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Falsi permessi soggiorno, dieci arresti a Catania

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Falsi permessi soggiorno, dieci arresti a Catania

martedì 23 Luglio 2019 - 18:24
Falsi permessi soggiorno, dieci arresti a Catania

Cento stranieri sarebbero stati agevolati dall'organizzazione, guidata da un senegalese e con due Vigili urbani e un funzionario del Comune, smantellata dalla Polizia di Stato. Indagate anche altre trenta persone

“Chi a Catania aveva pensato di trovare un varco per insinuarsi si pentirà di questo tipo di scelta e questo grazie agli inquirenti” ha detto il Procuratore della Repubblica a Catania Carmelo Zuccaro illustrando, durante una conferenza stampa con il questore Mario Della Cioppa, l’operazione “Si può fare” su un giro di documenti falsificati per ottenere permessi di soggiorno che ha portato in carcere o ai domiciliari dieci persone in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip.

La Polizia di Stato ha eseguito i provvedimenti nei confronti di cinque italiani e cinque stranieri accusati di associazione per delinquere, falso finalizzato al rilascio di falsi permessi di soggiorno, falso per induzione nei casi di falsità ideologiche, corruzione e agevolazione dell’immigrazione clandestina.

Sono finiti in carcere il capo dell’organizzazione Abdourahmane Siley Seck, senegalese di 51 anni con regolare permesso di soggiorno che vendeva occhiali da sole con il marchio contraffatto su un banchetto del mercato di piazza Carlo Alberto, e tre pubblici ufficiali del Comune di Catania: due ispettori della Polizia Municipale Attilio Maria Riccardo Topazio, di 58 anni, addetto alla verifica delle residenze, e Giuseppe Torre, di 55, addetto alla verifica dell’idoneità dell’alloggio, e un funzionario comunale addetto alle iscrizioni anagrafiche, Michele Sampognaro, di 66.

Rinchiuso in carcere anche un altro senegalese, Cheikh Sarr, di 54 anni, irregolare in Italia, ritenuto il principale collaboratore di Seck.

Ai domiciliari sono invece finiti un esperto falsario originario del Bangladesh, Kayum Hossain, di 38 anni, in possesso di un regolare permesso di soggiorno, Alessandro Faranda, di 44 (un falso datore di lavoro che si sarebbe anche prestato a sposare una cittadina dominicana per agevolarne il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari), due falsi ospitanti, Lorenzo Russo, di 63, e l’indiano Simranjit Singh di 30 e il senegalese regolare in Italia Sahada Sow, di 39 anni, indicato come il factotum dell’organizzazione e che avrebbe fatto il tassista abusivo dal Cara di Mineo alla Stazione ferroviaria centrale di Catania.

L’organizzazione si occupava di dare la possibilità agli stranieri di avere permessi per lavoro subordinato, per motivi familiari, per i soggiorni di lungo periodo, assicurava false attestazioni in relazione alla titolarità di reddito e alla disponibilità di un alloggio idoneo.

Reclutava inoltre coniugi di comodo per matrimoni simulati finalizzati ad ottenere un permesso di soggiorno per motivi familiari, fornendo datori di lavoro fittizi e compiacenti per permessi di soggiorno per lavoro subordinato, predisponendo buste paga per permessi di soggiorno per lavoro autonomo.

I tre pubblici ufficiali si sarebbero prestati, dietro rilevanti compensi economici, a rendere false dichiarazioni. Gli indagati avrebbero utilizzato un linguaggio criptico per eludere le indagini, stabilito un tariffa per ogni servizio, con sconti e agevolazioni per alcune categorie e applicata la formula “soddisfatti o rimborsati” .

Secondo quanto accertato durante le indagini, condotte dalla Digos e coordinate dalla Procura, le falsificazioni – sia materiali che ideologiche, a seconda del documento richiesto dal cliente – avrebbero riguardato cento stranieri, con un giro di duemila euro al giorno. Sono indagate altre trenta persone.

L’indagine ha preso avvio dalla segnalazione di un responsabile dell’ufficio anagrafe del Comune di Catania che aveva notato delle irregolarità nei documenti presentati da un cittadino indiano.

Le richieste dei “servizi” resi dall’organizzazione a Catania sarebbero giunte da varie parti d’Europa (Malta e Francia) e d’Italia.

Tra gli stranieri che sarebbero stati favoriti dall’organizzazione anche un tunisino che avrebbe avuto contatti diretti con un soggetto arrestato per altri fatti insieme a Anis Amri, il terrorista autori della strage di Berlino del 19 dicembre del 2016.

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