Estate “in alto mare”, a Catania a rischio 50 lidi - QdS

Estate “in alto mare”, a Catania a rischio 50 lidi

Melania Tanteri

Estate “in alto mare”, a Catania a rischio 50 lidi

martedì 28 Aprile 2020 - 00:02
Estate “in alto mare”, a Catania a rischio 50 lidi

Ignazio Ragusa, presidente del Sib: “Quello che fa più male è la mancanza di regole certe”

CATANIA – “Il momento è estremamente delicato. Inutile nasconderlo”. Ignazio Ragusa, presidente del Sib, il sindacato che riunisce i balneari, non usa mezzi termini per descrivere la situazione attuale che sta vivendo il settore, tra quelli più colpiti dalle misure adottate per il contenimento della pandemia. Né per la Fase 2, annunciata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sembra vi siano indicazioni certe su quando si potrà riaprire. E se il presidente della Regione Nello Musumeci ha dato ai gestori degli stabilimenti la possibilità di iniziare le opere di manutenzione delle strutture, per avvantaggiarsi in vista di un’eventuale avvio della stagione, restano ancora troppe le incertezze e le difficoltà.

“A cominciare dalla mancanza, almeno per il momento, di regole certe su come si potrà fruire del mare e delle spiagge – continua Ragusa. La situazione è pesante – prosegue, non è peggiore di altre, ma sicuramente è particolare, dal momento che le nostre sono attività stagionali. Quel che ci fa più male – continua – è l’incertezza, il non sapere se dobbiamo rimanere chiusi o se possiamo aprire, E questo non fa bene”.

Prevedere investimenti, o farli senza però sapere “le regole del gioco”, è una delle problematiche sollevate dai gestori dei lidi che, in parte, hanno già dato fondo ai risparmi per avviare le manutenzioni e adesso hanno vere difficoltà. “Le uniche entrate che ci fanno andare avanti sono costituite dall’acconto che i clienti versano per le cabine – spiega il presidente Sib. Adesso, non possiamo chiederlo proprio perché non sappiamo nulla – tuona. Noi potremmo anche essere pronti, ma ci mancano da parte del governo centrale indicazioni su come fare. Nel caso in cui volessimo utilizzare un nostro disciplinare poi, rischiamo di fare investimenti sbagliati, e quindi doverne fare altri per rimediare”.

Servono regole e servono quanto prima, per evitare che l’estate entri nel clou senza che vi sia la possibilità di andare a mare. E per non lasciare senza lavoro centinaia di persone: a Catania sono una cinquantina le strutture balneari, tra la scogliera e la Playa, e occupano tra i 1.100 e i 1.300 dipendenti, senza considerare l’indotto.

“Se montiamo potremmo dover smontare – continua Ragusa; se non lo facciamo, potremmo trovarci in ritardo. Insomma, ci ferma la burocrazia. Siamo pronti a ridurre la capienza – dice – ma non sappiamo se sarà necessario, perché dipende dalla concentrazione di persone. Ci sono strutture che possono lavorare senza problemi, perché hanno tantissimo spazio pro capite disponibile e altre, invece, che lavorano ad altissima concentrazione e quindi dovranno sacrificare posti. Non c’è una regola che ci permetta di prepararci – tuona – e questo ci sta danneggiando ulteriormente perché siamo lasciati a noi stessi”.

Il ritardo accumulato è già tanto: a maggio, normalmente, si provvedeva a ultimare i dettagli prima dell’apertura della stagione balneare. Quest’anno le previsioni sono nere. Ma potrebbero essere addirittura peggiori.

“Siamo già partiti tardi – conferma Ragusa; possiamo immaginare di aprire tra il 15 al 28 giugno, sempre se ci daranno i parametri entro i quali muoverci. Ma queste stesse previsioni potrebbero non essere rispettate”. Senza la struttura montata, infatti, non si può procedere alla pulizia e alla sanificazione, peraltro attività sempre contemplata all’interno degli stabilimenti balneari per tenere lontani pidocchi e funghi.

Nonostante le difficoltà, però, i balneari vogliono lavorare. E per farlo sono disposti a fare ulteriori sacrifici. “Riusciremo forse a mantenere lo stesso livello dei costi per i clienti – spiega Ragusa: non ci guadagneremo, forse, ma permetteremo di fruire del mare. Mai come quest’anno, il nostro lavoro è utile a livello sociale, perché occorre che qualcuno vigili sulle spiagge e che queste possano essere frequentate. In una regione dove si raggiungono temperature di 50 gradi e dove non tutti hanno l’aria condizionata non si potrà impedire di andare a mare. E noi abbiamo il compito di garantire che tutto venga in sicurezza”.

“C’è già chi chiama per prenotare la propria cabina. In molti non vedono l’ora – conclude – e di questo bisognerà tenere conto. In questo momento in cui in tanti hanno perso il lavoro o diminuito i guadagni, con le ferie esaurite quasi per tutti, il nostro mare sarà uno sfogo imprescindibile. E deve essere per tutti”.

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