Food&beverage tengono a galla l’agricoltura, l'export cresciuto del 46% in 10 anni - QdS

Food&beverage tengono a galla l’agricoltura, l’export cresciuto del 46% in 10 anni

Chiara Borzi

Food&beverage tengono a galla l’agricoltura, l’export cresciuto del 46% in 10 anni

sabato 25 Maggio 2019 - 00:20
Food&beverage tengono a galla l’agricoltura, l’export cresciuto del 46% in 10 anni

Va a compensare il volume della produzione e il valore aggiunto del primo settore, in calo del 2,6% e 4,2% nel 2018

CATANIA – Mangiar bene, mangiare “tipico”, acquistare prodotti provenienti da svariate parti del mondo non è oggi soltanto una buona e sana abitudine. L’agroalimentare è un business che in Italia e nelle regioni italiane sta condizionando anche il prodotto interno lordo, si sta accaparrando una fetta importante di economia nazionale e locale. Ognuna delle 20 regioni italiane ha qualcosa da offrire, ma c’è chi riesce a farlo meglio, ponendosi sul mercato, e chi ancora, nonostante le grandissime potenzialità e progettualità, si esprime proporzionalmente in maniera inferiore.

Dove si colloca la Sicilia, eccellenza per prodotti dop, doc e igp in questo contesto? Secondo gli ultimi dati diffusi da Coldiretti l’isola ha vissuto negli ultimi dieci anni un incremento di export agroalimentare del 46,3%. è il secondo dato del Meridione ed è superiore alla media registrata al Sud (35,6%).

La Sicilia supera la Puglia, che delle peculiarità agroalimentari è regina attardata (36,9%), tuttavia nulla può contro il piccolo ma sensazionale Molise, il cui export agroalimentare è cresciuto del 114,2%. Nonostante le tipicità importanti, assistiamo al consueto paradosso geografico di un Nord “re” dell’export agroalimentare (50,7%) e un Sud che cede il passo anche alle regioni del Centro Italia (+49,6%). Dunque non stupisce se, nei dieci anni censiti da Coldiretti, il Veneto abbia incrementato l’export agroalimentare di ben il 68,5%, così come ha fatto l’Umbria (68,1%) e che Piemonte, Emilia-Romagna e Lazio abbiamo un dato di aumento migliore della Sicilia del 4-5%.

La domanda di prodotti agroalimentari siciliani nel mondo non è certamente scarsa e lo dimostra il successo ottenuto di recente in Cina con le arance siciliane, ma molti canali di esportazione sembrano ancora clamorosamente ostruiti. Sono diversi i fattori che producono questo ritardo ed infatti come dimostrato dai dati diffusi da Unioncamere (marzo 2019), l’export siciliano non si regge sull’agroalimentare, ma prima sui prodotti petroliferi (+15,2%) che incidono per un miliardo e mezzo di pil e rappresentano oltre la metà dell’export regionale, i prodotti chimici (+14%) che garantiscono un miliardo di euro l’anno e solo successivamente a bevande e alimentari, cresciuti dell’11%.

Diventa particolarmente importante dare attenzione ai dati di tipo diverso che arrivano dall’indotto diretto dell’agroalimentare. In occasione del Forum delle Economie dell’Agrifood di Catania, Unicredit ha profilato prospettive di crescita per l’esportazione del Food & Beverage siciliano insieme all’agricoltura, con un aumento rispettivo del 73% e del 63%. Tuttavia nel 2018 l’agricoltura siciliana ha vissuto un calo delle performance non indifferente proprio in agricoltura, con una produzione scesa del 2-6% ed il valore aggiunto del 4,2%, mentre nel resto d’Italia le regioni del Veneto, la Toscana, la provincia autonoma di Trento, il Lazio e l’Umbria hanno fatto registrare stime di crescita in entrambe le voci.

A cosa è dovuto un calo della produzione seguito da un aumento dell’export? Come la Sicilia può migliorare il suo appeal con l’agroalimentare e il suo commercio? Domande che abbiamo rivolto all’assessore regionale alle Risorse agricole, Edy Bandiera.


L’assessore regionale alle Risorse agricole, Edy Bandiera, parla dell’iniziativa

PALERMO – È l’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera ha spiegare l’opportunità “Sicilia Sicura”, “marchio ombrello” al quale potranno accedere tutte le produzioni regionali di qualità per le quali è riconoscibile un valore aggiunto.

“Il marchio è già stato approvato dall’Unione europea e sono già stati definiti e condivisi con le relative filiere i disciplinari di produzione per la filiera della pasta e della carne. Altri disciplinari sono in corso di definizione”.

Lo scopo è raccogliere i prodotti di qualità, che per ragioni territoriali ad esempio non possono fregiarsi di un marchio di tipicità geografica, che spaziano dal settore della zootecnia a quello agricolo. “Noi vogliamo includerli sotto questo marchio – continua l’assessore -. L’agricoltore che produce pomodoro ma che non può fregiarsi di un marchio, se rispetta un disciplinare può fregiarsi di questo marchio della regione. Siamo certi che il consumatore dinnanzi al prodotto orfano rispetto al prodotto garantito dalla regione siciliana si orienterà verso quest’ultimo e sarà disposto a pagarne il giusto prezzo. La nostra sfida è quella di far sì che i nostri prodotti siano quelli che hanno il più alto contenuto etico, ambientale, salutare e quindi qualitativo e devono avere riconosciuto sul mercato non più un prezzo qualsiasi ma un valore. Noi dobbiamo dare ai nostri prodotti valore aggiunto altrimenti, se ci buttiamo solo sulla qualità, perdiamo la sfida. La nostra sfida è la valorizzazione del prodotto e del valore aggiunto”.


La parola a Giovanni Selvaggi, presidente Confagricoltura Catania

CATANIA – Considerando gli ultimi dati Istat, che vedono l’agricoltura siciliana in calo sia per produzione che nel valore aggiunto, come possiamo leggere il futuro dell’agroalimentare regionale? Lo abbiamo chiesto al presidente di Confagricoltura Catania Giovanni Selvaggi.

“Il calo tendenziale, purtroppo, non è una novità. Bisogna invertire il trend perché abbiamo tanta qualità da valorizzare. Per farlo penso sia necessario che il nostro Paese, si doti quanto prima di un programma strategico per il rilancio dell’agricoltura e di un piano straordinario di valorizzazione, sotto la cabina di regia della Presidenza del Consiglio, del Made in Italy. Ho affermato che abbiamo grande qualità nelle produzioni, ma è tempo di crescere anche in quantità. L’innovazione, lo sfruttamento ottimale delle risorse idriche, tecniche di coltivazione all’avanguardia debbono servire ad incrementare la nostra produzione. Solo così saremo più presenti e competitivi nei mercati mondiali.
In Sicilia vi sono dei settori dove l’export va a gonfie vele. Il vino è uno di questi. Con le arance rosse, da presidente del Consorzio di Tutela Arancia Rossa Igp, comunico che si sta tentando di ripercorrere lo stesso cammino di valorizzazione di un prodotto unico declinato in tutti i modi: bevande, dolciumi, alta cucina, prodotti non alimentari come la fibra ricavata dagli scarti della lavorazione delle arance. Anche l’olio siciliano è un prodotto che ci potrà dare nel medio periodo delle grandi soddisfazioni se saremo attenti al marketing e se la politica, a tutti i livelli, soprattutto Europeo, deciderà di proteggerci dall’invasione di olio scadente proveniente da paesi extraeuropei”.

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