 2025, si creeranno 133 milioni di posti di lavoro. Entro il 2055 il 49% delle attività lavorative potrebbe essere automatizzato con l’ausilio della tecnologia. Ecco perché abbiamo proposto e approvato una legge sul pensiero computazionale: daremo alle giovani generazioni quella formazione necessaria per pensare e ragionare secondo i modelli e le logiche del mondo informatico e robotico”.

Bisogna credere in un futuro sostenibile e basato sull’innovazione, ma le moderne tecnologie vanno usate consapevolmente, fin da piccoli. Il pensiero computazionale è una vera e propria ‘nuova lingua’ su cui si baseranno totalmente i lavori del futuro e l’uso delle macchine.

“Attraverso la legge regionale – continua Di Paola – ogni scuola dovrà avere docenti preparati in materia di coding, robotica e pensiero computazionale. Con questo nuovo approccio didattico sarà possibile insegnare qualsiasi disciplina. In alcune scuole viene già fatto, mentre altre devono adeguarsi”.

La legge prevede di dare maggiore forza agli istituti scolastici, anche attraverso forme di partenariato pubblico-privato, con l’obiettivo di avere docenti all’altezza e che diano valore aggiunto e forza competitiva all’offerta formativa degli istituti stessi.

“Tramite un elenco sarà possibile conoscere – conclude il deputato all’Ars – le scuole con un’offerta specifica sul pensiero computazionale e la Regione sosterrà la formazione e gli strumenti tecnologici degli istituti”.

Seymour Papert è stato il primo ad usare l’espressione “pensiero computazionale” (Computational Thinking) in Mindstorms, un testo del 1996 in cui proponeva una particolare didattica della matematica attraverso il linguaggio di programmazione chiamato Logo. Dopo Papert, nel 2006 Jeannette Wing, direttrice del Dipartimento di informatica della Canergie Mellon University, è riuscita a formulare una definizione capace di mettere d’accordo molti studiosi: “il pensiero computazionale è un processo di formulazione di problemi e di soluzioni in una forma che sia eseguibile da un agente che processi informazioni”.

Colta la grande potenzialità, i Governi e i Ministeri dell’Istruzione in tutto il mondo si stanno occupando di introdurre strumenti metodologici e tecnologici affinché il “pensiero” sia oggetto di insegnamento nelle scuole. In Italia le Indicazioni Nazionali del 2012 hanno introdotto attività nell’ambito della Tecnologia e successivamente la legge 107, del 13 luglio 2015, ha collocato il pensiero computazionale tra gli strumenti culturali per la cittadinanza, cioè tra quelle abilità e competenze che realizzano la piena cittadinanza.

In ambito europeo, la Commissione europea ha emanato il Digital Education Action Plan (Brussels, 2018), che ha stabilito alcune priorità nell’ambito dello sviluppo delle competenze digitali degli studenti e dei cittadini europei.

Ci avviamo nettamente verso un futuro sempre più tecnologico, la Sicilia deve star al passo con i tempi e superare quell’etichetta “arretrata” che molti hanno dato a questa Isola, benedetta dal sole, dal mare e dal vento.

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