Lavoro, a Palermo dagli ex Pip, troppi permessi e nessun recupero - QdS

Lavoro, a Palermo dagli ex Pip, troppi permessi e nessun recupero

Giuliano Michele

Lavoro, a Palermo dagli ex Pip, troppi permessi e nessun recupero

venerdì 26 Giugno 2020 - 00:00
Lavoro, a Palermo dagli ex Pip, troppi permessi e nessun recupero

I precari del "Piano di inserimento programmato" e il monitoraggio 2019: la Regione minaccia di sospendere il sussidio per le ore non recuperate. Le discrepanze riguarderebbero anche periodi antecedenti al lockdown

Se la pandemia da Covid-19 ha fermato tutto per alcuni mesi, è arrivato il momento di riprendere, e di recuperare ciò che non è stato possibile fare nel pieno del lockdown. E non solo, a quanto pare, per quanto riguarda i cosiddetti ex Pip Emergenza Palermo. Lo ha comunicato il Servizio I del dipartimento regionale del lavoro, dell’impiego, dell’orientamento, dei servizi e delle attività formative.

A seguito del monitoraggio effettuato è stato rilevato che, per il 2019, ben prima quindi della chiusura obbligatoria a causa dell’emergenza sanitaria, erano stati troppi i permessi autorizzati e soprattutto mai recuperati da questa categoria di lavoratori. La normativa prevede al riguardo la sospensione dell’assegno corrisposto, per cui viene fatta richiesta agli enti utilizzatori di recuperare il più possibile entro il 30 giugno prossimo, e di comunicare all’amministrazione, attraverso un modulo predisposto, le eventuali ore che non sia stato possibile svolgere entro questa scadenza, indicando nello specifico il mese del 2019 durante il quale avrebbero dovuto essere svolte. Il prospetto andrà inviato agli uffici predisposti via mail entro la fine del mese di luglio prossimo.

Una realtà che è emersa soltanto adesso quando, in fase 3 dell’emergenza sanitaria, si ritorna gradualmente alla normalità, e anche gli ex Pip che in questo periodo si sono fermati rientrano a lavoro. Necessario quindi, contare e rivedere questo periodo di fermo per capire quanto sia necessario recuperare. Un controllo che sembra aver scoperchiato un vaso di Pandora, visto che le assenze mai recuperate si riferiscono ad un periodo ben precedente al recente fermo delle attività. Come tutti i lavoratori pubblici, infatti, anche gli ex Pip sono stati giustamente garantiti in questa emergenza sanitaria. Per loro nessuna sospensione del sussidio, ma si deve trovare il modo di recuperare le ore non fatte in seguito alla risoluzione della pandemia. Quindi, gli uffici hanno disposto che, “nel caso in cui l’ente utilizzatore sia stato chiuso, il personale appartenente al bacino ex Pip non avrebbe dovuto recarsi al lavoro”.

Al contrario, nel caso in cui invece l’ente abbia avuto necessità di ridurre il personale in servizio, attivando turnazioni, il personale ex Pip avrebbe dovuto essere utilizzato secondo le medesime modalità. In ultimo, ha scritto il dirigente generale Maria Letizia Di Liberto, “nel caso in cui l’ente utilizzatore, per esigenze di servizio, debba garantire la presenza di tutto il personale, i soggetti appartenenti al bacino ex Pip hanno continuato la normale attività lavorativa”. Gli ex Pip fanno parte del progetto “Emergenza Palermo”, poco meno di 3 mila lavoratori, precari di lunga data, che fruiscono fattivamente da anni di sussidi, lavorando all’interno della pubblica amministrazione senza aver mai fatto un concorso.

Ipoteticamente questo lavoro, da 832 euro mensili, dovrebbe spettare a chi vive in stato di indigenza. L’utilizzazione non configura rapporto di lavoro, ma un intervento di politica attiva, per cui non si instaura nessun rapporto diretto tra ente e personale. L’impegno nei progetti è previsto per 30 ore settimanali e per non più di 8 ore giornaliere. Un numero cospicuo di persone che si aggiunge al resto dei precari dell’isola: gli Asu, ad esempio, altri 6 mila su tutto il territorio isolano che vive la condizione di “dipendenti regionali” senza un contratto, senza poter godere di ferie e malattie; praticamente continuano a essere lavoratori in nero legalizzati dalle istituzioni. E non ci sono solo loro: il bacino dei precari è costituito da 18 mila Lsu, lavoratori socialmente utili, collocati negli enti locali, 700 contrattisti della Regione, mille operai dei Consorzi di Bonifica, per non parlare degli oltre 8.000 operatori della formazione professionale.

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